Nunzia Serradimigni: «Con Marco rivivo il sogno dei Giochi»
Gianna Zazzara
Spissu a Tokio: parla la prima e unica cestista sarda alle Olimpiadi, in Russia nel 1980. E c’era anche Sacchetti
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SASSARI. È stata la prima (e finora unica) cestista sarda ad arrivare alle Olimpiadi, in Russia, nel 1980. Ora è la volta del primo cestista, Marco Spissu, sassarese come lei. «Non posso dire la felicità che ho provato quando ho saputo della convocazione di Marco ai Giochi di Tokyo. Gli ho mandato subito un messaggio per fargli i complimenti. Wow, mi ha risposto, ti rendi conto? Siamo gli unici sardi, e per di più sassaresi, ad aver centrato l’impresa nel basket. Grande Marco».
Nunzia Serradimigni, sassarese doc, classe 1960, talento indiscusso del basket femminile italiano (esordio in A1 a soli 16 anni con l’Algida di Roma, a 20 alle Olimpiadi) Marco Spissu lo conosce bene. Figlio di Paola Santona, sua compagna quando giocava a Sassari in B1, quel bambino lei lo vedeva al Palazzetto durante l’intervallo delle partite della Dinamo prendere la palla, tirare e fare canestro. Sempre. «Me lo ricordo come se fosse oggi, avrà avuto 4 anni. Durante gli intervalli delle partite della Dinamo si impadroniva del parquet come se fosse nato per fare quello che fa oggi: giocare a basket. Tutto il palazzetto si fermava a vederlo ed applaudirlo». Ed è proprio con Nunzia che Marco inizia a giocare. «Quando è venuto nella mia scuola, la Sportissimo Sassari, avrà avuto 10 anni, è rimasto un paio di anni. Era piccolo, ma giocava già come un adulto, avrebbe potuto allenare i compagni da quanto era bravo. Il basket gli veniva naturale, d’altronde con il papà Francesco allenatore e la mamma giocatrice ha sempre avuto la palla tra le mani. Ma il talento, quello, gli è stato donato: è nato per giocare a basket. Quando l’altra sera ho saputo della sua convocazione ai Giochi è stata una gioia immensa ma non certo una sorpresa. Come si riconosce il talento? Lo vedi subito quando un bambino riesce a mostrare abilità in tempi rapidi e senza fatica. Poi per diventare campioni oltre al fisico ci vuole un’intelligenza rapida, proprio come quella che ha Marco. È stato un peccato non vederlo in campo contro la Serbia, ma di sicuro non aveva recuperato dall’infortunio e Sacchetti ha fatto la scelta giusta».
Marco Spissu ha pubblicamente ringraziato Nunzia Serradimigni per avergli «messo una palla da basket in mano ed è fantastico pensare di ripercorrere le orme di una grande sportiva come lei». «Ma quando mai..., Marco ha fatto tutto da solo. Io ho solo il merito di averlo spinto a scegliere definitivamente il basket. Da bambino giocava anche a calcio ed era molto bravo, io gli ho trasmesso la passione per il canestro. Per il resto, ripeto, ha fatto tutto da solo».
Nel 1980, in Russia, insieme a Nunzia Serradimigni c’era anche Meo Sacchetti. «L’Italbasket maschile vinse l’argento. Meo è stato un grandissimo giocatore e ora è un allenatore fortissimo. Se il basket italiano ritorna ai Giochi dopo 17 anni il merito è suo. Ha messo su una squadra con pochi allenamenti, ha fatto un miracolo. Abbiamo vinto con dei nanerottoli, senza un lungo, contro i giganti della Serbia. Che bravo Meo. Il segreto? Non mettere i giocatori sotto pressione, creare lo spirito di gruppo. Meo trasmette serenità, ecco il segreto».
