Piccolissimi ma belli Uri sogna con l’Atletico
di Andrea Sini
Meno di tremila abitanti e il grande salto in serie D ormai a un passo La favola giallorossa può diventare realtà già domani pomeriggio a Bosa
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INVIATO A URI. Il profumo della festa non è stato ancora liberato per le vie del paese, ma nell’aria c’è qualcosa di frizzante che sa di attesa. Nella veranda esterna del bar La Sosta, un nutrito gruppo di clienti parla di strade da percorrere, di pullman da noleggiare, parla di Bosa. Non ci sono gite turistiche in programma, però: a Uri, minuscolo centro a 15 chilometri da Sassari e a meno di 20 da Alghero, ci si prepara ad affrontare una trasferta che può essere storica per l’intera comunità locale. Una realtà di meno di 3 mila abitanti, sulle colline del Coros, pronta a decollare verso il calcio interregionale.
La grande attesa. Samuele Salis, 25 anni, titolare del bar, serve un giro di birra in bottiglie da 0,66 e guarda gli avventori con gli occhi dell’impazienza. «Manca una vittoria, una vittoria sola. Dobbiamo sostenere i nostri ragazzi». I ragazzi sono i giallorossi di mister Massimiliano Paba: a tre giornate dal termine del campionato di Eccellenza, l’Atletico Uri è primo in classifica con 6 punti di vantaggio sull’Ossese. Domani alle 16 gioca a Bosa, domenica ospiterà il Guspini, per quella che potrebbe essere la grande festa. «Una sola vittoria nostra, o un solo passo falso loro, ed è fatta. Quasi non ci credo», dice Samuele con il trasporto di chi sta per toccare il cielo con un dito. La notte prima delle partite non dorme mai con sua moglie. «Sono troppo agitato – racconta –, mi giro, scalcio. Allora me ne vado in un’altra stanza. Seguo l’Atletico da quando ero bambino, insieme a mio fratello ho attraversato gli inferi, la Terza categoria, l’anonimato totale. Mio nonno, Primo Podda, è stato il primo presidente della squadra. La promozione in D sarebbe la nostra Champions League».
Un capitano fatto in casa. Come in ogni favola sportiva che si rispetti, anche qui c’è l’eroe a chilometro zero. Fabio Mura, attaccante di 25 anni cresciuto nel vivaio del Latte Dolce, è rientrato alla base ormai da 7 stagioni. Studi classici al Canopoleno, fresco vincitore di un concorso pubblico, il giovane bomber si massaggia la spalla lussata durante la gara vinta domenica con la San Marco e parla da veterano. «Più il livello sale – dice – più è difficile per una realtà così piccola avere in squadra un elemento locale. Sono fiero di rappresentare il mio paese ma ancor di più di far parte di un gruppo straordinario. Questa sinora è stata la nostra vera forza». Mentre sorseggia un caffè fuori dal bar El Borrachero, Mura incassa uno dopo l’altro i complimenti di due avventori, di un operatore ecologico al lavoro e i colpi di clacson festosi di almeno tre automobilisti di passaggio. «Il progetto viene da lontano – prosegue –, la società non ci fa mancare nulla e in cambio ci chiede soltanto impegno e serietà. Mai una situazione sgradevole, mai una parola fuori posto per metterci pressione. Stiamo bene insieme, siamo gli stessi da tanto tempo e non abbiamo smesso di allenarci neanche quando i campionati si sono fermati. Ci manca un ultimo passo. Ma arriviamo a questo appuntamento senza pressione, abbiamo vinto 16 partite su 18, siamo sereni e felici di godercela. Io qui ho perso 5 playoff in 6 anni, è ora di chiudere i conti e andare in D».
L’erba voglio. All’ingresso del paese, più o meno nel punto in cui l’addetto alla toponomastica si è guadagnato l’immortalità dando alle vie i nomi di Lev Tolstoj e Fausto Coppi, appare il verde brillante del “Campu nou”, intitolato a Ninetto Martinez. Il fondo in moderna erba sintetica non ha ancora compiuto due anni ed è uno dei vanti dell’amministrazione comunale. L’incredibile numero di striscioni pubblicitari che circondano a 360 gradi il terreno di gioco la dice lunga su come la dirigenza dell’Atletico Uri sia riuscita ad allargare la propria base. Negli spogliatoi, Giuseppe Paddeu, magazziniere e custode a tempo pieno, dà un ultimo colpo di straccio al pavimento e sentenzia. «A Bosa non bisogna fidarsi, non bisogna dare niente per scontato. Bisogna giocare e la festa eventualmente arriverà a tempo debito». Magari domenica, quando arriverà il Guspini. «Sarei ben felice di fare pulizie extra dopo una festa promozione», sorride.
