«Gsd, l’importante era esserci»
Tre sconfitte a testa alta per i turritani nella Coppa Campioni in carrozzina
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SASSARI. L’unica sarda, dopo la Dinamo in piedi, a prendere parte a una competizione internazionale in piena pandemia. Oltre all’ottavo posto finale in bacheca, la Key Estate GSD Porto Torres di basket in carrozzina fa rientro a casa, dopo la trasferta in terra tedesca, anche con la consapevolezza di aver fatto il massimo per regalare lustro e soddisfazione al proprio territorio e ai propri tesserati. Il sodalizio presieduto da Bruno Falchi è reduce da una quattro giorni di basket giocato alla Rittal Arena di Wetzlar.
In campo, nella Coppa Campioni, c’erano le altre sette squadre più forti d’Europa. In albergo, invece mille restrizioni. «Abbiamo disputato una manifestazione durissima – spiega Falchi – due tamponi al giorno e una vera e propria bolla protetta. Nessuno poteva uscire dall’albergo se non per disputare la partita». Sul perché i turritani abbiamo comunque deciso di prendere parte a una competizione in un momento così complicato, Falchi è serafico. «Quando vieni invitato dalla federazione internazionale a giocare con le migliori squadre d’Europa non puoi dire di no – spiega – per quanto non avessimo una squadra super competitiva e nonostante le mille difficoltà, soprattutto a livello economico, non potevo togliere una vetrina così importante ai miei ragazzi».
Poi c’è il capitolo Porto Torres. «Un torneo del genere è una vetrina a cui tutti i giocatori aspirano. È però soprattutto un’occasione unica per portare in alto il nome della nostra città. Credo fermamente che terminato questo orribile periodo, la mia squadra, un giorno, riceverà la visibilità che merita, sia da parte degli sponsor che degli appassionati».
Tornando ai risultati del campo il plauso lo merita tutta la comitiva turritana. Sconfitta nella gara d’esordio per 81-45 dalla forte compagine spagnola del CD Ilunion, con la squadra comunque capace di rimanere in partita sino all’uscita di scena per falli del suo cecchino Sophyane Mehaoui (autore di 31 punti), i sardi hanno faticato parecchio anche con la Bsr Ace Gran Canaria (39-81). Ieri, nella finale per il 7°/8° posto la reazione c’è stata ma non il risultato (78-43 con i tedeschi del Rahden). In serata Porto Torres ha fatto rientro in Sardegna portando nel cuore, comunque, enorme soddisfazione. Quella di esserci stati, nonostante tutto.
Mauro Farris
In campo, nella Coppa Campioni, c’erano le altre sette squadre più forti d’Europa. In albergo, invece mille restrizioni. «Abbiamo disputato una manifestazione durissima – spiega Falchi – due tamponi al giorno e una vera e propria bolla protetta. Nessuno poteva uscire dall’albergo se non per disputare la partita». Sul perché i turritani abbiamo comunque deciso di prendere parte a una competizione in un momento così complicato, Falchi è serafico. «Quando vieni invitato dalla federazione internazionale a giocare con le migliori squadre d’Europa non puoi dire di no – spiega – per quanto non avessimo una squadra super competitiva e nonostante le mille difficoltà, soprattutto a livello economico, non potevo togliere una vetrina così importante ai miei ragazzi».
Poi c’è il capitolo Porto Torres. «Un torneo del genere è una vetrina a cui tutti i giocatori aspirano. È però soprattutto un’occasione unica per portare in alto il nome della nostra città. Credo fermamente che terminato questo orribile periodo, la mia squadra, un giorno, riceverà la visibilità che merita, sia da parte degli sponsor che degli appassionati».
Tornando ai risultati del campo il plauso lo merita tutta la comitiva turritana. Sconfitta nella gara d’esordio per 81-45 dalla forte compagine spagnola del CD Ilunion, con la squadra comunque capace di rimanere in partita sino all’uscita di scena per falli del suo cecchino Sophyane Mehaoui (autore di 31 punti), i sardi hanno faticato parecchio anche con la Bsr Ace Gran Canaria (39-81). Ieri, nella finale per il 7°/8° posto la reazione c’è stata ma non il risultato (78-43 con i tedeschi del Rahden). In serata Porto Torres ha fatto rientro in Sardegna portando nel cuore, comunque, enorme soddisfazione. Quella di esserci stati, nonostante tutto.
Mauro Farris
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