«Ora l’Olbia è pronta per svoltare»
di Paolo Ardovino
Serie C, Giandonato presenta la sfida di oggi contro il Piacenza (12,30): «Ancora qualche blackout, ma la squadra gioca»
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OLBIA. La sensazione è che una carica del genere servisse. L’allenatore riposa per un turno, le parole della vigilia di Olbia-Piacenza (si scende in campo oggi alle 12,30 al Nespoli) sono affidate a Manuel Giandonato. Il centrocampista, forse il più grande volto di questa Olbia, non usa mezzi termini e suggerisce analisi lucide sulla situazione dei bianchi. Situazione che vede una classifica alquanto brutta - si rimane ancora impantanati nella zona playout.
Non sorridono gli ultimi risultati: tre sconfitte e un pareggio. Eppure, a vedere le prestazioni verrebbe da dire che questa è la migliore Olbia vista sin qui. Niente fuochi d’artificio, è bene chiarirlo, ma molte note positive. «L’ultimo periodo è il paradosso della nostra stagione», la risolve così Giandonato, che spiega: «All’inizio facevamo fatica a fare buone prestazioni, a mostrare il nostro gioco, subivamo facilmente. Ora seppur con i risultati che sono arrivati, se prendo in considerazione le ultime quattro partite dico che sono le migliori prestazioni dell’anno. Compreso Livorno, dove abbiamo avuto un black-out ma poi siamo riusciti a ribaltarla».
La consapevolezza c’è, per agguantare una salvezza tranquilla è questo il momento di cambiare rotta. «Sì, anche perché ora affrontiamo molte gare ravvicinate», vista la classifica corta c’è chi ipotizza che forse quest’Olbia dovrebbe anche alzare l’asticella. «Sono ottimista di natura ma in 23 partite abbiamo fatto 4 vittorie, come faccio a pensarci? In questo momento è una cosa irrisoria, si deve pensare a toglierci dalla zona calda. Perché poi corro il rischio di credere che 15 giornate alla fine siano tante, e invece per la lotta salvezza sono già poche». Recepito. «Manca un pizzico di cattiveria, di veleno»: è la risposta del centrocampista ai mali dell’Olbia attuale. Metterci più sostanza ed evitare errori ingenui («contro il Livorno un mio fallo ha concesso la punizione del loro primo gol», ammette).
Poi però difende con le unghie la squadra: «Facile aggrapparsi ai luoghi comuni dell’aggressività, è più difficile analizzare bene la situazione: col Livorno non è vero che siamo partiti male, e a loro oltre gli episodi dei gol non sono stati concessi tiri in porta». Ora tutto va condensato nella sfida di oggi, contro il Piacenza, sua ex squadra. «Non la vedo una squadra più forte di noi, avremo il coltello tra i denti. La mia esperienza? Non c’era feeling con l’ambiente e una volta capito ci siamo salutati senza rancore. Ho anticipato di sei mesi ciò che poi hanno fatto altri compagni. Non è scattata la scintilla, peccato, ma nell’arco di una carriera può succedere».
Non sorridono gli ultimi risultati: tre sconfitte e un pareggio. Eppure, a vedere le prestazioni verrebbe da dire che questa è la migliore Olbia vista sin qui. Niente fuochi d’artificio, è bene chiarirlo, ma molte note positive. «L’ultimo periodo è il paradosso della nostra stagione», la risolve così Giandonato, che spiega: «All’inizio facevamo fatica a fare buone prestazioni, a mostrare il nostro gioco, subivamo facilmente. Ora seppur con i risultati che sono arrivati, se prendo in considerazione le ultime quattro partite dico che sono le migliori prestazioni dell’anno. Compreso Livorno, dove abbiamo avuto un black-out ma poi siamo riusciti a ribaltarla».
La consapevolezza c’è, per agguantare una salvezza tranquilla è questo il momento di cambiare rotta. «Sì, anche perché ora affrontiamo molte gare ravvicinate», vista la classifica corta c’è chi ipotizza che forse quest’Olbia dovrebbe anche alzare l’asticella. «Sono ottimista di natura ma in 23 partite abbiamo fatto 4 vittorie, come faccio a pensarci? In questo momento è una cosa irrisoria, si deve pensare a toglierci dalla zona calda. Perché poi corro il rischio di credere che 15 giornate alla fine siano tante, e invece per la lotta salvezza sono già poche». Recepito. «Manca un pizzico di cattiveria, di veleno»: è la risposta del centrocampista ai mali dell’Olbia attuale. Metterci più sostanza ed evitare errori ingenui («contro il Livorno un mio fallo ha concesso la punizione del loro primo gol», ammette).
Poi però difende con le unghie la squadra: «Facile aggrapparsi ai luoghi comuni dell’aggressività, è più difficile analizzare bene la situazione: col Livorno non è vero che siamo partiti male, e a loro oltre gli episodi dei gol non sono stati concessi tiri in porta». Ora tutto va condensato nella sfida di oggi, contro il Piacenza, sua ex squadra. «Non la vedo una squadra più forte di noi, avremo il coltello tra i denti. La mia esperienza? Non c’era feeling con l’ambiente e una volta capito ci siamo salutati senza rancore. Ho anticipato di sei mesi ciò che poi hanno fatto altri compagni. Non è scattata la scintilla, peccato, ma nell’arco di una carriera può succedere».
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