Cagliari, l’uomo Semplici schietto, diretto e pieno di valori
Roberto Muretto
Prima intervista del mister dopo il rinnovo: «Sono diventato allenatore quasi per caso»
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CAGLIARI. Pane al pane, vino al vino. Schietto, diretto. Leonardo Semplici parla per la prima volta da quando ha firmato il rinnovo del contratto col Cagliari. Il tecnico si apre a 360 gradi. Dagli affetti, ai pregi e difetti del mondo del calcio. Un allenatore innamorato del proprio lavoro, legatissimo alla famiglia. «È stata la prima volta, negli scorsi mesi, che ho sentito la mancanza. Non avevo mai lavorato così lontano da casa, se ci aggiungiamo i problemi legati al covid, non sempre sono potuto rientrare. Ho due figli, Niccolò di 26 anni che ha una propria attività e Filippo di 23, studente di scienze motorie». Il mister si ferma, prende fiato e aggiunge: «Nel 2016 è morto mio padre Silvano. Lui era il mio primo tifoso, non ha vissuto la mia crescita da allenatore, sarebbe stato felicissimo».
Il carattere. Il mister del Cagliari è una persona che tiene molto ai rapporti, li basa sul rispetto e sulla stima reciproca. «Sono una persona molto socievole, vedo sempre il bicchiere mezzo pieno. Mi piace cercare il buono nelle persone, mai le cose negative. Il mio cognome mi rappresenta benissimo. Per quanto riguarda l'aspetto professionale è una passione nata per caso. Quando ho smesso di giocare facevo l'agente di commercio, avevo una società di pellami con mio padre. Un presidente di una società del campionato di Eccellenza mi ha proposto di allenare la sua squadra ed ho subito vinto il campionato. E' cominciato tutto così ed è diventato il mio lavoro».
Leonardo e la Sardegna. La prima volta nell'isola a vent'anni, quando è stato ingaggiato dal Sorso nell'allora serie C2. «Mi ricordo del presidente Campus, per me era la prima volta fuori di casa. Non è stata una bella esperienza sul piano sportivo ma mi ha fatto crescere come uomo. Ricordo che già dalla mattina nella piazzetta del paese i tifosi ci volevano offrire del vino, ma noi ci limitavamo a qualche bibita». L'amore per l'isola è nato quasi spontaneamente. «Il mare, i paesaggi, le persone che ti danno il cuore, anche se all'inizio sono un po' diffidenti. Da quel momento tutti gli anni sono venuto a fare le vacanze. La spiaggia del Poetto mi ha entusiasmato, spero di avere più tempo per girare un po', con la pandemia non l'ho potuto fare». E poi la cucina: «Il maialetto come lo preparate qui è uno spettacolo. Mi è piaciuto così tanto che lo mangio abbastanza spesso».
L'uomo Semplici. I toscani si distinguono per l'ironia e la verve polemica. «Un po' polemici di natura lo siamo - ammette -. Mai contenti di quello che facciamo, vogliamo sempre fare meglio». Ma c'è qualcosa che il tecnico rossoblù proprio non tollera: «L'Ipocrisia, le bugie. Non mi piace essere preso in giro. Sono una persona trasparente, rispetto e pretendo rispetto. Questi sono valori trasmessi dalla mia famiglia, fanno parte del mio bagaglio culturale». Valori che non tradisce nel proprio lavoro. «Ho avuto delle discussioni con i calciatori ma sempre nella normalità. Mi piace essere schietto, nel bene e nel male». Da buon toscano, Leonardo è una persona istintiva. «Sono uno di pancia, vado a sensazione. Il lavoro che ho fatto in precedenza mi ha aiutato a riconoscere chi ho davanti dopo pochi minuti che ci parlo». Poi una riflessione. «Conosco il significato della parola sacrificio, i miei genitori mi hanno insegnato a dare giusto valore al denaro. Qualche sfizio me lo sono tolto ma resto umile».
