Due episodi in avvio frenano un’Olbia bella ma sfortunata
di Paolo Ardovino
Serie C, i bianchi perdono in casa con l’Alessandria Il tentativo di rimonta si infrange sul portiere ospite
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OLBIA. Piangi, che ben hai donde, Olbia. La partita del “Nespoli” la si potrebbe ridurre a una sfida tra portieri: sbadato e colpevole Tornaghi, praticamente eroico Pisseri.
Ma Olbia e Alessandria, oltre a questa assai evidente, hanno regalato altre chiavi di lettura. Sintetizzando brutalmente, erano una squadra ai margini della zona salvezza e una squadra che lotta per il primo posto, e la sconfitta non dovrebbe dunque sembrare cosa clamorosa. Invece lo è per come è arrivata, per una prestazione più che sufficiente capace di mettere alle corde gli avversari nel secondo tempo e – finalmente – concludere in porta più volte. Non è servito, e i meriti dell’Olbia hanno sbattuto sui meriti (diversi, ma grandi anche questi) dell’Alessandria.
Gli episodi decisivi sono nel primo tempo, anzi nei primi dieci minuti del primo tempo. Si comincia da un rigore con molti interrogativi, al 6'. Rivedendolo in video pare evidente che tra Udoh e Arrighini non ci sia contatto, di altro avviso l’arbitro dal campo. Sembra questo l’incidente di percorso per i galluresi ma in realtà la vera beffa arriva poco dopo, con Cosenza che da metà campo rinvia lungo in avanti, e il pallone – complice forse il vento – sorprende nel rimbalzo Tornaghi, uscito dai pali (12').
Prestazione corale positiva, si diceva, e sono i tiri in porta (realmente nello specchio della porta) a spiccare. Bene su tutti Giandonato, al ritorno dopo la squalifica, capace di spronare i compagni con le giocate e con le urla nei momenti di sconforto. Bene anche la retroguardia, Arboleda al posto di Pisano dà maggiore corsa, Emerson più maldestro in impostazione. Ragatzu è sempre presente ma, al netto delle prodezze del portiere, deve ancora necessariamente lavorare di lima. Udoh fa il suo compito, cerca la profondità, cerca il movimento giusto, la giocata. Stavolta senza trovare il gol. E si comprende bene la difficoltà di fare le sostituzioni di cui ha parlato Canzi a fine gara, per evitare di modificare una squadra ben messa in campo. Certo, però, un po’ sorprende che non abbia trovato spazio almeno uno tra Lella e Marigosu.
Sul film della partita, dopo l’uno-due iniziale, l’Olbia reagisce e sfrutta subito l’occasione per accorciare: ancora calcio di rigore, Parodi frana su Pennington e Ragatzu non sbaglia dagli undici metri. Nella ripresa i bianchi creano molto, si trovano più volte nell’area ospite.
Per citare gli episodi più eclatanti, al 61’ Giandonato illumina con un traversone che trova in area l’imbucata ancora del fantasista, ma davanti ha Pisseri. Sempre Ragatzu poi prova da punizione, di poco a lato (67’). E a un quarto d’ora dalla fine clamorosa doppia parata prima su Ladinetti, in area defilato che prova il tiro da vicino e, dopo la respinta, sulla conclusione di Udoh.
Negli ultimi istanti Altare diventa persino centravanti per sfruttare il suo colpo di testa, ma niente da fare. L'occasione per rifarsi arriva tra tre giorni, mercoledì per i bianchi c’è la trasferta sul campo di Busto Arsizio contro la Pro Patria.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Ma Olbia e Alessandria, oltre a questa assai evidente, hanno regalato altre chiavi di lettura. Sintetizzando brutalmente, erano una squadra ai margini della zona salvezza e una squadra che lotta per il primo posto, e la sconfitta non dovrebbe dunque sembrare cosa clamorosa. Invece lo è per come è arrivata, per una prestazione più che sufficiente capace di mettere alle corde gli avversari nel secondo tempo e – finalmente – concludere in porta più volte. Non è servito, e i meriti dell’Olbia hanno sbattuto sui meriti (diversi, ma grandi anche questi) dell’Alessandria.
Gli episodi decisivi sono nel primo tempo, anzi nei primi dieci minuti del primo tempo. Si comincia da un rigore con molti interrogativi, al 6'. Rivedendolo in video pare evidente che tra Udoh e Arrighini non ci sia contatto, di altro avviso l’arbitro dal campo. Sembra questo l’incidente di percorso per i galluresi ma in realtà la vera beffa arriva poco dopo, con Cosenza che da metà campo rinvia lungo in avanti, e il pallone – complice forse il vento – sorprende nel rimbalzo Tornaghi, uscito dai pali (12').
Prestazione corale positiva, si diceva, e sono i tiri in porta (realmente nello specchio della porta) a spiccare. Bene su tutti Giandonato, al ritorno dopo la squalifica, capace di spronare i compagni con le giocate e con le urla nei momenti di sconforto. Bene anche la retroguardia, Arboleda al posto di Pisano dà maggiore corsa, Emerson più maldestro in impostazione. Ragatzu è sempre presente ma, al netto delle prodezze del portiere, deve ancora necessariamente lavorare di lima. Udoh fa il suo compito, cerca la profondità, cerca il movimento giusto, la giocata. Stavolta senza trovare il gol. E si comprende bene la difficoltà di fare le sostituzioni di cui ha parlato Canzi a fine gara, per evitare di modificare una squadra ben messa in campo. Certo, però, un po’ sorprende che non abbia trovato spazio almeno uno tra Lella e Marigosu.
Sul film della partita, dopo l’uno-due iniziale, l’Olbia reagisce e sfrutta subito l’occasione per accorciare: ancora calcio di rigore, Parodi frana su Pennington e Ragatzu non sbaglia dagli undici metri. Nella ripresa i bianchi creano molto, si trovano più volte nell’area ospite.
Per citare gli episodi più eclatanti, al 61’ Giandonato illumina con un traversone che trova in area l’imbucata ancora del fantasista, ma davanti ha Pisseri. Sempre Ragatzu poi prova da punizione, di poco a lato (67’). E a un quarto d’ora dalla fine clamorosa doppia parata prima su Ladinetti, in area defilato che prova il tiro da vicino e, dopo la respinta, sulla conclusione di Udoh.
Negli ultimi istanti Altare diventa persino centravanti per sfruttare il suo colpo di testa, ma niente da fare. L'occasione per rifarsi arriva tra tre giorni, mercoledì per i bianchi c’è la trasferta sul campo di Busto Arsizio contro la Pro Patria.
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