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Luiu non si ferma più «Dopo gli Europei voglio le Olimpiadi»

di Gianna Zazzara
Luiu non si ferma più «Dopo gli Europei voglio le Olimpiadi»

Massimiliano racconta il salto del tricolore junior indoor «Quando sei lassù è come rinascere, dovreste provare»

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SASSARI. Il più felice è il suo tecnico, Crescenzio Carboni, della polisportiva Libertas di Sassari, che lo allena da quando aveva 6 anni. «Sono molto contento per il titolo italiano ma Massi può volare molto più in alto, ne riparleremo. Intanto da oggi si ricomincia a lavorare».

Lui, Massimiliano Luiu, sassarese doc, 19 anni ancora da compiere, entrato nell’atletica dei grandi con un 2,12 nel salto in alto indoor che gli vale il titolo italiano juniores e la prima prestazione italiana stagionale, racconta l’impresa di domenica ad Ancona con la naturalezza con cui corre, stacca e vola.

Complimenti Massimiliano, si sentiva il tricolore nelle gambe già dalla mattina?

«Sono arrivato ad Ancona con la voglia di vincere, quella pista mi piace tantissimo, ce l’ho messa tutta. Il mio personale all’aperto è di 2,13 quindi sapevo di potercela fare. Ma finchè non sei lassù non si può mai dire. In ogni caso voglio volare ancora più alto. Peccato non esserci riuscito domenica perché c’erano tutte le condizioni. Ci riproverò».

Cosa si prova ad arrivare lassù?

«Ogni volta è come rinascere, è un’emozione che dovrebbero provare tutti».

Per lei è il quarto titolo italiano, due volte nella categoria allievi nel 2018 e 2019 e due tra gli juniores l’anno scorso e ora.

«E in mezzo un periodo difficile. A dicembre 2018 mi sono fratturato una caviglia durante un salto prendendo la rincorsa. Se oggi sono qua a festeggiare il quarto tricolore è merito della mia famiglia e del mio allenatore.»

I 2 metri e 12 centrimetri di Ancona sono la misura minima per la convocazione agli Europei di atletica leggera, a maggio.

«Era il mio obiettivo, non lo nego. Incrocio le dita».

La componente del gioco, nell’atletica, è importante per lei anche ora che la sua dimensione è cambiata?

«Spero di non prendermi mai troppo sul serio. Io mi alleno, mi impegno ma se finisce il divertimento finisce anche la magia. Per me saltare è sempre una festa, spero di continuare così».

A proposito di allenamenti qual è la sua tabella di marcia?

«Mi alleno 6 giorni su sette, solo all’aperto, mai in palestra. Rincorse, salti, corsa e tanti esercizi a corpo libero, senza pesi ovviamente. Per saltare in alto devi essere leggero».

Appena 78 chili per un metro e 95. Quanto è importante restare sottopeso?

« Per un saltatore è fondamentale, ovvio, ma ai primi di pesce e al gelato non rinuncio. Anche se il mio vizio di gola è la pizza, soprattutto quella preparata da me, sono bravissimo!».

Facile per uno che tra pochi mesi si diplomerà all’alberghiero, specializzazione cucina.

«È l’altra mia grande passione, dopo il salto ovviamente».

Come è nata la passione per il salto in alto?

«Per caso, ho iniziato a fare atletica leggera a 6 anni: corsa corsa campestre, 50 piani in pista. Il mio tecnico, CrescenzioCarboni, un giorno mi ha fatto provare il salto, avevo 12 anni, e ho scoperto che mi divertivo e mi veniva naturale. Così ho iniziato ad allenarmi ed eccomi qua. Ringrazio Crescenzio che misegue da allora come se fosse il mio secondo papà».

Lei sta già pensando alla prossima sfida , gli Europei, ma dove vuole arrivare?

«Tutto quello che sto facendo è come una scaletta, un percorso di costruzione verso il sogno di ogni atleta, le Olimpiadi, magari a Parigi 2024, chissà. Io ce la metterò tuttà. Ora scusi ma devo tornare a studiare, a giugno ho la maturità».



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