Racconti. Quando deve fare un salto indietro con la memoria e parla della scuola dice subito: «Ho frequentato un istituto professionale ma studiare mi piaceva poco. Da grande ho studiato calcio. Mi aggiorno costantemente. Spesso penso che lo stesso non facevo con i libri scolastici». L'adolescenza, i ricordi di quando era ragazzino. «Sono credente e praticante da sempre. Ma se mi parlate di politica vi fermo subito, non ho un gran rapporto con questa materia. Mi tengo informato ma l'opinione me la faccio da solo, senza farmi condizionare». La musica non è il suo forte: «Mi piace quella pop e mi fermo qui». E i social? «Sono un mezzo importante per comunicare e informarsi, canali necessari al giorno d'oggi. Non ne faccio un uso smisurato».
Pregi e difetti del calcio. Spesso c'è la tendenza a dire parole di circostanza. Leonardo Semplici esplicita concetti chiarissimi. «L'allenatore oggi è un gestore di un gruppo e di tante dinamiche. Deve riuscire attraverso la sua personalità, le idee e la credibilità che si è costruito, a coniugare tutte le forze che ruotano attorno alla squadra perchè spingano nella stessa direzione. Non è un lavoro facile. È quello che abbiamo fatto noi in questa stagione, raggiungendo un traguardo che ad un certo punto sembrava impossibile». La fedeltà nel calcio una volta era un valore aggiunto. Oggi? «Sta scemando - sottolinea Semplici con amarezza -, le bandiere ormai non esistono quasi più». Eppure c'è ancora chi bacia la maglia. «Se lo fa col cuore è un gesto bellissimo. Non mi permetto di giudicare, intanto sono poi i fatti a farlo. Quello che non mi piace è che quando uno cambia squadra e fa gol non esulta. Per me è un errore, siamo professionisti e sappiamo che prima puoi essere qui e poi là». Il calcio gli ha dato e tolto qualcosa ma Semplici non rinnega nulla. «Tutte le esperienze negative o positive ti fanno crescere e ti permettono di migliorarti. Non cancello proprio nulla di quanto ho fatto, discorso che vale anche per la vita privata».
Il Cagliari che verrà. Semplici è stato messo in discussione. La sua conferma è stata in bilico. Poi l'incontro col presidente Giulini e il direttore sportivo Capozucca. «Abbiamo chiarito tante cose. Parlato anche degli errori commessi per evitare che vengano ripetuti. Presidente e direttore sono ambiziosi. Faremo delle rinunce ma sono sicuro che costruiremo una bella squadra». Le voci sul suo possibile addio le ha sentite ma: «Cose di calcio. Sono sempre stato sereno. Non ho mai avuto dubbi, dal primo momento ero convinto che sarei rimasto qui. Per me essere allenatore del Cagliari è importante e anche un onore. Noi rappresentiamo una regione, sappiamo l'attaccamento dei sardi al Cagliari. Capisci subito che qui c'è un'identità precisa , senso di appartenenza e ti cali subito nella realtà».
Punti fermi. Ci saranno diverse partenze, il monte ingaggi deve essere alleggerito. Il bilancio non va mai perso di vista. Joao Pedro, Pavoletti e Ceppitelli rappresentano lo zoccolo duro della squadra. «Giocatori importanti, sia in campo che fuori. Incarnano lo spirito del Cagliari. Hanno dimostrato attaccamento alla maglia, disponibilità al sacrificio. Così comunque come tutto il gruppo di straordinari ragazzi che ho guidato. Queste caratteristiche ci hanno permesso di mantenere la categoria». Idee chiare anche su quello che sarà il modulo tattico. «Partiremo dal 3-4-2-1. Abbiamo tanti giocatori adatti a questo schema. Però sapete che non sono integralista, mi piace che la squadra sappia cambiare pelle a partita in corso». Nainggolan vorrebbe finire la carriera in Sardegna ma c'è l'ostacolo Inter. «Un grande giocatore, con esperienza e tanta qualità. Chiaro che mi piacerebbe averlo con noi. Nel finale di stagione è stato fondamentale. Radja vuole bene alla Sardegna, vive qui da tanti anni, lui sa più di altri cosa vuol dire indossare la maglia rossoblù».