La coesione della comunità. La sindaca Lucia Cirroni, professione avvocatessa, è in scadenza di mandato, non si ripresenterà ma ci tiene a non lasciare le cose a metà. Insieme all’assessore allo Sport, Andrea Russo, dalla scrivania all’interno del suo ufficio sfoglia documenti, sciorina dati e soprattutto certezze. La prima: se tutto andrà come deve andare, per giocare in serie D l’Atletico non dovrà emigrare. «Il finanziamento regionale da 150 mila euro per l’adeguamento dell’impianto è già a disposizione, i lavori partiranno appena verranno valutate le questioni tecniche legate al regolamento». La seconda: «L’investimento da 600 mila euro fatto due anni fa per trasformare lo sterrato in un campo in erba sintetica ha avuto l’effetto di una calamita sui giovani. E ora, con l’uscita – si spera – dalla pandemia, le strutture moderne ed efficienti faranno la differenza per riavvicinarli alla pratica sportiva». Anche perché tra il palasport(con fondo in parquet) che costeggia il campo “Martinez” e la tensostruttura polivalente con campo di calcetto attiguo, le alternative non mancano, come spiega l’assessore Russo. «In attività ci sono una società di pesistica, una di basket, due di karate, una seconda squadra di calcio nata da poco, lo Sporting, e sta per rinascere la squadra di pallavolo, che sino a un decennio fa era una storica realtà locale». «Siamo una realtà molto piccola ma abbiamo tante cose – aggiunge Lucia Cirroni –. Si fa tanto volontariato, ci sono associazioni culturali, due gruppi di balletto, tre cori, l’asilo nido, la scuola elementare, la ludoteca, la biblioteca, l’Avis, il centro estivo gratuito, la protezione civile, i barracelli, facciamo parte di circuiti legati al vino, all’olio, alla gastronomia e presto nel parco di Sant’Antonio verrà attrezzato un percorso benessere. E poi, sì, avere una squadra di calcio vincente fa davvero piacere».
L’ultimo sforzo. Nella veranda del bar La Sosta, intanto, Samuele serve un altro giro di birra ai clienti che iniziano a fantasticare sui nomi delle possibili avversarie della Penisola. Poi torna verso il bancone con gli occhi lucidi e sfoggia a sua moglie il sorriso di chi ha una sola certezza, anzi due: domani può essere il gran giorno. Anche stanotte dormirà nell’altra stanza.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La grande attesa. Samuele Salis, 25 anni, titolare del bar, serve un giro di birra in bottiglie da 0,66 e guarda gli avventori con gli occhi dell’impazienza. «Manca una vittoria, una vittoria sola. Dobbiamo sostenere i nostri ragazzi». I ragazzi sono i giallorossi di mister Massimiliano Paba: a tre giornate dal termine del campionato di Eccellenza, l’Atletico Uri è primo in classifica con 6 punti di vantaggio sull’Ossese. Domani alle 16 gioca a Bosa, domenica ospiterà il Guspini, per quella che potrebbe essere la grande festa. «Una sola vittoria nostra, o un solo passo falso loro, ed è fatta. Quasi non ci credo», dice Samuele con il trasporto di chi sta per toccare il cielo con un dito. La notte prima delle partite non dorme mai con sua moglie. «Sono troppo agitato – racconta –, mi giro, scalcio. Allora me ne vado in un’altra stanza. Seguo l’Atletico da quando ero bambino, insieme a mio fratello ho attraversato gli inferi, la Terza categoria, l’anonimato totale. Mio nonno, Primo Podda, è stato il primo presidente della squadra. La promozione in D sarebbe la nostra Champions League».
