«Sono sicuro: il Cagliari si salva»
di Roberto Muretto
L’ex bomber rossoblù Robert Acquafresca pensa positivo: «La squadra ha valori tecnici importanti»
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CAGLIARI. E' stato uno dei protagonisti della cavalcata che nella stagione 2007-2008 ha permesso al Cagliari di ottenere una insperata salvezza. Robert Acquafresca in quel campionato ha realizzato 11 gol, risultando determinante per centrare un obiettivo che dopo il girone di andata, durante il quale erano statti messi insieme appena 10 punti, sembrava impossibile. L'ex attaccante, che lo scorso anno si è ritirato dal calcio giocato, ha vissuto gli stessi momenti difficili che sta affrontando la squadra guidata da Eusebio Di Francesco.
Che aria si respirava in quei mesi nello spogliatoio?
«Negli allenamenti non abbiamo mai perso la concentrazione. Seguivano il mister, lavoravano intensamente. La partita contro il Napoli, ribaltata negli ultimi 5', è stata la scintilla che ci permise di ripartire alla grande. Credo serva la stessa cosa al Cagliari di oggi. Magari una vittoria con l'Atalanta e comincia la risalita verso posizioni migliori».
Ci racconti, però, come era lo spogliatoio di allora.
«Quando vai male c'è nervosismo. Ricordo un banale battibecco in campo con Daniele Conti proprio nella partita col Napoli. Poi ci siamo chiariti. Il nostro segreto in quella stagione è stato essere uniti, come credo lo sia la squadra attuale. In quel gruppo tutti ci siamo impegnati per dare il massimo, nessuno, naturalmente, va in campo per perdere, ma ci sono dei momenti nei quali devi andare oltre i tuoi limiti».
Come ci si sente quando vai giochi consapevole di non poter sbagliare?
«La pressione è doppia. Noi avevamo la fortuna di avere la gente allo stadio e in quella stagione i tifosi, che prima ci avevano contestato anche pesantemente, ci hanno dato una carica che in campo sembravamo dei leoni. Chiaro che la gestione della pressione dipende dalla personalità dei singoli. Adesso si gioca senza pubblico, non so dire se sia un vantaggio o meno».
Perchè secondo lei il Cagliari è così in difficoltà?
«Non è solo sfortuna, anche se gli episodi sono tutti sfavorevoli. Contro il Sassuolo serviva più attenzione. A Roma hanno avuto delle occasioni, se avessero fatto gol forse le cose sarebbero cambiate. Non può andare avanti così, la ruota girerà, ne sono convinto».
Forse sono stati fatti degli errori in sede di mercato?
«Non entro nel merito. La società non si aspettava di avere questa classifica. Con la squadra e il tecnico che hanno dovrebbero lottare per un posto in Europa League. Sono incredulo che dopo 21 patite i rossoblù abbiano 15 punti».
Giulini ha fatto bene a tenere il tecnico?
«Se credi in un progetto è giusto andare avanti e difenderlo. Avrà visto che il lavoro svolto dal mister in settima è ottimo e soprattutto che i giocatori seguono l'allenatore. È troppo facile cambiare, il presidente ha scelto la strada giusta, anche se nel calcio i tecnici sono i primi a pagare».
Percentuali di salvezza?
«Per me è scontata. Mi aspetto un grande girone di ritorno. Il Cagliari è in credito con la fortuna, è ora che restituisca qualcosa».
In questi momenti i "senatori" recitano davvero un ruolo importante?
«Chi ha più esperienza deve metterla al servizio degli altri. Ma tutti devono prendersi le proprie responsabilità, dare qualcosa in più. E' questo che fa la differenza».
La società sta facendo quadrato attorno alla squadra.
«È l'atteggiamento giusto. Un segnale di fiducia che i giocatori ripagheranno. Capisco che se parti con altre ambizioni e ti trovi a lottare per la salvezza, devi essere bravo a trovare le soluzioni per uscirne. Ora serve positività, altrimenti si peggiora la situazione. Mai perdere la serenità, per evitare che tutto diventi più difficile».
Le parole dette da di Giulini nei giorni scorsi come vanno interpretate?
