BADESI. Matilde porta a spasso per il campo la spensieratezza dei suoi nove anni e mezzo e un sorriso sul quale si è appena aperta una “finestrella”. Lascia un attimo la palla a spicchi, affida il dentino da latte a una mano amica e torna di corsa a giocare. In attesa del passaggio della fatina (o del topolino, a seconda delle scuole di pensiero), il prezioso oggetto è affidato a un signore che ha mani affidabili per davvero, soprattutto la sinistra. Succede anche questo, al Marco Spissu Basketball Camp, con un esercito di cento mini-appassionati di basket tra gli 8 e i 16 anni che a Baia delle Mimose, a due passi da Badesi, stanno trascorrendo una settimana di full immersion sportiva, tra campo e piscina, a stretto contatto con il play della Dinamo e della nazionale italiana.
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Sudore&divertimento. Speranze che nascono, amicizie che fioriscono, dentini che cadono. Per vivere questa esperienza sono arrivati da tutta la Sardegna e dalla Penisola. Alcuni giocano a basket da anni, altri si sono appena avvicinati: per tutti, dopo lunghissimi mesi trascorsi senza sport, seduti sui banchi di scuola con la mascherina, o a casa in “dad” davanti a un pc, si tratta di una botta di vita elettrizzante. Ad attenderli, uno staff di primo livello, con Marco Rota, Antonello Sorci e Matteo Pitzalis, oltre a Ermes Renolfi, Antonio Mura, Cristina Cannas, Giulio Fenu, Emanuela Frunzio, Roberto Zucca, Silvia Pani e Giuseppe Pani. Praticamente tutta la Sardegna del basket è rappresentata. Ma la star, il catalizzatore delle attenzioni, è soprattutto quel ragazzo che si aggira tra il campo e la piscina con un dentino poggiato sul palmo della mano.
La star. Il campione non si fa mai pregare, né attendere. Tra pochi giorni salirà su un volo diretto a Tokyo insieme ai compagni della nazionale di Meo Sacchetti per coronare il sogno olimpico. Intanto, però, in questa settimana “incastrata” tra l’impresa di Belgrado e i Giochi, Marco Spissu non si nega neanche per un minuto ai suoi ragazzi. Presentissimo sul campo, a disposizione di tutti nei momenti liberi per soddisfare richieste di consigli e curiosità. In una settimana in cui avrebbe potuto riposarsi, non è voluto mancare all’appuntamento con il progetto al quale lavorava da tempo. «Ci tenevo – racconta –, è la prima volta che organizzo un Camp e voglio dare il mio contributo nelle lezioni e negli allenamenti insieme agli altri istruttori. Stare in mezzo a giovani mi piace tantissimo, anche per me è un’esperienza formativa incredibile. I Giochi Olimpici? È un sogno che si avvera, come ho già detto. Mi sto allenando ogni giorno, la mattina presto o nel tardo pomeriggio. Chiaramente non vedo l’ora. Ma intanto stare qua mi permette anche di ricaricare le pile dal punto di vista mentale».
Gli “stranieri”. Nei camp come questo si fanno conoscenze, si fraternizza, si compete. Cesare, 13 anni, brucia tutti sul tempo e si presenta sul campo con un’ora d’anticipo. Ancora in ciabatte, sfida in un uno-contro-uno sotto il solleone del primo pomeriggio un nuovo amico sassarese, in un antipasto di un match del prossimo campionato di serie A. «Sono di Tortona, siamo appena stati promossi in A – dice Cesare con orgoglio –. Conosco Marco Spissu dall’anno in cui ha giocato da noi, è un grande. Per me e la mia famiglia questo camp ha rappresentato l’occasione per una bella vacanza in Sardegna». Insieme a lui, c’è in tutto una dozzina di giovani che sono arrivati in Sardegna apposta da varie città della Penisola.
Il piccolo genio. Fuori dal campo ci si rilassa, si fanno conversazioni in inglese, grazie alla collaborazione con l’International English Centre di Cagliari, e si leggono libri, con i volumi messi a disposizione dalla Biblioteca Popolare dello Sport di Sassari. Giordano, 11 anni, da Ghilarza, che si è portato in camera un libro su Michael Jordan, è diventato popolarissimo all’interno del villaggio per la sua straordinaria abilità nel comporre il cubo di Rubik. Circondato da un gruppo di coetanei, con un gelato in bocca e gli occhi chiusi, porta a termine l’operazione in pochissimi secondi tra lo stupore generale. «Come vado a scuola? Bene, ho tutto dieci», dice. «Col basket però dobbiamo impegnarci di più», lo sfotte coach Sorci. Lui risponde allargando le braccia, poi mima un tiro a canestro spezzando il polso.
La cucciola. Marika, 8 anni ancora da compiere, in teoria sarebbe fuori età. In realtà dice già la sua in campo, e fuori ha già fatto amicizia con tutti. Le idee, poi, sembrano chiarissime: «Sì la scuola mi piace, ora andrò in terza. La mia squadra del cuore è la Dinamo, e i miei giocatori preferiti sono due: uno è Gentile, l’altro – dice con un sorriso che è tutto un programma – è lui». Lui è Marco Spissu, ovviamente.
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