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La Dinamo Women sogna in grande: «Playoff, perché no?»

di Gianna Zazzara
La Dinamo Women sogna in grande: «Playoff, perché no?»

Coach Restivo si prepara per l’A1 e per l’esordio in EuroCup «L’obiettivo è inserirsi nell’elite del basket femminile»

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SASSARI. «Ora il progetto continua, con miglioramenti in vista perchè la Dinamo femminile vuole ambire ad alti livelli. Dopo la conferma nella massima serie di basket, quest’anno giocheremo anche nella EuroCup, la seconda coppa europea dopo l’Eurolega».

Coach Antonello Restivo (46 anni, sposato, due bambini), dopo aver portato la squadra alla salvezza, nel suo primo anno di esistenza, non nasconde le sue ambizioni. Sostenuto dal presidente Stefano Sardara che ha promosso con entusiasmo la nascita della squadra femminile e l’ha seguita con attenzione, presenziando spesso alle partite.

Complimenti coach Restivo, non era così scontata la conferma in A1.

«Che campionato strano. A dettare la linea è stato il Covid. Palazzetti vuoti, calendari stravolti, i contagi. Siamo partiti bene vincendo col Battipaglia, poi il virus ha condizionato il resto del campionato. Però le ragazze sono state brave, hanno lottato fino alla fine. Si è visto ai playout di che pasta erano fatte».

Merito anche della capitana Arioli?

«Cinzia è una giocatrice di esperienza, è stata di grande sostegno per il gruppo. Mi auguro che resti con noi».

Qual è l’obiettivo per la prossima stagione?

«Il desiderio, dopo questa partenza incoraggiante del progetto, è salire un ulteriore gradino e inserirsi nell’elite italiana del basket femminile».

Puntate ai playoff?

«La Dinamo non è abituata a recitare da comparsa».

Come vi state muovendo nel mercato?

«Stiamo cercando di fare una squadra un po’ più equilibrata, l’anno scorso abbiamo fatto le cose in fretta. Nel roster sono entrate Marida Orazzo, Giulia Moroni e la slovena Tina Trebec, tutte e tre con quel pizzico di esperienza in più che può fare la differenza».

Come farete senza la californiana Kennedy Burke, capocannoniere del campionato?

«Ringrazio ancora sia Kennedy, sia l’altra americana, Sierra Calhoun, sono state determinanti per la salvezza della Dinamo. Ora giocheranno in Spagna per due squadre importanti, una a Girona l’altra a Saragozza. Sono felice per loro, se lo meritano».

Il regolamento permette tre straniere per squadra, ha il nome di qualche americana sul taccuino?

«Sì, abbiamo ancora due visti a disposizione. Le statunitensi ti danno quella fisicità in più che può far fare il salto di qualità alla squadra» .

Nel vivaio sassarese c’è una piccola Spissu?

«La dobbiamo ancora costruire, ma non è così semplice».

Un’ultima domanda, cosa pensa dell’addio di Pozzecco?

«È un grande allenatore, ho visto come lavorava. Purtroppo gli addii fanno parte del nostro lavoro: le cose possono andare bene e poi cambiare all’improvviso. Succede anche nei migliori matrimoni. E quella tra Pozzecco e la Dinamo è stata una bella storia d’amore. Devono ringraziarsi a vicenda, quando si vince è merito sia dell’allenatore sia della della società ».

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