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Acuto di Caruso, Bernal a un passo dal trionfo

Acuto di Caruso, Bernal a un passo dal trionfo

Giro d’Italia. Impresa del siciliano nella penultima tappa, oggi la cronometro finale sino a Milano

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ROMA. Sull'Alpe Motta, a ridosso della Valle dello Spluga, in provincia di Sondrio, la classe operaia si prende la licenza di salire in paradiso. E di rimanerci. Non è la prima volta, almeno nel ciclismo, né sarà l'ultima.

A condurla per mano un siciliano che, a differenza di altri suoi illustri colleghi, non ha scelto di dimorare all'estero, bensì a qualche centinaio di metri da Punta Secca, il regno magico e suggestivo di Montalbano, il commissario creato dalla fantasia di Andrea Camilleri. Damiano Caruso, una vita a trascinare campioni più o meno degni di questa definizione, si è liberato di ogni etichetta e, nel Giro d'Italia che si conclude oggi a Milano, è assurto a guerriero, conquistando la penultima tappa. Ma, soprattutto, blindando il secondo posto nella classifica generale alle spalle di Egan Bernal, a 30 chilometri dal trionfo in rosa, ma ieri costretto a difendersi dagli assalti del siciliano che, partito in discesa, gli ha rosicchiato quasi mezzo minuto.

Doveva essere il giorno di Simon Yates è stata l'apoteosi di Caruso, ex gregario di lusso, divenuto capitano in pectore della Bahrain, dove arrivò per 'scortare’ Vincenzo Nibali. Se non avesse scelto il sempre più raro e raffinato stile 'low-profilè di una vita vissuta a trainare capitani di lungo corso, chissà Damiano dove sarebbe potuto arrivare. La protezione, del resto, è nel suo Dna, non a caso suo padre poliziotto era uno degli 'angeli custodi’ del giudice Giovanni Falcone.

Il 104/o Giro d'Italia ha proiettato l'ibleo in una dimensione nuova, promuovendolo leader al posto dello sfortunato Mikel Landa, caduto e ritirato dopo poche tappe. È stato a quel punto che Caruso, senza accusare il peso di una leadership improvvisa quanto casuale ha cominciato a pensare in grande e a pedalare questa volta per se stesso. Come ieri, quando nell'ultima discesa è andato via a tutta, scavando un solco fra sé, il primo della classifica generale (Bernal) e il terzo (Yates), salendo definitivamente sul podio.

Il Giro d'Italia oggi, a meno di clamorosi colpi di scena, incoronerà Bernal. Il colombiano aveva scelto la corsa di Rcs Sport per vincerla e così sarà. Molto del merito di questo trionfo va alla Ineos e a corridori come Daniel Martinez, ieri terzo al traguardo, o lo stratega Castroviejo. Sono stati loro gli scudieri del colombiano che, dopo il Tour, mette in bacheca anche il Trofeo senza fine, distante solo 30,3 chilometri: sono quelli che separano Senago da Milano.



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