La Nuova Sardegna

Sport

Patrick Cappai: «Vado sempre all’attacco, sul ring come nella vita»

di Gianna Zazzara
Patrick Cappai: «Vado sempre all’attacco, sul ring come nella vita»

Il ventenne di Quartu ha vinto l’oro ai tricolori di boxe nei 52 chili. «Pugile preferito? Sono due, mio padre Fabrizio e mio fratello Manuel»

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. «Nel primo round non riuscivo ad andare all’attacco. Ma io non mi risparmio, non indietreggio mai e già dalla seconda ripresa ho iniziato a lavorare il mio avversario al corpo per fargli abbassare la guardia e trovare lo spiraglio per entrare con i miei colpi. Ci sono riuscito, l’ho battuto. Ho vinto l’oro agli assoluti di boxe per la seconda volta e questa è stata sicuramente la più difficile».

Patrick Cappai, 20 anni, di Quartu, figlio e fratello d’arte (il papà Fabrizio è stato campione italiano dei pesi piuma mentre Manuel dopo due Olimpiadi si sta preparando per la terza) ha ancora al collo la medaglia d’oro conquistata domenica ad Avellino nella classe 52 chili.

Leon Chavez Douglas è stato un avversario difficile da affrontare?

«Una volta che ho trovato la misura giusta per rientrare con i colpi è stato abbastanza semplice. È stata più dura la semifinale, un avversario molto tecnico, un bel match. Comunque li ho battuti tutti e due».

Domenica ad Avellino la conferma , lei aveva già vinto il titolo italiano nel 2019.

«Questa volta è stato tutto più complicato perché quando ti presenti da campione in carica ci sono molte più aspettative. Quest’oro per me poi vale doppio perché arriva dopo un lungo periodo di stop. Dopo la vittoria nel 2019 ho deciso di fermarmi per studiare e prendere la maturità, poi è arrivata la pandemia... sembrava non dovessi tornare più sul ring. È stato meraviglioso tornare nel magico mondo della boxe».

Quando pensiamo al pugilato ci vengono in mente corpi massicci , zigomi gonfi e sopracciglia scheggiate.

«Sono un pugile dall’aspetto gentile, ma le assicuro che sul ring ci metto tutta la cattiveria possibile. E il sopracciglio può capitare. Ma il pugilato non è quello sport violento che tutti pensano, è fatto di rispetto e regole, fuori e dentro il quadrato».

Un metro e 74 di altezza per 52 chili, quanti sacrifici deve fare per restare dentro la sua categoria?

«Prima di una gara devo osservare una dieta rigorosa. Altrimenti me la godo e a arrivoanche a 60 chili. Mi segue un nutrizionista, ma dimagrire non è un sacrificio. Farei di tutto pur di boxare».

Ha un modello pugilistico?

«Il mio preferito è Rigondeaux, il campione cubano dei pesi gallo, un pugile fantastico, ma i veri campioni io li ho dentro casa. Fabrizio, mio padre, che è anche il mio allenatore, è stato un grandissimo pugile, e poi Manuel, mio fratello, che sta per affrontare le qualificazioni per le Olimpiadi di Tokyo. Piacerebbe anche a me partecipare alle Olimpiadi, magari nel 2024, chissà».

C’è rivalità tra voi?

«Impossibile, Manuel è il mio mito».

La prima volta che ha indssatoi guantoni?

«A 4 anni già rompevo le scatole a mio padre per portarmi in palestra, dopo un paio di anni ho iniziato ad allenarmi e ho scoperto la passione della mia vita».

Come sta la boxe sarda?

«Stiamo crescendo tanto, sono molto felice per l’argento di Matteo Ara nei 64 chili e il bronzo di Dario Alfonsi nei pesi massimi».

Un sogno nel cassetto?

«Vivere di boxe».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative