Taloro, triste Natale Nessun brindisi e in campo solo neve
di Luca Urgu
Il covid ha spento cene e bicchierate di una vivace società Il presidente Urru: «Questa pandemia ci ha cambiato la vita»
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GAVOI. E’ nella categoria dei dilettanti per quanto riguarda la collocazione calcistica, ma al Taloro Gavoi sono da sempre dei professionisti per quanto riguarda l’organizzazione del terzo tempo con gli avversari a fine partita, e le attenzioni nei confronti dei propri giocatori per le feste comandate e non.
Qui a Gavoi in una società che ha costruito il suo successo e il suo appeal anche curando – a dire il vero con grande spontaneità – anche questi dettagli, il Natale in particolare ha sempre avuto un significato speciale.
Comportamenti e riti da rispettare che solitamente scaldano il cuore e l’anima e danno la sensazione di far parte di una grande famiglia. Atteggiamenti quasi sempre spontanei nati e interiorizzati dai tanti uomini e donne che si sono alternati come volontari nella dirigenza del Taloro dal 1958 (anno della nascita del sodalizio) che vanta un piccolo grande record a livello nazionale, ovvero la presenza per 21 campionati di fila nel torneo di Eccellenza regionale.
«Abbiamo controllato la striscia e non ci risulta che altri abbiano avuto una continuità come la nostra. Una squadra del paese e del territorio, che ha cercato di avere bilanci in ordine valorizzando i giovani e i talenti locali», ha detto il presidente dei rossoblù barbaricini Mathia Urru, «una politica precisa che per ora ci ha premiato e che non intendiamo di certo cambiare».
Comunque qui a Gavoi, paese di 2600 abitanti, anche le festività di fine anno, le modalità e i tempi con cui viverle danno la misura del particolare contesto in cui si vive.
Purtroppo in questo annus horribilis marchiato a sangue dal Covid (tanto lutto e dolore anche da queste parti) ha completamente se non annullato, sicuramente stravolto momenti consolidati. Una socialità affettuosa costruita su scambi di doni, cene sociali di autofinanziamento a cui partecipa come in un grande matrimonio mezzo paese.
«Inutile sottolinearlo ma questo maledetto covid ci ha cambiato la vita. Dopo due mesi di attività abbiamo completamente smesso di giocare e di allenarci. Non abbiamo alcuna certezza di una ripresa, certo andando così le cose la vedo davvero difficile”, rimarca il presidente Urru, “ovviamente anche tutti quei momenti di convivialità e di vicinanza sono stati annullati. Il 23 c’era “il grande classico” della consegna del panettone ai giocatori e il brindisi di auguri in sede, ma ovviamente abbiamo dovuto rinunciarci. Niente cena in un ristorante di Gavoi, e casse ancora più vuote della società per l’impossibilità di ricavare risorse preziose in uno dei momenti di autofinanziamento che funziona da sempre e crea collante tra squadra e tifosi». A Roberto Mele, capitano e cittadino onorario, (19 Natali con la maglia del Taloro) parlare di questa stagione viene soltanto in malumore.
«Sembra di vivere un altro mondo. Qui a Gavoi, il Natale e le festività di fine anno, da sempre erano all’insegna dello stare insieme. Fare gruppo non solo tra giocatori ma con la dirigenza e i tanti amici. Ma la festa, il clima allegro c’era e si sentiva come nelle migliori tradizioni di accoglienza di questo paese. Oggi, purtroppo è tutto diverso. Le distanze sono diventate la norma e ci si sente al telefono per gli auguri e per farci forza a vicenda”. In queste ore anche una spruzzata di neve ha imbiancato tetti, strade e campagne e anche l’impianto verde è diventato candido. Nessuna orma lo attraversa, solo i bambini del rione scorrazzano felici per il cambio improvviso del paesaggio. Dai loro visi la speranza che il nuovo anno restituisca finalmente la voglia di festeggiare, correre, giocare a calcio e di farlo in maniera spensierata e soprattutto in sicurezza.
Qui a Gavoi in una società che ha costruito il suo successo e il suo appeal anche curando – a dire il vero con grande spontaneità – anche questi dettagli, il Natale in particolare ha sempre avuto un significato speciale.
Comportamenti e riti da rispettare che solitamente scaldano il cuore e l’anima e danno la sensazione di far parte di una grande famiglia. Atteggiamenti quasi sempre spontanei nati e interiorizzati dai tanti uomini e donne che si sono alternati come volontari nella dirigenza del Taloro dal 1958 (anno della nascita del sodalizio) che vanta un piccolo grande record a livello nazionale, ovvero la presenza per 21 campionati di fila nel torneo di Eccellenza regionale.
«Abbiamo controllato la striscia e non ci risulta che altri abbiano avuto una continuità come la nostra. Una squadra del paese e del territorio, che ha cercato di avere bilanci in ordine valorizzando i giovani e i talenti locali», ha detto il presidente dei rossoblù barbaricini Mathia Urru, «una politica precisa che per ora ci ha premiato e che non intendiamo di certo cambiare».
Comunque qui a Gavoi, paese di 2600 abitanti, anche le festività di fine anno, le modalità e i tempi con cui viverle danno la misura del particolare contesto in cui si vive.
Purtroppo in questo annus horribilis marchiato a sangue dal Covid (tanto lutto e dolore anche da queste parti) ha completamente se non annullato, sicuramente stravolto momenti consolidati. Una socialità affettuosa costruita su scambi di doni, cene sociali di autofinanziamento a cui partecipa come in un grande matrimonio mezzo paese.
«Inutile sottolinearlo ma questo maledetto covid ci ha cambiato la vita. Dopo due mesi di attività abbiamo completamente smesso di giocare e di allenarci. Non abbiamo alcuna certezza di una ripresa, certo andando così le cose la vedo davvero difficile”, rimarca il presidente Urru, “ovviamente anche tutti quei momenti di convivialità e di vicinanza sono stati annullati. Il 23 c’era “il grande classico” della consegna del panettone ai giocatori e il brindisi di auguri in sede, ma ovviamente abbiamo dovuto rinunciarci. Niente cena in un ristorante di Gavoi, e casse ancora più vuote della società per l’impossibilità di ricavare risorse preziose in uno dei momenti di autofinanziamento che funziona da sempre e crea collante tra squadra e tifosi». A Roberto Mele, capitano e cittadino onorario, (19 Natali con la maglia del Taloro) parlare di questa stagione viene soltanto in malumore.
«Sembra di vivere un altro mondo. Qui a Gavoi, il Natale e le festività di fine anno, da sempre erano all’insegna dello stare insieme. Fare gruppo non solo tra giocatori ma con la dirigenza e i tanti amici. Ma la festa, il clima allegro c’era e si sentiva come nelle migliori tradizioni di accoglienza di questo paese. Oggi, purtroppo è tutto diverso. Le distanze sono diventate la norma e ci si sente al telefono per gli auguri e per farci forza a vicenda”. In queste ore anche una spruzzata di neve ha imbiancato tetti, strade e campagne e anche l’impianto verde è diventato candido. Nessuna orma lo attraversa, solo i bambini del rione scorrazzano felici per il cambio improvviso del paesaggio. Dai loro visi la speranza che il nuovo anno restituisca finalmente la voglia di festeggiare, correre, giocare a calcio e di farlo in maniera spensierata e soprattutto in sicurezza.
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