«Dinamo sempre tra le big è già un grande risultato»

La bandiera Emanuele Rotondo lancia la volata playoff dei biancoblù «Sotto Milano, che è fuori classifica, ci sono quattro squadre che si equivalgono»

SASSARI. Emanuele Rotondo, con due partite di regular season ancora da giocare, la Dinamo è già certa del quinto posto ma può ancora raggiungere la quarta piazza. Come valuta la stagione dei biancoblù?

«Chiaramente è stata una stagione un po’ strana per tutte le squadre. Credo che la Dinamo sia andata in linea con le aspettative, pagando un prezzo abbastanza alto a un unico periodo di tracollo avuto in seguito al momento in cui è stata necessaria la quarantena».

È stata la stagione della lotteria covid”. Ora tocca a Brindisi.

«Purtroppo sì, è una cosa incontrollabile per tutti, che era in preventivo. A turno quasi tutte le squadre patito assenze importanti o addirittura un blocco forzato. A Brindisi sta capitando nel momento peggiore possibile, eranola squadra più in forma della serie A, ma alla Dinamo non è andata molto meglio».

In che senso?

«Quando ci sono stati quei contagi la Dinamo stava giocando veramente bene, era arrivata a un buon livello di gioco e stavano entrando in piena forma anche le “seconde linee”, oltre ai soliti trascinatori. Il linguaggio del corpo e la sicurezza mostravano che ormai il gruppo stava arrivando a un tipo di chimica simile a quella del primo anno di Pozzecco. Quello stop le ha tagliato le gambe, sono usciti dalla coppa e hanno perso un po’ di terreno in campionato. Ma ora sono in pieno progresso».

Dove può arrivare il Banco?

«Secondo me è ancora in tempo per fare tutto. Se togliamo Milano, che ha davvero un’altra squadra rispetto a tutte le altre, dalla seconda alla quinta può succedere di tutto: Virtus, Brindisi, Dinamo e Venezia, in qualsiasi ordine, sono tutte allineate e sono le squadre che andranno a scornarsi per provare a dare fastidio a Milano».

Pronostico chiuso?

«L’Olimpia, lo ripeto, ha davvero un potenziale di un altro livello. In generale, sarà un gran bel finale di campionato: la bellezza di questo sport sono le serie a eliminazione diretta. Con l’aggiunta del fatto che a fine stagione giocano tutte meglio: hanno aggiustato i roster e cambiato qualcosa a livello tattico. Tutte si conoscono bene».

Bilan è tra i cinque in lizza per il titolo di Mvp. A chi darebbe il riconoscimento?

«Senza dubbio a lui. Per impatto, peso specifico e costanza di rendimento è stato incredibile. La Dinamo ha un asse tipo quello Stockton-Malone, tanto caro agli appassionati della mia generazione».

Facile indovinare chi sia lo Stockton della situazione.

«Miro Bilan e Marco Spissu secondo me sono stati incredibili. Marco lo metto tra i migliori tre play del campionato».

E gli altri “big”?

«Burnell nel rapporto qualità prezzo è veramente un coniglio tirato fuori dal cilindro. Era da anni che non vedevo un americano di sistema come lui. È efficace, sa fare di tutto, spalle a canestro è forte, gioca bene senza palla ed è un fattore in difesa. Davvero una grande presa. Bendzius, se vogliamo, non è una sorpresa, ma si è dimostrato un attaccante micidiale. Nel momento in cui è calato, la Dinamo ha fatto fatica».

Marco Spissu si trova in una fase della sua carriera che lei ha già vissuto: si è consacrato ad alto livello, giocando nella sua città, ma ora gli orizzonti si sono allargati a dismisura. Se arrivasse una chiamata importante, al suo posto cosa farebbe?

«Da questo punto di vista io sono un esempio particolare, perché ho fatto una scelta estrema: scelsi di restare a Sassari, nonostante avessi richieste importanti, perché volevo conquistare la A1 con questa maglia. È una scelta che non ha pagato, ma per me il massimo era quello, ci ho creduto e non posso dire di essermene mai pentito. Ma lui mi sembra che abbia una mentalità completamente diversa».

In che senso?

«Ha dimostrato di avere fame e voglia di migliorare andando fuori sin da ragazzino, partendo dai bassifondi. Ora ha 26 anni ed è andato vicino a fare il massimo rispetto a quello che poteva fare con la Dinamo. Dipende da cosa vuole fare: se arrivasse una chiamata da una squadra di livello superiore, non ci vedrei niente di strano se lui volesse seguire obiettivi più grandi. Se avesse ambizioni di fare un ulteriore step, sarebbe legittimo».

Dall’alto degli oltre 6mila punti segnati in carriera, Emanuele Rotondo in questa serie A come si sarebbe collocato?

«Io in serie A1 non ci sono mai arrivato, ma quel tempo questo campionato era veramente un’orbita spaziale. Quando sono andato in nazionale ho trovato gente che vedevo giocare il mercoledì in tv. In A2 c’erano due stranieri super e italiani di alto livello, si giocava un ottimo basket. Questo non per fare il vecchio trombone, ma solo per fare un raffronto. Allora mettiamola così: molto spesso quando vedo giocare la Dinamo, penso a quanto mi sarebbe piaciuto giocare una di queste partite».

La Fip regionale ha appena eletto Tore Serra: qualche consiglio per il nuovo presidente?

«Attraversiamo un momentaccio anche al di là del Covid. Con quest’ultima bastonata, che ha causato un’enorme dispersione nel minibasket, bisogna ripartire non da zero, ma da sottozero. Ci sono sempre meno società, in certe categorie si fa fatica ad avere un numero sufficiente di squadre, senza parlare del femminile. I settori giovanili dovrebbero essere aiutati a crescere, non solo a livello economico. Bisogna smettere di farsi la guerra tra un pollaio e l’altro, bisogna collaborare e venirsi incontro. Abbiamo bisogno di far uscire ragazzi che possano giocare al miglior livello possibile. Siamo bassi? Non importa, lavoriamo per far uscire un altro Spissu. Serra è un uomo di basket, in questa situazione non ha un compito facile, ma deve provare a rifondare, partendo dai vivai, dai tecnici, che devono essere formati e pagati. Gli auguro davvero un buon lavoro».

WsStaticBoxes WsStaticBoxes