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L’Olbia beffata in casa dal Piacenza

L’Olbia beffata in casa dal Piacenza

I bianchi, avanti di due gol, si fanno riacciuffare e superare dagli avversari. Ora è crisi: solo un punto in 5 partite

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OLBIA (4-3-1-2): Tornaghi; Arboleda, Altare, Emerson, Cadili; Pennington (38' st Cocco), Giandonato, Ladinetti (27' st Lella); Biancu (38' st Belloni); Ragatzu (33' st La Rosa), Udoh (38' st Doratiotto). A disposizione: Van der Want, Cabras, Putzu, Secci, Demarcus, Marigosu. All. Canzi.

PIACENZA (3-4-2-1): Libertazzi; Tafa, Battistini (21' st Lamesta), Marchi; Simonetti (1' st Gonzi), Corbari, Palma, Visconti; Galazzi (13' st Cesarini) Pedone; Babbi (13' st De Respinis). A disposizione: Stucchi, Martimbianco, Renolfi, Miceli, Scorza, Maio, Saputo, Canistrà. All. Scazzola.

ARBITRO: Nicolini di Brescia.

RETI: 34' pt Cadili, 8' st Ragatzu, 26' st Gonzi, 44' st Corbari, 52' st Palma.

NOTE: Ammoniti Giandonato, Battistini, Palma, Ladinetti, Udoh, De Respinis, Arboleda, Altare. recupero, 2' pt, 6' st.

OLBIA

L’Olbia ha fatto la solita Olbia, nessuna sorpresa. La novità poteva essere il doppio vantaggio, ma non lo è certo, per i vizi mostrati e ormai consolidati, l'aver spento la spina, aver subito l’avanzata dell’avversario ed essere crollata. Quando va bene, è un pari. Quando va male, e ieri è andata malissimo, sono sconfitte che bruciano.

Nel turno infrasettimanale del “Nespoli”, l’Olbia prima galoppa sulle ali dell’entusiasmo, va avanti di due gol, e dopo si ricorda di certi fantasmi. Basta una rete al Piacenza per innescare la paura nella squadra casalinga, che trema nelle gambe e nei pensieri. Al triplice fischio è 2-3, gli ospiti festeggiano al limite della decenza, i bianchi sgattaiolano negli spogliatoi a testa bassa. Mancava giusto un requiem. Le responsabilità vanno divise tra panchina e campo. Max Canzi nelle parole post-partita non ne vuole fare una questione di tatticismi. Si elogiano semmai le sostituzioni del Piacenza, capaci di incidere sul corso della sfida.

Di contro però viene da chiedersi perché l’unico cambio di passo dell’Olbia sia stato un’involuzione di ritmi e idee. Per tre quarti ha mostrato superiorità sotto ogni aspetto; ogni pallone arrivato tra i piedi di Udoh e Ragatzu era un campanello d’allarme per la retroguardia piacentina; ogni tentativo ospite andava a spegnersi una volta giunto sulla trequarti. Raggiunto il 2-0, però, l’Olbia è sembrata compiaciuta, ignorando di poter fare ancora di più e ignorando i precedenti (ne aveva uno fresco di quattro giorni a cui attingere). E qui hanno colpa i giocatori di essere ancora immaturi – l’età stavolta non c’entra – ma non può non averne pure Canzi. Che sceglie la formula del bus parcheggiato davanti alla porta. La linea arretrata passa a cinque, nel senso che cinque sono i difensori, ma a difendere sono tutti e dieci. Si prova a evitare errori già fatti, e invece i bianchi sono puniti esattamente su errori già fatti. Sembra una beffa il pari, figurarsi quando Palma segna il rigore, concesso in maniera ingenua da Altare.

Breve parentesi di cronaca: è il 34’ quando i bianchi esultano per la prima volta, per un altro bello schema riuscito da calcio d’angolo. Batte Giandonato e sul secondo palo arriva di testa Cadili. Sembra la svolta anche quando nei primi minuti della ripresa, invece di subire gol, l’Olbia lo segna: iniziativa di Udoh che arriva sul fondo, cerca e trova Ragatzu a pochi metri dalla porta, e lui non sbaglia. I vecchi cronisti direbbero, poi, che il tiro a giro di Gonzi toglie la ragnatela dal sette, e beffa Tornaghi (71’). A pochi minuti dal novantesimo il Piacenza assapora la gioia ma il tiro di Lamesta dalla distanza sbatte sulla traversa (87’). Sospiro di sollievo. Dura poco. Due giri di lancette dopo, traversone nell’area dell’Olbia dove tra le maglie bianche spunta la testa di Corbari, ed è ancora rete. Al 97’, si diceva, Palma è bravo dal dischetto, il portiere intuisce ma non para. 1 punto in 5 partite è un dato impietoso e severo, ma adatto a riassumere questa Olbia.

Paolo Ardovino

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