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La rivincita di Schwazer: non era dopato

La rivincita di Schwazer: non era dopato

Il gip di Bolzano archivia le accuse mosse nei suoi confronti e punta il dito contro Iaaf e Wada

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ROMA. Alex Schwazer non era dopato, e per lui è arrivato il giorno della redenzione. Il marciatore azzurro che vinse l'oro della 50 km a Pechino 2008 e fu squalificato per 8 anni a ridosso di Rio 2016 coltiva ora il sogno estremo di chiudere la carriera alle Olimpiadi di Tokyo; intanto, il suo viaggio all'inferno sportivo dei reietti, andata e ritorno, si chiude con l'ordinanza del gip di Bolzano che archivia le accuse di doping nei suoi confronti e accusa Iaaf e Wada di aver manipolato le provette di urina per farlo risultare positivo. Il giudice parla espressamente di «macchina del fango», chiedendo al pm di indagare su chi incastrò l'azzurro e poi lo diffamò. «Giustizia è fatta, un giorno che mi ripaga di quattro anni e mezzo di battaglie, quattro anni e mezzo per niente facili», esulta il marciatore azzurro. Da quel primo gennaio 2016 a oggi, sono stati anni di processi e teorie del complotto. Più che un caso, un vero e proprio “affaire”, in cui compaiono hacker russi, doping di stato, sospetti. Sullo sfondo di una vicenda personale tormentata, piena di trionfi e cadute. Tutto nasce dalla positività al testosterone in un controllo a sorpresa, quando Alex è fidanzato con Caroline Kostner. Il marciatore c'era cascato già una volta: positivo al doping e squalificato prima di Londra 2012. Poi, per rimettersi in marcia e dire a tutti che quell'errore era il passato, si affida a Sandro Donati, nemico dichiarato del doping. La nuova positività del 2016 è subito bollata dai due accusati come complotto. Il processo sportivo si svolge a Rio, dove Schwazer si allena sulla spiaggia di Copacabana aggrappandosi alle residue speranze, ma la recidiva lo condanna nel modo peggiore: 8 anni, giochi finiti. Da allora comincia una guerra legale: Schwazer e Donati sostengono che le provette esaminate dal laboratorio di Colonia sono state manipolate, accusano Iaaf e Wada, vanno sino al Tas, senza ragioni. Fino all'ordinanza del Gip bolzanino.



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