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«Napoli forte ma il Cagliari può fargli male»

di Roberto Muretto
«Napoli forte ma il Cagliari può fargli male»

Marin non ha dubbi sulla salvezza dei rossoblù «Siamo uniti e sappiamo soffrire, ce la faremo»  

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CAGLIARI. E' un ragazzo acqua e sapone. Razvan Marin risponde quasi con timidezza alla raffica di domande. Il centrocampista romeno, legato al Cagliari fino a giugno 2024, a 25 anni (li compirà il 23 maggio) è un punto fermo della nazionale del suo Paese, con la quale ha già timbrato 28 presenze, realizzando due gol. Lo è anche della squadra rossoblù, soprattutto da quando gioca nel suo ruolo naturale: mezzala. Da questa intervista si intuisce l'umiltà di un calciatore che sa cosa vuol dire fare la gavetta, che conosce il significato della parola sacrificio. Ma potrebbe anche scrivere pagine importanti nella storia del club di Giulini. Almeno, questo è l’auspicio suo e anche del club che per acquistarlo a titolo definitivo ha fatto un investimento importante. Domani a Napoli non ci sarà, è squalificato. Per lui, abituato a essere sempre in campo, sarà una sofferenza.

Da quando fa la mezzala il suo rendimento è cresciuto. Ci spiega la metamorfosi?

«Intanto adesso conosco molto meglio la Serie A. Sicuramente un calcio diverso da quello olandese dove giocavo fino all'anno scorso. A centrocampo posso occupare tutte le posizioni ma la mezzala è il ruolo che mi piace di più».

Lo ha mai detto all’ex tecnico Di Francesco?

«Ne abbiamo parlato anche prima di venire a Cagliari . Al mister ho detto che potevo fare tutti i ruoli, poi mi sono messo a disposizione facendo sia il regista che la mezzala. Da play, però, non ho giocato tanto nella mia carriera».

C'è stato un momento in cui ha pensato: chi me l'ha fatto fare a venire qui?

«Mai. All'Ajax ho giocato poco. Ho detto sì al Cagliari perchè sapevo che qui sarei cresciuto e avrei avuto più spazio per esprimere le mie qualità. Magari ora il giudizio generale è condizionato dalla classifica, ma siamo una squadra forte».

Cosa è cambiato nelle ultime settimane?

«Forse lo spirito, ma non so dire esattamente. In campo diamo tutto, sempre. Ci aiutiamo a vicenda. Nove punti conquistati in tre partite non sono un caso ma il frutto di tanto lavoro».

Con quale compagno di squadra si relaziona di più?

«Con Marko Rog. Ma ora è infortunato. Quanto ci manca! Io parlo con tutti, con Nainggolan e Tramoni in francese. Ho un buon rapporto con i compagni».

Tutti dicono a Napoli è una missione impossibile, il suo pensiero qual è?

«Andiamo per fare nostra gara. L'abbiamo preparata bene. Loro sono una grande squadra ma noi abbiamo dimostrato che possiamo fare male a chiunque. Mi hanno detto che lo scorso campionato il Cagliari ha vinto, speriamo di ripeterci domani».

Leonardo Semplici che cosa ha portato?

«Abbiamo maggiore libertà di interpretazione durante la partita, oltre ai cambiamenti sul piano tattico. Il mister parla tanto con noi, ci incoraggia è sempre positivo. Ci siamo rimboccati le maniche, consapevoli che la salvezza la dobbiamo ai nostri tifosi alla società e anche a noi stessi».

Giulini che presidente è?

«Il fatto che stia così vicino alla squadra è uno stimolo in più. Lui viene spesso ad Assemini, parla con noi e ci dà la carica».

Godin, Nainggolan e Joao Pedro, sono loro i leader dello spogliatoio?

«Sicuramente sono giocatori che hanno calcato palcoscenici importanti. Ma anche altri come Pavoletti e Cragno sono punti di riferimento perchè hanno esperienza. I loro consigli sono preziosi soprattutto per noi giovani».

Perchè siete convinti che il Cagliari si salverà?

«Perchè lo vogliamo con tutte le nostre forze. Abbiamo fatto passi avanti in classifica ma non è finita. Credo che la partita più importante sarà quella di Benevento, uno scontro diretto che non possiamo sbagliare. Ho tanta fiducia, alla fine vedrete che ce la faremo».

Sogna un grande club nel suo futuro?

«Ho firmato un contratto che scade al 2024. In questo momento sono concentrato solo su una cosa: conquistare la salvezza e non penso assolutamente ad altre cose».

L'Italia le piace?

«Tantissimo. Lo stile di vita, le persone, anche il cibo. Tutto è molto simile alla Romania».

Come sta a Cagliari, che rapporto ha con la città?

«Sono qui con la mia fidanzata Crina, stiamo benissimo. Quando possiamo andare in centro a lei piace tanto girare, andare al Bastione, percorrere la via Roma. Poi andiamo spesso al Poetto».

Chi è il miglior centrocampista italiano?

«Sono due, Verratti e Barella. Entrambi giocatori importanti della vostra nazionale».

Il calcio in Romania?

«Il livello generale è cresciuto. Noi giocatori giovani stiamo facendo bene, in tanti siamo andati all'estero e questo ci permette di migliorarci e fare esperienza».

Ma anche lei è un punto fermo della Nazionale, è stato anche capitano. Vi qualificherete per i prossimi Mondiali?

«Siamo in un girone complicato e non abbiamo cominciato bene. Ce la metteremo tutta. Indossare quella maglia è un'emozione che a parole non si può spiegare. Si provano delle sensazioni particolari».

Lei è stato all'Ajax, il suo idolo è Hagi o Cruijff?

«Hagi, non c'è dubbio. Lo seguivo da bambino e ho avuto la fortuna di essere un suo giocatore. Mi ha insegnato tante cose, qualche segreto del mestiere da lui l’ho imparato. E' stato il più grande calciatore romeno».

Le strette di mano hanno ancora un valore?

Per me sì. Vale più di una firma tra persone corrette».

Dopo il calcio, passa il tempo sui social? Legge?

«Dipende. Il computer lo uso molto, i videogiochi mi piacciono e mi divertono. Ma anche fare una passeggiata, andare a cena fuori. Ora sono cose che non possiamo fare e dico la verità, un po’ mi mancano».

Qual è il suo rapporto con i soldi?

«Penso al futuro e metto qualcosa da parte. La vita professionale dei calciatori è corta, dobbiamo organizzarci per tempo. Se mi devo togliere qualche sfizio lo faccio per l'abbigliamento. Mi piace vestirmi bene ed essere al passo con la moda».

Mai capitato di pensare: oggi non ho voglia di allenarmi?

«Mai. Questa è la mia professione, quella che mi piace. Allenarmi è fondamentale per migliorarmi. Il lavoro non mi fa paura. Io negli allenamenti mi impegno tantissimo. So che posso crescere ancora e voglio farlo, naturalmenre sempre con umiltà».

A Napoli lei non ci sarà, quanto le dispiace?

«Tantissimo, io voglio giocare sempre, soffro a stare fuori. È la seconda volta in carriera che sono squalificato per aver preso cinque ammonizioni. Ho sempre preso pochi gialli. Spero la squadra mi faccia gioire da casa, seduto davanti al televisore».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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