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Dinamo, tifosi dell’era covid in astinenza da Palazzetto

di Giovanni Dessole
Dinamo, tifosi dell’era covid in astinenza da Palazzetto

La passione è la stessa ma il basket a porte chiuse non dà quelle emozioni I supporter: «Manca arrivare in anticipo, tutta l’attesa, e urlare per una tripla» 

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SASSARI. «Scongiuri e consuetudini che contraddistinguono ogni “azzadda” al palazzetto si sono brutalmente interrotti. Vincere, perdere, pareggiare, che importa? La festa vera è prima, durante e dopo. Cofani aperti, amicizia, condivisione. Momenti unici, come a sambuca di Zuppetta, la pasta al forno di Gianni, i porcetti di Peppe, le prelibatezze di Caterina, le birrette: tutte scuse per fare due chiacchiere e conoscersi. Per un abbraccio».

Giuseppe Dore, inquilino stabile del settore C. Tifo, tifoserie, tifose e tifosi della Dinamo. Il Covid ha chiuso le porte dei palazzi del basket, ma non ha fiaccato la passione. I supporter, pur se a distanza, ci sono. Ci sono gli striscioni del Commando al PalaSerradimigni («Questo virus ci terrà lontani ma ritorneremo statene certi! C’eravamo, ci siamo e ci Saremo») mentre sono tante le storie d’astinenza da (stra)ordinario tifo biancoblù da raccontare.

Il padre di Bruna Contini è stato vice presidente, i suoi fratelli giocavano negli anni ’70: «La seguo da sempre. Sogno la normalità e, chissà, di vedere i playoff. Mi manca la domenica, arrivare in anticipo, vivere l’attesa, emozionarsi nel sentire: Signori, la Dinamo! Manca, molto, non condividere in presenza le gioie con la squadra».

Giuseppe Manca avrebbe voluto fare la doppia trasferta di Bologna e pur sottolineando che un basket senza tifo non è lo stesso, afferma che «è pur sempre una gioia vedere la Dinamo in tv, soprattutto ora che il roster si assesta e Marcolino sta tornando grande».

Antonella Panu è giovane studentessa nata in una famiglia di tifosi Dinamo. Abbonata in settore A, poi in C e in D con il Commando. Gli studi oltre Tirreno l’hanno portata a seguire il Banco nelle trasferte. La pandemia l’ha riportata a Sassari, si è abbonata alla Dinamo Women: «Il basket in tv è deprimente. Mi manca l’aria che precede le partite importanti, festeggiare una tripla sulla sirena». Andrea Dettori: «Il basket è la mia vita: passione, hobby, lavoro». Abbonamento retro panchina. Gli manca la scarica di adrenalina quando il quintetto saluta staff e compagni per caricarsi e caricare il pubblico e «persino la schiena dei giocatori in piedi negli ultimi minuti ad eclissare il campo» dice sorridendo. Bruno Sartori, pietra miliare della storia del club: «Se penso a quali erano le aspettative per i primi 60 anni rispetto alla realtà attuale e ai gravi problemi che ci circondano, trovare le parole per descrivere la delusione non è facile. Ma la festa è solo rimandata a quando torneremo liberi: il ritardo sarà compensato da una doppia felicità». Marco Fancellu (Orgoglio Biancoblù): «La vivo malissimo. Manca tutto il mondo Dinamo. Avrei voluto esserci per la Final Eight 2021. Tante le trasferte fatte: l’abbraccio di fratelli sardi che sventolano i 4 mori, il calore dell’Isola portato in giro per lo stivale. A breve troveremo il modo di far sentire un po’ di calore ai ragazzi, ci stiamo lavorando». Eleonora Cresci aspetta l’ora della palla a due senza preparare abbigliamento porta fortuna e i campanacci. Non perde più la voce ma si augura «di ritrovare tutti al Palas, non uno di meno. Con Marcolino riconfermato, perché me lo sono goduto troppo poco dal vivo e Jack in campo. Magari con qualche altro gagliardetto appeso al soffitto».

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