«La società ha fatto quello che doveva, rinforzando la squadra sul mercato. Non ha scaricato tutto su giocatori e allenatore ma forse ha voluto scuotere il gruppo. Mi metto nei panni del mister, tanti giocatori nuovi e poco tempo per portarli al top della forma. Ma vista la situazione, bisogna cambiare marcia subito».
Quanto conta il fattore psicologico?
«La forza mentale fa la differenza perchè ti aiuta a fare di più. Voglia di sacrificio e la fame fanno il resto».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Che aria si respirava in quei mesi nello spogliatoio?
«Negli allenamenti non abbiamo mai perso la concentrazione. Seguivano il mister, lavoravano intensamente. La partita contro il Napoli, ribaltata negli ultimi 5', è stata la scintilla che ci permise di ripartire alla grande. Credo serva la stessa cosa al Cagliari di oggi. Magari una vittoria con l'Atalanta e comincia la risalita verso posizioni migliori».
Ci racconti, però, come era lo spogliatoio di allora.
«Quando vai male c'è nervosismo. Ricordo un banale battibecco in campo con Daniele Conti proprio nella partita col Napoli. Poi ci siamo chiariti. Il nostro segreto in quella stagione è stato essere uniti, come credo lo sia la squadra attuale. In quel gruppo tutti ci siamo impegnati per dare il massimo, nessuno, naturalmente, va in campo per perdere, ma ci sono dei momenti nei quali devi andare oltre i tuoi limiti».
Come ci si sente quando vai giochi consapevole di non poter sbagliare?
«La pressione è doppia. Noi avevamo la fortuna di avere la gente allo stadio e in quella stagione i tifosi, che prima ci avevano contestato anche pesantemente, ci hanno dato una carica che in campo sembravamo dei leoni. Chiaro che la gestione della pressione dipende dalla personalità dei singoli. Adesso si gioca senza pubblico, non so dire se sia un vantaggio o meno».
Perchè secondo lei il Cagliari è così in difficoltà?
«Non è solo sfortuna, anche se gli episodi sono tutti sfavorevoli. Contro il Sassuolo serviva più attenzione. A Roma hanno avuto delle occasioni, se avessero fatto gol forse le cose sarebbero cambiate. Non può andare avanti così, la ruota girerà, ne sono convinto».
Forse sono stati fatti degli errori in sede di mercato?
«Non entro nel merito. La società non si aspettava di avere questa classifica. Con la squadra e il tecnico che hanno dovrebbero lottare per un posto in Europa League. Sono incredulo che dopo 21 patite i rossoblù abbiano 15 punti».
Giulini ha fatto bene a tenere il tecnico?
«Se credi in un progetto è giusto andare avanti e difenderlo. Avrà visto che il lavoro svolto dal mister in settima è ottimo e soprattutto che i giocatori seguono l'allenatore. È troppo facile cambiare, il presidente ha scelto la strada giusta, anche se nel calcio i tecnici sono i primi a pagare».
Percentuali di salvezza?
«Per me è scontata. Mi aspetto un grande girone di ritorno. Il Cagliari è in credito con la fortuna, è ora che restituisca qualcosa».
In questi momenti i "senatori" recitano davvero un ruolo importante?
«Chi ha più esperienza deve metterla al servizio degli altri. Ma tutti devono prendersi le proprie responsabilità, dare qualcosa in più. E' questo che fa la differenza».
La società sta facendo quadrato attorno alla squadra.
«È l'atteggiamento giusto. Un segnale di fiducia che i giocatori ripagheranno. Capisco che se parti con altre ambizioni e ti trovi a lottare per la salvezza, devi essere bravo a trovare le soluzioni per uscirne. Ora serve positività, altrimenti si peggiora la situazione. Mai perdere la serenità, per evitare che tutto diventi più difficile».
Le parole dette da di Giulini nei giorni scorsi come vanno interpretate?
«La società ha fatto quello che doveva, rinforzando la squadra sul mercato. Non ha scaricato tutto su giocatori e allenatore ma forse ha voluto scuotere il gruppo. Mi metto nei panni del mister, tanti giocatori nuovi e poco tempo per portarli al top della forma. Ma vista la situazione, bisogna cambiare marcia subito».
Quanto conta il fattore psicologico?
«La forza mentale fa la differenza perchè ti aiuta a fare di più. Voglia di sacrificio e la fame fanno il resto».
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