Sardara sorride ma... «Parlare oggi di budget non ha proprio senso»

Il presidente è soddisfatto però “bacchetta” il coach: «Abbiamo speso sulla base delle nostre possibilità»

SASSARI. «Abbiamo giocato un’ottima partita contro una grande squadra, costruita per stare ai vertici europei. Abbiamo perso senza demeritare e a un certo punto ci abbiamo anche creduto». Con il pass per i playoff in tasca per la nona volta nei suoi dieci anni di presidenza, Stefano Sardara fa i complimenti ai suoi per la gara contro Milano, traccia una riga e inizia a guardare la parte finale della stagione.

Avendo dribblato Coronavirus, ginocchia rotte e problemi vari, tutto sommato non sta andando così male.


«Più che dribblato ci siamo scontrati in pieno... Siamo nei playoff, abbiamo raggiunto la Final Eight di Coppa Italia e i playoff della Champions League. Sono soddisfatto, considerando che questa è una stagione davvero particolare, con la variabile Covid-19 che investe e condiziona in maniera completamente difforme da club a club. Ci sono squadre che dopo il covid non si sono più rialzate, e d’altro canto abbiamo l’esempio di Torino che dopo i contagi ha perso una partita poi ne ha vinte sette. Noi l’abbiamo preso in momenti diversi, ma quelle due settimane di quarantena ci hanno tagliato le gambe».

Un peccato avere dovuto giocare tante gare importanti in condizioni precarie.

«Il Coronavirus condiziona pesantemente anche a livello mentale. Ma ci sta, sono cose che tutti hanno messo in conto sin dall’inizio della stagione. Quando succede, succede. Se una cosa come quella del mese scorso ci fosse accaduta – faccio un esempio – tra qualche settimana, magari avremmo dovuto rinunciare ai playoff. Quest’anno va così, può capitare di perdere tante partite. Ma, come ho detto, abbiamo comunque ottenuto buoni risultati e non è questo ciò che mi lascia interdetto».

In che senso?

«Ultimamente ho sentito il nostro coach dire più volte che abbiamo un budget risicato. Allora, parliamoci chiaro: la Dinamo con la pandemia ha perso il 30% di fatturato solo col ticketing, senza contare tutto il resto. A costo di sacrifici che pagheremo anche nei prossimi anni, il budget sulla squadra è sceso però solo del 20%. Non solo: ci sono stati infortuni gravi, è stato necessario tornare sul mercato e l’abbiamo fatto. Ecco, dopo che in estate Pozzecco ha detto che non avrebbe mai parlato di budget perché sarebbe stato una scusa, secondo me non ha senso parlarne adesso. Tra l’altro ha avuto carta bianca nella scelta di come spalmare il budget sul roster. È un periodaccio per tutti, ma deve stare un po’ più sereno, e mi fa piacere che l’abbia riconosciuto lui stesso pubblicamente».

La classifica attuale rispecchia i budget?

«Ovviamente no: Brindisi ha un budget più basso del nostro eppure ha fatto vedere a tutti che si può battere Milano persino giocando con diverse assenze. E non a caso dopo la partita ho chiamato il presidente Marino per fargli i complimenti. La stessa storia della Dinamo parla in questo senso. Abbiamo vinto uno scudetto con un quinto del budget rispetto alle concorrenti, lo stesso Pozzecco ha vinto insieme a noi una coppa europea in cui non eravamo certo i più “ricchi”: le idee possono compensare lo spazio che ti separa dalle differenze economiche. Ribadendo questo principio, Brindisi mantiene accesa la luce della speranza per tutti. Sono contento per loro».

Dove arriverete quest’anno?

«Stiamo arrivando a giocarcela sempre, e questa per noi è una grande cosa. E mi tengo stretti i complimenti di Ettore Messina, che non erano certamente dovuti. Ripeto, ci manca qualche milione di budget, c’è qualche cicatrice che ci trascineremo per anni e dobbiamo sempre reinventarci, ma siamo qua: siamo sani, e vogliamo combattere. Ci stiamo facendo un mazzo così per mantenere la società a livelli competitivi, ma dobbiamo essere tutti sulla stessa pagina del libro. Altro che parlare di budget».
 

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