Promessa. «Mi auguro di essere quell'allenatore che porta a casa i risultati che i tifosi desiderano». Leonardo Semplici conclude così una "confessione" che forse lo farà conoscere meglio ai tifosi e forse ai dirigenti del Cagliari che gli hanno dato fiducia, sperano sia lui il timoniere che farà compiere alla squadra l’auspicato salto di qualità che da qualche anno viene rimandato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il carattere. Il mister del Cagliari è una persona che tiene molto ai rapporti, li basa sul rispetto e sulla stima reciproca. «Sono una persona molto socievole, vedo sempre il bicchiere mezzo pieno. Mi piace cercare il buono nelle persone, mai le cose negative. Il mio cognome mi rappresenta benissimo. Per quanto riguarda l'aspetto professionale è una passione nata per caso. Quando ho smesso di giocare facevo l'agente di commercio, avevo una società di pellami con mio padre. Un presidente di una società del campionato di Eccellenza mi ha proposto di allenare la sua squadra ed ho subito vinto il campionato. E' cominciato tutto così ed è diventato il mio lavoro».
Leonardo e la Sardegna. La prima volta nell'isola a vent'anni, quando è stato ingaggiato dal Sorso nell'allora serie C2. «Mi ricordo del presidente Campus, per me era la prima volta fuori di casa. Non è stata una bella esperienza sul piano sportivo ma mi ha fatto crescere come uomo. Ricordo che già dalla mattina nella piazzetta del paese i tifosi ci volevano offrire del vino, ma noi ci limitavamo a qualche bibita». L'amore per l'isola è nato quasi spontaneamente. «Il mare, i paesaggi, le persone che ti danno il cuore, anche se all'inizio sono un po' diffidenti. Da quel momento tutti gli anni sono venuto a fare le vacanze. La spiaggia del Poetto mi ha entusiasmato, spero di avere più tempo per girare un po', con la pandemia non l'ho potuto fare». E poi la cucina: «Il maialetto come lo preparate qui è uno spettacolo. Mi è piaciuto così tanto che lo mangio abbastanza spesso».
L'uomo Semplici. I toscani si distinguono per l'ironia e la verve polemica. «Un po' polemici di natura lo siamo - ammette -. Mai contenti di quello che facciamo, vogliamo sempre fare meglio». Ma c'è qualcosa che il tecnico rossoblù proprio non tollera: «L'Ipocrisia, le bugie. Non mi piace essere preso in giro. Sono una persona trasparente, rispetto e pretendo rispetto. Questi sono valori trasmessi dalla mia famiglia, fanno parte del mio bagaglio culturale». Valori che non tradisce nel proprio lavoro. «Ho avuto delle discussioni con i calciatori ma sempre nella normalità. Mi piace essere schietto, nel bene e nel male». Da buon toscano, Leonardo è una persona istintiva. «Sono uno di pancia, vado a sensazione. Il lavoro che ho fatto in precedenza mi ha aiutato a riconoscere chi ho davanti dopo pochi minuti che ci parlo». Poi una riflessione. «Conosco il significato della parola sacrificio, i miei genitori mi hanno insegnato a dare giusto valore al denaro. Qualche sfizio me lo sono tolto ma resto umile».
Racconti. Quando deve fare un salto indietro con la memoria e parla della scuola dice subito: «Ho frequentato un istituto professionale ma studiare mi piaceva poco. Da grande ho studiato calcio. Mi aggiorno costantemente. Spesso penso che lo stesso non facevo con i libri scolastici». L'adolescenza, i ricordi di quando era ragazzino. «Sono credente e praticante da sempre. Ma se mi parlate di politica vi fermo subito, non ho un gran rapporto con questa materia. Mi tengo informato ma l'opinione me la faccio da solo, senza farmi condizionare». La musica non è il suo forte: «Mi piace quella pop e mi fermo qui». E i social? «Sono un mezzo importante per comunicare e informarsi, canali necessari al giorno d'oggi. Non ne faccio un uso smisurato».
