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Sulle ferite dell’Olbia il veleno per il rigore dubbio

Sulle ferite dell’Olbia il veleno per il rigore dubbio

Resta la rabbia per il ko con l’Alessandria ma occhi puntati sulla fine del mercato e l’incognita Pitzalis

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OLBIA. Rimangono aperte le ferite dell’Olbia, e non potrebbe essere altrimenti. Ma dopo tanto rumore ora c’è il silenzio, prima o dopo la tempesta a seconda del caso – com’è andata sabato con l’Alessandria si sa (1-2), ma tra due giorni c’è la Pro Patria. Rumore, si diceva, tanto rumore propagatosi sui social, attraverso i canali ufficiali del club e i commenti dei tifosi. Entrambe le parti, forse come mai prima d’ora, sulla stessa linea. Sconfitta immeritata, torto arbitrale decisivo in occasione del rigore per l’Alessandria, tra le migliori partite dell’Olbia in questa stagione: a grandi linee, il perimetro attorno cui sono mossi i pensieri che continuano a serpeggiare ancora. A quarantotto ore dal ko casalingo (il secondo di fila), a quarantotto ore dalla trasferta a Busto Arsizio.

Episodi chiave. «Sono avvelenato, perdere partite in questo modo fa male e dispiace per i miei giocatori», la reazione a caldo avuta dall’allenatore olbiese, Max Canzi. Al “Nespoli” la gara ci ha messo poco a mettersi in salita per i bianchi. L’orologio segna poco meno di cinque minuti quando c’è l’episodio più discusso. Punizione per i piemontesi, palla che spiove in area in mezzo a maglie bianche e rosse, poi arriva sui piedi di Arrighini che si lascia cadere ancora prima che avvenga un qualche contatto con Udoh. Per l’arbitro – errore suo ed errore ancora più grande del guardalinee – è penalty. Tra il non commentare e l’alzare la voce, poi, l’Olbia ha scelto decisamente la seconda opzione. Prima con Canzi: «Chi mi conosce sa che non parlo mai delle decisioni arbitrali ma questo rigore non si può non commentare, è uno sbaglio incredibile», e poi direttamente il club, in maniera provocatoria, sui social: «Nuova frontiera in serie C: il non rigore su fuorigioco». Ma più di quello, a buttare giù (almeno temporaneamente) l’Olbia è la gaffe di Tornaghi poco prima del quarto d'ora sul rilancio di Cosenza, una palla innocua arrivata dalla metà campo diventa un goffo autogol. Eppure, sotto due a zero, L’Olbia ha messo in campo una delle prestazioni più convincenti della stagione. Finalmente, diversi tiri verso lo specchio della porta – e se non è l’imprecisione a condannare i bianchi, è il portiere avversario, in questo caso Pisseri. «È una fortuna giocare subito – così l’allenatore ha voluto archiviare la sconfitta –, mercoledì affrontiamo una squadra ostica, ma il nostro atteggiamento sarà quello di ogni partita».

Il mercato. A proposito di ore, ne mancano poco più di una manciata per la chiusura della sessione invernale di mercato. Canzi ha più volte evidenziato come non abbia fatto richieste particolari in entrata a direttore sportivo e presidente. Semmai, l’esigenza palesata era di sfoltire la lunga rosa e capire chi sono gli insoddisfatti. Una settimana fa si è chiusa in anticipo l’avventura di D’Agostino, tornato all’Ascoli dopo la sola mezz’ora giocata in due presenze. L’incognita, che rimarrà fino al gong finale, è legata a Mattia Pitzalis. L’Evoluzione prospettata non c’è stata, ma il terzino è stato messo in disparte praticamente subito. Dopo appena cinque presenze nelle partite iniziali, hanno fatto seguito una serie di panchine e non convocazioni. Chiaro su di lui il tecnico: «C’è da capire qual è la sua volontà, se intende continuare a provare a giocarsi le sue carte o trovare più spazio in un’altra squadra».

Nuvole passeggere su Ladinetti, ma continuerà il proprio percorso a Olbia fino a giugno, e su Marigosu e Gagliano, ma avranno il girone di ritorno per provare a risollevare la loro stagione.

Paolo Ardovino

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