Ok al decreto Cio, l’Italia va a Tokyo con l’inno
Al fotofinish il governo salva l’autonomia del Coni. Bach: «Molto felice». Malagò: «Ora sereni»
2 MINUTI DI LETTURA
ROMA. L'ultimo atto del premier Conte prima di salire al Quirinale per presentare le dimissioni salva l'immagine dell'Italia nel mondo, almeno sul fronte sportivo, risolvendo in extremis con una pagina di decreto una querelle sull' indipendenza del Coni durata oltre due anni. Il provvedimento ha reso «molto felice» il presidente del Cio, Thomas Bach, nella vigilia di un Comitato esecutivo che avrebbe potuto eccepire il mancato rispetto della carta olimpica da parte dell'Italia e arrivare anche a imporle la partecipazione a Tokyo senza tricolore e senza inno di Mameli. Non è felice, ma si dice «sereno» Giovanni Malagò e sottolinea:« È stato chiarito che il Coni è da oggi un ente pubblico del tutto indipendente».
La possibile umiliazione internazionale è stata così evitata al fotofinish, ma resta l'imbarazzo per una vicenda che è lo specchio del Paese e che comunque non è conclusa, in quanto il decreto andrà convertito dal Parlamento entro 60 giorni. «La decisione fuga ogni dubbio e risolve il problema dell' indipendenza del Coni– è il commento del ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, mentre il presidente di Sport e Salute, Vito Cozzoli, esprime soddisfazione per il decreto che «finalmente fissa perimetri chiari, scongiurando il pericolo di una Spa del Coni. Sarebbe stato un doppione inutile, dannoso per le casse dello Stato», sottolinea Cozzoli.
Il decreto prevede che per il suo funzionamento e le attività istituzionali, il Coni sia munito di una »propria dotazione organica« di 165 persone al massimo, di cui fino a dieci dirigenti, tornando poi ad avere nella propria disponibilità «impianti sportivi e fabbricati specificamente individuati», tra i quali i centri di preparazione olimpica di Formia e di Tirrenia». Intanto, inno e bandiera ai Giochi sono garantiti, e gli atleti ringraziano. «Non levateci mai il tricolore dal petto», scrive Federica Pellegrini. È stata accontentata.
La possibile umiliazione internazionale è stata così evitata al fotofinish, ma resta l'imbarazzo per una vicenda che è lo specchio del Paese e che comunque non è conclusa, in quanto il decreto andrà convertito dal Parlamento entro 60 giorni. «La decisione fuga ogni dubbio e risolve il problema dell' indipendenza del Coni– è il commento del ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, mentre il presidente di Sport e Salute, Vito Cozzoli, esprime soddisfazione per il decreto che «finalmente fissa perimetri chiari, scongiurando il pericolo di una Spa del Coni. Sarebbe stato un doppione inutile, dannoso per le casse dello Stato», sottolinea Cozzoli.
Il decreto prevede che per il suo funzionamento e le attività istituzionali, il Coni sia munito di una »propria dotazione organica« di 165 persone al massimo, di cui fino a dieci dirigenti, tornando poi ad avere nella propria disponibilità «impianti sportivi e fabbricati specificamente individuati», tra i quali i centri di preparazione olimpica di Formia e di Tirrenia». Intanto, inno e bandiera ai Giochi sono garantiti, e gli atleti ringraziano. «Non levateci mai il tricolore dal petto», scrive Federica Pellegrini. È stata accontentata.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
