Il Cagliari crolla anche col Toro
di Roberto Muretto
Bremer la decide nella ripresa. Sono ore decisive per la panchina di Di Francesco
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CAGLIARI. Il Cagliari non tira fuori la testa dall'acqua. Non vince da un'eternità (7 novembre), e non c'è riuscito nemmeno ieri, forse nella partita più importante della stagione, quella che ha deciso che l'avventura di Di Francesco in Sardegna è finita. Si fa il nome di Leonardo Semplici per la sua sostituzione. Non c'erano alternative, non portare a casa i tre punti, ma addirittura perdere ancora, significa rendere ancora tutto più complicato. Attenzione, non è che i rossoblù sono già retrocessi, mancano ancora 15 gare ma battendo il Torino avrebbero fatto un'iniezione massiccia di fiducia, quella che i risultati negativi stanno facendo venire meno. Di Francesco è uscito dal campo rassegnato, sperava di vedere uno spiraglio di luce nel tunnel nel quale la sua squadra è entrata da mesi senza riuscire a trovare la via d'uscita. La salvezza è un miraggio ma non impossibile. Il futuro resta tutto da scrivere ma non è cambiata la condizione psicologica di un gruppo con tanti limiti al quale la fortuna non sta certo dando una mano. Le prossime due partite, a Crotone e in casa col Bologna, diranno se il Cagliari ha ancora qualche chance. Di sicuro ieri è stata persa una grande occasione, quella di riempire di punti una cassaforte quasi vuota. I numeri sono impietosi, un punto in dieci partite e un gol in sette gare. Peggio di così...
Novità. Una nella formazione del Cagliari: Ceppitelli prende il posto di Walukiewicz nella difesa a tre. Il polacco paga il grave errore commesso nella gara con l'Atalanta, costato la sconfitta. Simeone vince ancora il ballottaggio con Pavoletti. Forse Di Francesco ha deciso le gerarchie: l'argentino è il titolare. Il modulo non cambia, Joao Pedro ha libertà di movimento tra le linee e in più occasioni diventa la seconda punta. Il Torino gioca con i due attaccanti (Belotti e Zaza), il centrocampo a 5, Singo e Ansaldi sogli esterni che si abbassano nella fase di non possesso.
Tensione. Sorrisi zero. La posta in palio è troppo importante. Il Cagliari inizia contratto, fa fatica a costruire il gioco perchè il Torino chiude le linee di passaggio, pressando alto e raddoppiando costantemente le marcature. Tanti falli da una parte e dall'altra, Orsato capisce subito che non bisogna fare scaldare gli animi e fischia tutto. Sul piano tecnico non è una bella partita, troppe le giocate confuse, fatte più d'istinto che con razionalità. Nainggolan è nel vivo del gioco, galleggia tra le linee. Le due squadre si affidano molto ai lanci lunghi. Ma col passare dei minuti i rossoblù guadagnano campo e migliorano la qualità del palleggio creando diverse situazioni pericolose. Il Toro è costretto a difendersi, non riesce più a ripartire. Zaza e Belotti sono nella morsa dei tre difensori isolani che sono attenti.
I rossoblù ci provano. Il Cagliari stazione nella metà campo del Torino. Ma non riesce a trovare il guizzo vincente. Manca quasi sempre l'ultimo passaggio e quando viene fatto bene, la precisione per concretizzare. Simeone calcia fuori, Joao Pedro trova sulla sua strada il sardo Sirigu che gli dice no. I rossoblù ci mettono il cuore, vogliono portare a casa la vittoria ma peccano di lucidità. Di Francesco si gioca la carta Cerri al posto di Simeone. Il Cagliari ha speso tantissimo, la sensazione è ch il Torino abbia più energie.
Solita doccia fredda. Arriva dopo 32' della ripresa, quand Bremer su un anglo battuto da Mandragora, salta più in alto di Godin e la mette nell'angolino dove Cragno non può arrivare. Un'altra beffa perchè fino a quel momento il Cagliari aveva fatto qualcosa di più degli avversari. Di Francesco fa entrare Pereiro e Pavoletti e passa al 4-2-3-1, ultima carta per tentare un disperato assalto. C'è un tiro di Pereiro che fa gridare al rigore per un tocco di braccio (ma la palla sbatte sul fianco). Il Var non interviene. Finisce con i giocatori del Cagliari in ginocchio e lo spettro della serie B che si sta materializzando.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Novità. Una nella formazione del Cagliari: Ceppitelli prende il posto di Walukiewicz nella difesa a tre. Il polacco paga il grave errore commesso nella gara con l'Atalanta, costato la sconfitta. Simeone vince ancora il ballottaggio con Pavoletti. Forse Di Francesco ha deciso le gerarchie: l'argentino è il titolare. Il modulo non cambia, Joao Pedro ha libertà di movimento tra le linee e in più occasioni diventa la seconda punta. Il Torino gioca con i due attaccanti (Belotti e Zaza), il centrocampo a 5, Singo e Ansaldi sogli esterni che si abbassano nella fase di non possesso.
Tensione. Sorrisi zero. La posta in palio è troppo importante. Il Cagliari inizia contratto, fa fatica a costruire il gioco perchè il Torino chiude le linee di passaggio, pressando alto e raddoppiando costantemente le marcature. Tanti falli da una parte e dall'altra, Orsato capisce subito che non bisogna fare scaldare gli animi e fischia tutto. Sul piano tecnico non è una bella partita, troppe le giocate confuse, fatte più d'istinto che con razionalità. Nainggolan è nel vivo del gioco, galleggia tra le linee. Le due squadre si affidano molto ai lanci lunghi. Ma col passare dei minuti i rossoblù guadagnano campo e migliorano la qualità del palleggio creando diverse situazioni pericolose. Il Toro è costretto a difendersi, non riesce più a ripartire. Zaza e Belotti sono nella morsa dei tre difensori isolani che sono attenti.
I rossoblù ci provano. Il Cagliari stazione nella metà campo del Torino. Ma non riesce a trovare il guizzo vincente. Manca quasi sempre l'ultimo passaggio e quando viene fatto bene, la precisione per concretizzare. Simeone calcia fuori, Joao Pedro trova sulla sua strada il sardo Sirigu che gli dice no. I rossoblù ci mettono il cuore, vogliono portare a casa la vittoria ma peccano di lucidità. Di Francesco si gioca la carta Cerri al posto di Simeone. Il Cagliari ha speso tantissimo, la sensazione è ch il Torino abbia più energie.
Solita doccia fredda. Arriva dopo 32' della ripresa, quand Bremer su un anglo battuto da Mandragora, salta più in alto di Godin e la mette nell'angolino dove Cragno non può arrivare. Un'altra beffa perchè fino a quel momento il Cagliari aveva fatto qualcosa di più degli avversari. Di Francesco fa entrare Pereiro e Pavoletti e passa al 4-2-3-1, ultima carta per tentare un disperato assalto. C'è un tiro di Pereiro che fa gridare al rigore per un tocco di braccio (ma la palla sbatte sul fianco). Il Var non interviene. Finisce con i giocatori del Cagliari in ginocchio e lo spettro della serie B che si sta materializzando.
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