«Il mio gol più bello contro il tumore»
di Gianna Zazzara
Su Instagram la confessione del cagliaritano, capitano del Lecce. «Sbaglio un rigore? Chi se ne frega, io ho già vinto»
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SASSARI. Martedì è sceso in campo contro il Monza e ha fallito il gol del pareggio per il Lecce. «Ma di tutti gli errori che faccio, di un rigore alto o di un errore davanti al portiere, di tutte queste cose non me ne frega un c...o. Io ho già vinto». E il perché il capitano dei salentini Marco Mancosu, 32 anni, cagliaritano, lo ha spiegato ieri sul suo account Instagram.
«Mi sono operato il 26 marzo. Di tumore... I medici mi hanno detto che la mia stagione era finita e che dovevo pensare all’anno prossimo, dopo due settimane ero in campo a correre. Dopo un mese sarei dovuto tornare a Milano per sapere se dovessi fare la chemio o meno, non ci sono ancora andato perché voglio fare la cosa che amo di più al mondo, giocare al calcio, poi si vedrà a fine campionato. Io ho già vinto». Accanto alle parole un’immagine tenerissima di lui con la sua bambina.
Per un mese Mancosu ha mantenuto il segreto. Dopo l’intervento ha saltato quattro partite ad aprile. Tutti credevano si trattasse di una appendicite, invece ieri il capitano del Lecce ha raccontato la verità, una verità dolorosa. «Ho visto un mondo che non avrei mai pensato di conoscere, ho visto il terrore negli occhi delle persone che amo, ho visto il terrore e la preoccupazione di mia moglie che per lo stesso motivo ha perso il padre quest’estate, ho avuto la paura di non poter crescere mia figlia, ho fatto esami nei migliori centri italiani con a fianco gente che ad oggi non so nemmeno se sia viva, se sia riuscita a superare la propria malattia». Quando i medici gli hanno annunciato la malattia Mancosu, però, non si è arreso. «In quella sala d’aspetto non ci sono ragioni sociali, non conta se sei un avvocato, un calciatore, un presidente o un normalissimo impiegato, là siamo tutti uguali, tutti alle prese con qualcosa che non possiamo controllare. La vita può non essere sempre giusta perché non penso che né io né nessun altro a questo mondo meriti di avere un tumore ma penso anche che non debba mai mancare il coraggio, il coraggio di affrontare ogni tipo di avversità che la vita ci mette davanti, il coraggio di prendersi responsabilità, il coraggio di mostrarsi deboli ed essere più forti di quanto si creda». Infine le scuse per aver nascosto la malattia. «Ho deciso di parlarne solo ora perché prima non mi sentivo pronto, avevo bisogno di viverla in riservatezza con le persone che amo e per questo mi voglio scusare con chi ho mentito per nascondere il reale motivo del mio problema. Mi sono operato il 26 marzo e da quel giorno sono ancora più orgoglioso di me stesso e di chi ho a fianco».
I suoi compagni lo hanno accolto a braccia aperte, lo scorso weekend, quando è tornato in campo contro il Cittadella per guidarli verso la promozione in serie A. I suoi compagni sapevano. Il 2 aprile Stefano Pettinari aveva dedicato il gol contro la Salernitana a Mancosu, mostrando ai tifosi la sua maglia. «Ci manchi tantissimo, ti aspettiamo capitano», aveva scritto in un post. E ora il capitano è tornato. Alla fine del campionato mancano due giornate e il Lecce vuole la A. Guidato da capitan Mancosu.
«Mi sono operato il 26 marzo. Di tumore... I medici mi hanno detto che la mia stagione era finita e che dovevo pensare all’anno prossimo, dopo due settimane ero in campo a correre. Dopo un mese sarei dovuto tornare a Milano per sapere se dovessi fare la chemio o meno, non ci sono ancora andato perché voglio fare la cosa che amo di più al mondo, giocare al calcio, poi si vedrà a fine campionato. Io ho già vinto». Accanto alle parole un’immagine tenerissima di lui con la sua bambina.
Per un mese Mancosu ha mantenuto il segreto. Dopo l’intervento ha saltato quattro partite ad aprile. Tutti credevano si trattasse di una appendicite, invece ieri il capitano del Lecce ha raccontato la verità, una verità dolorosa. «Ho visto un mondo che non avrei mai pensato di conoscere, ho visto il terrore negli occhi delle persone che amo, ho visto il terrore e la preoccupazione di mia moglie che per lo stesso motivo ha perso il padre quest’estate, ho avuto la paura di non poter crescere mia figlia, ho fatto esami nei migliori centri italiani con a fianco gente che ad oggi non so nemmeno se sia viva, se sia riuscita a superare la propria malattia». Quando i medici gli hanno annunciato la malattia Mancosu, però, non si è arreso. «In quella sala d’aspetto non ci sono ragioni sociali, non conta se sei un avvocato, un calciatore, un presidente o un normalissimo impiegato, là siamo tutti uguali, tutti alle prese con qualcosa che non possiamo controllare. La vita può non essere sempre giusta perché non penso che né io né nessun altro a questo mondo meriti di avere un tumore ma penso anche che non debba mai mancare il coraggio, il coraggio di affrontare ogni tipo di avversità che la vita ci mette davanti, il coraggio di prendersi responsabilità, il coraggio di mostrarsi deboli ed essere più forti di quanto si creda». Infine le scuse per aver nascosto la malattia. «Ho deciso di parlarne solo ora perché prima non mi sentivo pronto, avevo bisogno di viverla in riservatezza con le persone che amo e per questo mi voglio scusare con chi ho mentito per nascondere il reale motivo del mio problema. Mi sono operato il 26 marzo e da quel giorno sono ancora più orgoglioso di me stesso e di chi ho a fianco».
I suoi compagni lo hanno accolto a braccia aperte, lo scorso weekend, quando è tornato in campo contro il Cittadella per guidarli verso la promozione in serie A. I suoi compagni sapevano. Il 2 aprile Stefano Pettinari aveva dedicato il gol contro la Salernitana a Mancosu, mostrando ai tifosi la sua maglia. «Ci manchi tantissimo, ti aspettiamo capitano», aveva scritto in un post. E ora il capitano è tornato. Alla fine del campionato mancano due giornate e il Lecce vuole la A. Guidato da capitan Mancosu.
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