Un altro Spissu in vista a Sassari ? «Per il momento non se ne vedono. Vorrei ricordare ai giovani che è vero che bisogna avere il talento, come Marco, ma bisogna anche lavorare. Tanto. Ci vuole talento e testa». L’Italbasket debutterà il 25 luglio contro la Germania alle 6.40 del mattino. «Vorrà dire che non andrò a dormire. Sono una nottambula, non vado a letto prima delle 4 del mattino, quindi farò tutta una tirata. Marco non me lo voglio perdere».
Nunzia Serradimigni, sassarese doc, classe 1960, talento indiscusso del basket femminile italiano (esordio in A1 a soli 16 anni con l’Algida di Roma, a 20 alle Olimpiadi) Marco Spissu lo conosce bene. Figlio di Paola Santona, sua compagna quando giocava a Sassari in B1, quel bambino lei lo vedeva al Palazzetto durante l’intervallo delle partite della Dinamo prendere la palla, tirare e fare canestro. Sempre. «Me lo ricordo come se fosse oggi, avrà avuto 4 anni. Durante gli intervalli delle partite della Dinamo si impadroniva del parquet come se fosse nato per fare quello che fa oggi: giocare a basket. Tutto il palazzetto si fermava a vederlo ed applaudirlo». Ed è proprio con Nunzia che Marco inizia a giocare. «Quando è venuto nella mia scuola, la Sportissimo Sassari, avrà avuto 10 anni, è rimasto un paio di anni. Era piccolo, ma giocava già come un adulto, avrebbe potuto allenare i compagni da quanto era bravo. Il basket gli veniva naturale, d’altronde con il papà Francesco allenatore e la mamma giocatrice ha sempre avuto la palla tra le mani. Ma il talento, quello, gli è stato donato: è nato per giocare a basket. Quando l’altra sera ho saputo della sua convocazione ai Giochi è stata una gioia immensa ma non certo una sorpresa. Come si riconosce il talento? Lo vedi subito quando un bambino riesce a mostrare abilità in tempi rapidi e senza fatica. Poi per diventare campioni oltre al fisico ci vuole un’intelligenza rapida, proprio come quella che ha Marco. È stato un peccato non vederlo in campo contro la Serbia, ma di sicuro non aveva recuperato dall’infortunio e Sacchetti ha fatto la scelta giusta».
Marco Spissu ha pubblicamente ringraziato Nunzia Serradimigni per avergli «messo una palla da basket in mano ed è fantastico pensare di ripercorrere le orme di una grande sportiva come lei». «Ma quando mai..., Marco ha fatto tutto da solo. Io ho solo il merito di averlo spinto a scegliere definitivamente il basket. Da bambino giocava anche a calcio ed era molto bravo, io gli ho trasmesso la passione per il canestro. Per il resto, ripeto, ha fatto tutto da solo».
Nel 1980, in Russia, insieme a Nunzia Serradimigni c’era anche Meo Sacchetti. «L’Italbasket maschile vinse l’argento. Meo è stato un grandissimo giocatore e ora è un allenatore fortissimo. Se il basket italiano ritorna ai Giochi dopo 17 anni il merito è suo. Ha messo su una squadra con pochi allenamenti, ha fatto un miracolo. Abbiamo vinto con dei nanerottoli, senza un lungo, contro i giganti della Serbia. Che bravo Meo. Il segreto? Non mettere i giocatori sotto pressione, creare lo spirito di gruppo. Meo trasmette serenità, ecco il segreto».
Un altro Spissu in vista a Sassari ? «Per il momento non se ne vedono. Vorrei ricordare ai giovani che è vero che bisogna avere il talento, come Marco, ma bisogna anche lavorare. Tanto. Ci vuole talento e testa». L’Italbasket debutterà il 25 luglio contro la Germania alle 6.40 del mattino. «Vorrà dire che non andrò a dormire. Sono una nottambula, non vado a letto prima delle 4 del mattino, quindi farò tutta una tirata. Marco non me lo voglio perdere».
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