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Jenny Barazza saluta la pallavolo e abbraccia la Sardegna

Fabio Fresu
Jenny Barazza saluta la pallavolo e abbraccia la Sardegna

La capitana dell’Hermaea Olbia appende le ginocchiere al chiodo: «Mio marito mi ha trasmesso l’amore per questa terra, mia figlia parla in sardo»

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SASSARI Jenny Barazza chiude la porta del volley giocato e spalanca un portone sulla Sardegna. Lunedì scorso, prima della partita di A2 giocata a Golfo Aranci contro il Talmassons, il capitano dell’Hermaea Olbia ha ufficializzato il suo addio al volley giocato. Sarà ancora in campo domani prossima a Ravenna e nel recupero contro il Martignacco lunedì, poi appenderà le ginocchiere al chiodo e da lì si dedicherà al altri aspetti del volley.

«Mi dispiace, ma fisicamente non ce la facevo più – è la sua prima dichiarazione – la passione c’e’sempre, ma gli acciacchi, che ormai mi porto dietro da alcuni anni, stanno peggiorando. E’ difficile, e so che mi mancherà tantissimo. Fino a qualche giorno fa lo vedevo come una liberazione, ora invece è già subentrata la malinconia».

Nessun rimpianto nella sua avventura sportiva ad Olbia?
«No. Qualcosa poteva andare meglio, ma sia io che le mie compagne abbiamo sempre dato il 100%. E poi l’obiettivo non era tanto la classifica quanto fare della buona pallavolo, dare spettacolo e condividere questa passione con il nostro caloroso pubblico e con tutta la città».

A Olbia dal 2017, ha subito conquistato l’ambiente, al di là dei suoi indiscutibili meriti sportivi. Tanto è che la società ha annunciato il ritiro della sua maglia, la numero 8.
«Un gesto incredibile, che nello sport viene concesso a pochissimi atleti, e che mi ha regalato un’emozione indimenticabile».

Si sposterà solo un po’ più in là rispetto al campo di gioco.
«Covid permettendo cercheremo di far crescere il settore giovanile, e io sarò fra i tecnici. In più stiamo valutando la possibilità di un ruolo dirigenziale in prima squadra. Vedremo quale, io sono a disposizione».

Come vede il futuro dell’Hermaea?
«Credo che si stia facendo un lavoro enorme dietro la serie A. Ci ha fermato la pandemia, ma rispetto a prima ci sono stati dei grossi miglioramenti dal punto di vista della gestione, a questi livelli ci vuole anche quello per garantire la massima professionalità».

Fra Jenny Barazza la Sardegna è stato amore a prima vista. Galeotto l’incontro con Alberto Castelli, portiere di calcio di Bitti, anche in A nel Cagliari: matrimonio, e vostra figlia ha dieci anni, nata per scelta a Nuoro. Poi il trasferimento ad Olbia, per seguire l’azienda avviata dal marito, la Mirto Sannai.
«Sono venuta nell’isola per restarci , qui vivo benissimo. Mio marito mi ha trasmesso il suo amore incondizionato per questa terra, l’orgoglio di essere sardi. Anche a casa parla in sardo con la bambina».

Il suo rapporto con il mare?
«Oddio, a parte questo periodo specifico, è una passione che ho scoperto, anche se non ho la pelle adatta per stare tutto il giorno al sole. Quindi devo starci attenta, ma una giornata al mare la trascorriamo spesso».

E con il cibo?
«Quello l’ho sempre apprezzato ovunque, qui ho scoperto i grandi pranzi alle feste comandate, gli spuntini dove si mangiano tante cose supernaturali a chilometro zero e cucinate in maniera incredibile. Ho anche dei suoceri che sono straordinari in cucina, cosa che probabilmente ha accelerato la fine della mia carriera agonistica...».

Come se la cava con il dialetto?
«Capisco benissimo il barbaricino, che è quello che parla mio marito. Il gallurese un po’ meno, anche perché a Olbia non trovo tante persone che lo parlano».

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