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Dobbiamo crederci senza essere sbruffoni - IL COMMENTO

Francesco Pinna
Dobbiamo crederci senza essere sbruffoni - IL COMMENTO

In campo stasera non ci sarà nessun Don Chisciotte, non ci sono mulini a vento da combattere, ma due squadre orgogliose e motivate che inseguono la finale di Wembley per tornare sul tetto dell’Europa

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Il Paese tratterrà il fiato. Italia e Spagna scenderanno nell’arena per una sfida dal fascino antico tra nobili del pallone. Non sarà una corrida, ma qualcuno dovrà prendere il toro per le corna. A las nueve de la tarde si può provare a sognare. L’Azzurro è diventato sempre più intenso in questo mese di partite in giro per l’Europa. Cinque vittorie consecutive hanno allungato una serie positiva che dura da quasi tre anni e fatto ritrovare all’Italia la passione per la Nazionale. È bella la squadra di Mancini, piace per questo suo atteggiamento sempre positivo, intraprendente.  

Piace la sua compattezza, l’evidente spirito solidale. L’allenatore è stato abile a costruire pezzo pezzo il suo gruppo a dargli anima e consapevolezza e oggi raccoglie i frutti. Ma attenzione, anche la Spagna ha caratteristiche simili. Non saranno le Furie Rosse di qualche anno fa quando non facevano toccare palla a nessuno, ma è sempre la Spagna. La mentalità vincente è nel loro Dna. Hanno vinto due degli ultimi tre Europei, hanno un serbatoio di talenti infinito e un’abitudine al successo consolidata. Anche Luis Enrique come Mancini ha realizzato una rivoluzione, la sua è stata anche più traumatica e coraggiosa (fuori alcuni leader come Ramos, niente giocatori del Real). Anche lui ha puntato sui giovani e sul gruppo e davanti alle critiche non ha battuto ciglio. Quando minacciarono Morata per i troppi errori, lui ha risposto: «Giocano Morata e altri dieci».

Ha cementato così il suo gruppo: fiducia e tenacia. Ha mollato la nazionale per stare vicino a sua figlia Xana, 9 anni, poi uccisa da un tumore, ma dopo un dolore così grande è tornato alla guida delle Furie Rosse più determinato di prima. Italia e Spagna hanno un sistema di gioco simile: terzini offensivi, esterni creativi e un centrocampo che fa del possesso palla una filosofia. La sfida si giocherà proprio lì, nella capacità di tradurre questo controllo della palla in azioni offensive. Spesso la Spagna preferisce il bello all’utile, noi abbiamo inventato la Bellezza della sofferenza, il pane e le rose. Lo si è visto in alcuni momenti difficili contro l’Austria, nel finale contro il Belgio, quella azzurra è una squadra capace di soffrire ma anche di ripartenze improvvise e fulminanti. Ma ha anche una leggerezza e una sicurezza che hanno conquistato milioni di italiani. E poi Mancini sembra avere una conoscenza profonda dei suoi uomini: servono energie fresche? Ecco i gol che arrivano dalla panchina. Barella e Insigne sotto tono con l’Austria? Nessun problema, sono loro che abbattono il Belgio. Magari stasera si sveglia Immobile che con i Diavoli Rossi non c’era proprio. Insomma ci si può credere senza fare gli sbruffoni, si può alimentare il sogno pensando alla bellezza delle ultime esibizioni. In campo stasera non ci sarà nessun Don Chisciotte, non ci sono mulini a vento da combattere, ma due squadre orgogliose e motivate che inseguono la finale di Wembley per tornare sul tetto dell’Europa. Il torneo che corre verso il finale ci ha regalato finora emozioni e sentimenti forti. Il cuore del danese Eriksen che si ferma in diretta tv e il gran cuore dei suoi compagni di squadra che lo aiutano a ripartire sono immagini potenti, difficili da dimenticare. Come l’abbraccio tra Vialli e Mancini racconta la profondità dell’amicizia e le seconde occasioni che la vita ti regala. E allora bisogna sperare che le grandi emozioni non siano finite. Ci sono milioni di cuori italiani che hanno voglia di battere all’impazzata.

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