Un capitano fatto in casa. Come in ogni favola sportiva che si rispetti, anche qui c’è l’eroe a chilometro zero. Fabio Mura, attaccante di 25 anni cresciuto nel vivaio del Latte Dolce, è rientrato alla base ormai da 7 stagioni. Studi classici al Canopoleno, fresco vincitore di un concorso pubblico, il giovane bomber si massaggia la spalla lussata durante la gara vinta domenica con la San Marco e parla da veterano. «Più il livello sale – dice – più è difficile per una realtà così piccola avere in squadra un elemento locale. Sono fiero di rappresentare il mio paese ma ancor di più di far parte di un gruppo straordinario. Questa sinora è stata la nostra vera forza». Mentre sorseggia un caffè fuori dal bar El Borrachero, Mura incassa uno dopo l’altro i complimenti di due avventori, di un operatore ecologico al lavoro e i colpi di clacson festosi di almeno tre automobilisti di passaggio. «Il progetto viene da lontano – prosegue –, la società non ci fa mancare nulla e in cambio ci chiede soltanto impegno e serietà. Mai una situazione sgradevole, mai una parola fuori posto per metterci pressione. Stiamo bene insieme, siamo gli stessi da tanto tempo e non abbiamo smesso di allenarci neanche quando i campionati si sono fermati. Ci manca un ultimo passo. Ma arriviamo a questo appuntamento senza pressione, abbiamo vinto 16 partite su 18, siamo sereni e felici di godercela. Io qui ho perso 5 playoff in 6 anni, è ora di chiudere i conti e andare in D».
L’erba voglio. All’ingresso del paese, più o meno nel punto in cui l’addetto alla toponomastica si è guadagnato l’immortalità dando alle vie i nomi di Lev Tolstoj e Fausto Coppi, appare il verde brillante del “Campu nou”, intitolato a Ninetto Martinez. Il fondo in moderna erba sintetica non ha ancora compiuto due anni ed è uno dei vanti dell’amministrazione comunale. L’incredibile numero di striscioni pubblicitari che circondano a 360 gradi il terreno di gioco la dice lunga su come la dirigenza dell’Atletico Uri sia riuscita ad allargare la propria base. Negli spogliatoi, Giuseppe Paddeu, magazziniere e custode a tempo pieno, dà un ultimo colpo di straccio al pavimento e sentenzia. «A Bosa non bisogna fidarsi, non bisogna dare niente per scontato. Bisogna giocare e la festa eventualmente arriverà a tempo debito». Magari domenica, quando arriverà il Guspini. «Sarei ben felice di fare pulizie extra dopo una festa promozione», sorride.
La coesione della comunità. La sindaca Lucia Cirroni, professione avvocatessa, è in scadenza di mandato, non si ripresenterà ma ci tiene a non lasciare le cose a metà. Insieme all’assessore allo Sport, Andrea Russo, dalla scrivania all’interno del suo ufficio sfoglia documenti, sciorina dati e soprattutto certezze. La prima: se tutto andrà come deve andare, per giocare in serie D l’Atletico non dovrà emigrare. «Il finanziamento regionale da 150 mila euro per l’adeguamento dell’impianto è già a disposizione, i lavori partiranno appena verranno valutate le questioni tecniche legate al regolamento». La seconda: «L’investimento da 600 mila euro fatto due anni fa per trasformare lo sterrato in un campo in erba sintetica ha avuto l’effetto di una calamita sui giovani. E ora, con l’uscita – si spera – dalla pandemia, le strutture moderne ed efficienti faranno la differenza per riavvicinarli alla pratica sportiva». Anche perché tra il palasport(con fondo in parquet) che costeggia il campo “Martinez” e la tensostruttura polivalente con campo di calcetto attiguo, le alternative non mancano, come spiega l’assessore Russo. «In attività ci sono una società di pesistica, una di basket, due di karate, una seconda squadra di calcio nata da poco, lo Sporting, e sta per rinascere la squadra di pallavolo, che sino a un decennio fa era una storica realtà locale». «Siamo una realtà molto piccola ma abbiamo tante cose – aggiunge Lucia Cirroni –. Si fa tanto volontariato, ci sono associazioni culturali, due gruppi di balletto, tre cori, l’asilo nido, la scuola elementare, la ludoteca, la biblioteca, l’Avis, il centro estivo gratuito, la protezione civile, i barracelli, facciamo parte di circuiti legati al vino, all’olio, alla gastronomia e presto nel parco di Sant’Antonio verrà attrezzato un percorso benessere. E poi, sì, avere una squadra di calcio vincente fa davvero piacere».
L’ultimo sforzo. Nella veranda del bar La Sosta, intanto, Samuele serve un altro giro di birra ai clienti che iniziano a fantasticare sui nomi delle possibili avversarie della Penisola. Poi torna verso il bancone con gli occhi lucidi e sfoggia a sua moglie il sorriso di chi ha una sola certezza, anzi due: domani può essere il gran giorno. Anche stanotte dormirà nell’altra stanza.
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