Pregi e difetti del calcio. Spesso c'è la tendenza a dire parole di circostanza. Leonardo Semplici esplicita concetti chiarissimi. «L'allenatore oggi è un gestore di un gruppo e di tante dinamiche. Deve riuscire attraverso la sua personalità, le idee e la credibilità che si è costruito, a coniugare tutte le forze che ruotano attorno alla squadra perchè spingano nella stessa direzione. Non è un lavoro facile. È quello che abbiamo fatto noi in questa stagione, raggiungendo un traguardo che ad un certo punto sembrava impossibile». La fedeltà nel calcio una volta era un valore aggiunto. Oggi? «Sta scemando - sottolinea Semplici con amarezza -, le bandiere ormai non esistono quasi più». Eppure c'è ancora chi bacia la maglia. «Se lo fa col cuore è un gesto bellissimo. Non mi permetto di giudicare, intanto sono poi i fatti a farlo. Quello che non mi piace è che quando uno cambia squadra e fa gol non esulta. Per me è un errore, siamo professionisti e sappiamo che prima puoi essere qui e poi là». Il calcio gli ha dato e tolto qualcosa ma Semplici non rinnega nulla. «Tutte le esperienze negative o positive ti fanno crescere e ti permettono di migliorarti. Non cancello proprio nulla di quanto ho fatto, discorso che vale anche per la vita privata».
Il Cagliari che verrà. Semplici è stato messo in discussione. La sua conferma è stata in bilico. Poi l'incontro col presidente Giulini e il direttore sportivo Capozucca. «Abbiamo chiarito tante cose. Parlato anche degli errori commessi per evitare che vengano ripetuti. Presidente e direttore sono ambiziosi. Faremo delle rinunce ma sono sicuro che costruiremo una bella squadra». Le voci sul suo possibile addio le ha sentite ma: «Cose di calcio. Sono sempre stato sereno. Non ho mai avuto dubbi, dal primo momento ero convinto che sarei rimasto qui. Per me essere allenatore del Cagliari è importante e anche un onore. Noi rappresentiamo una regione, sappiamo l'attaccamento dei sardi al Cagliari. Capisci subito che qui c'è un'identità precisa , senso di appartenenza e ti cali subito nella realtà».
Punti fermi. Ci saranno diverse partenze, il monte ingaggi deve essere alleggerito. Il bilancio non va mai perso di vista. Joao Pedro, Pavoletti e Ceppitelli rappresentano lo zoccolo duro della squadra. «Giocatori importanti, sia in campo che fuori. Incarnano lo spirito del Cagliari. Hanno dimostrato attaccamento alla maglia, disponibilità al sacrificio. Così comunque come tutto il gruppo di straordinari ragazzi che ho guidato. Queste caratteristiche ci hanno permesso di mantenere la categoria». Idee chiare anche su quello che sarà il modulo tattico. «Partiremo dal 3-4-2-1. Abbiamo tanti giocatori adatti a questo schema. Però sapete che non sono integralista, mi piace che la squadra sappia cambiare pelle a partita in corso». Nainggolan vorrebbe finire la carriera in Sardegna ma c'è l'ostacolo Inter. «Un grande giocatore, con esperienza e tanta qualità. Chiaro che mi piacerebbe averlo con noi. Nel finale di stagione è stato fondamentale. Radja vuole bene alla Sardegna, vive qui da tanti anni, lui sa più di altri cosa vuol dire indossare la maglia rossoblù».
Promessa. «Mi auguro di essere quell'allenatore che porta a casa i risultati che i tifosi desiderano». Leonardo Semplici conclude così una "confessione" che forse lo farà conoscere meglio ai tifosi e forse ai dirigenti del Cagliari che gli hanno dato fiducia, sperano sia lui il timoniere che farà compiere alla squadra l’auspicato salto di qualità che da qualche anno viene rimandato.
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