basket in carrozzina/serie A
Dinamo e Porto Torres «Tifosi, vi aspettiamo»
SASSARI. «La sedia a rotelle non è un limite, il basket in carrozzina è uno spettacolo e i ragazzi lo hanno dimostrato». Parlano con una voce unica Gianmario Dettori e Bruno Falchi, rispettivamente...
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SASSARI. «La sedia a rotelle non è un limite, il basket in carrozzina è uno spettacolo e i ragazzi lo hanno dimostrato». Parlano con una voce unica Gianmario Dettori e Bruno Falchi, rispettivamente presidenti della Dinamo Lab e della Gsd Key Estate Porto Torres, le due squadre sarde di pallacanestro che giocano il campionato italiano di serie A. La scorsa settimana si sono incontrate sul parquet per un doppio derby: in palio il quinto posto del campionato. «Sono state due partite bellissime, la Gsd Porto Torres ha vinto con merito, loro sono bravissimi – ammette Dettori–. Ma la cosa più importante è essere riusciti a finirlo questo campionato, dopo la sospensione di quello dell’anno scorso causa Covid». «È stato un miracolo finire il campionato – gli fa eco Falchi–, ma non siamo molto contenti del risultato, avremmo meritato qualcosa in più del quinto posto. Ci rifaremo il prossimo anno».
Un campionato che non ha nulla da invidiare a quello dei normodotati: le carrozzine sono ipertecnologiche, le squadre hanno tecnici e dirigenti di altissimo livello.«È un campionato molto competitivo con giocatori stranieri di altissimo livello che ti dà la possibilità di accedere alle Coppe europee», spiega Dettori. E infatti Porto Torres dal 30 aprile al 2 maggio parteciperà alla Coppa dei Campioni, in Germania. «Siamo tra le prime otto squadre in Europa – dice orgoglioso Falchi– Sarà un torneo tostissimo». Tra test a ripetizione e spese da sostenere per le trasferte è stata una stagione difficile per il basket in carrozzina. «Per noi sardi è tutto più difficile e più costoso, speriamo che il prossimo anno si riparta con un campionato normale senza protocolli così rigidi e soprattutto con i tifosi. Quest’anno abbiamo giocato tutte le partite a porte chiuse ed è stato veramente brutto, non vediamo l’ora di riavere i nostri tifosi sugli spalti».
Il segreto del successo?« I nostri sono team affiatati – dicono i presidenti– tra di noi c’è un bel rapporto di amicizia anche anche fuori dal campo, siamo come una famiglia». Una vita normale in cui la disabilità sembra un dettaglio se non fosse per quella carrozzina. Niente lamentele, rassegnazione. E le barriere che si incontrano?« In Italia purtroppo ce ne sono molte e anche all’estero, ma i ragazzi superano ogni difficoltà». Con la determinazione e la grinta degli sportivi. «Nello sport e nella vita gli ostacoli bisogna provare a superarli . E avere il coraggio di non fermarsi mai, come dimostrano le storie dei nostri giocatori». (g.z.)
Un campionato che non ha nulla da invidiare a quello dei normodotati: le carrozzine sono ipertecnologiche, le squadre hanno tecnici e dirigenti di altissimo livello.«È un campionato molto competitivo con giocatori stranieri di altissimo livello che ti dà la possibilità di accedere alle Coppe europee», spiega Dettori. E infatti Porto Torres dal 30 aprile al 2 maggio parteciperà alla Coppa dei Campioni, in Germania. «Siamo tra le prime otto squadre in Europa – dice orgoglioso Falchi– Sarà un torneo tostissimo». Tra test a ripetizione e spese da sostenere per le trasferte è stata una stagione difficile per il basket in carrozzina. «Per noi sardi è tutto più difficile e più costoso, speriamo che il prossimo anno si riparta con un campionato normale senza protocolli così rigidi e soprattutto con i tifosi. Quest’anno abbiamo giocato tutte le partite a porte chiuse ed è stato veramente brutto, non vediamo l’ora di riavere i nostri tifosi sugli spalti».
Il segreto del successo?« I nostri sono team affiatati – dicono i presidenti– tra di noi c’è un bel rapporto di amicizia anche anche fuori dal campo, siamo come una famiglia». Una vita normale in cui la disabilità sembra un dettaglio se non fosse per quella carrozzina. Niente lamentele, rassegnazione. E le barriere che si incontrano?« In Italia purtroppo ce ne sono molte e anche all’estero, ma i ragazzi superano ogni difficoltà». Con la determinazione e la grinta degli sportivi. «Nello sport e nella vita gli ostacoli bisogna provare a superarli . E avere il coraggio di non fermarsi mai, come dimostrano le storie dei nostri giocatori». (g.z.)
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