Lottatori in gabbia spettacolo a Balai
di Gianna Zazzara
Domani alle 19 a Porto Torres scocca l’ora del Colosseum In palio il titolo italiano dei mosca tra Pais e Pagliariccio
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SASSARI. Tre ore e mezza abbondanti di sofferenza pura. Quanto è faticosa la 50 km? «È una lotta con te stesso, una sorta di esercizio spirituale, difficile da preparare e impossibile da prevedere: non sai mai chi la finisce e chi si arrende». Davide Agrusti, sassarese doc, 26 anni ada gosto, lo scoprirà solo a Tokyo il 6 agosto (in Italia le 22.30 del 5 agosto) quando gareggerà alle Olimpiadi nella maratona del tacco e punta. In questi giorni è a Roccaraso, in Abruzzo, in ritiro con la Nazionale.
Saranno le Olimpiadi più tormentate e meno accoglienti di sempre.
« L’importante è esserci, è il mio sogno da bambino, e poi la marcia non è che abbia mai avuto tutto questo pubblico. Mi dispiace solo che mia nonna non possa partecipare alla mia felicità, mi portava sempre a correre al centro storico di Sassari, tra i vicoli. È merito suo se sono diventato marciatore».
Presente da Los Angeles ’32, quest’anno è l’ultima volta della 50 km ai Giochi Olimpici: pochi atleti, eccessiva durata, poco seguita.
«Peccato, è la distanza in cui mi trovo più a mio agio. Da Parigi 2024 sarà sostituita da 10 e 30 km per uomini e donne, ma non sarà la stessa cosa. Purtroppo la 50 km non risponde ai criteri del business, è troppo lunga per la tv. Vorrei lanciare un appello “Sostenete la marcia” ma credo che sia tardi ormai».
L’Italia nella marcia è sempre stata una miniera: Dordoni oro nel ’52, Schwazer a Pechino nel 2008.
«L’Italia ha una grande tradizione nella marcia, come nazionale abbiamo una grande responsabilità. Quanto a Schwazer è un gran dolore per me parlarne, sono cresciuto nel suo mito e poi.. credo che chi faccia ricorso al doping debba essere cancellato per sempre dal mondo dello sport».
Quando è nata la passione per la marcia?
«Prima di correre ho provato il basket e il calcio. Poi l’illuminazione quando ho visto in tv le Olimpiadi di Atene 2004. Ho abbandonato la Dinamo giovanile e mi sono dedicato alla corsa. Ho cominciato a 10 anni con i 50 metri. Poi a 12 ho deciso di fare solo la marcia. Ringrazio Salvatore Dettori, è stato il primo a credere in me».
Come si fa a resistere per 50 km?
«I primi 35 chilometri sono inutili perché si va a un ritmo costante per risparmiare il più possibile e spingere fino alla fine. La gara si decide negli ultimi 10 km, è li che vedi chi ha gstito male la corsa. L’ho imparato a mie spese. Alle Coppe Europee in Lituania, nel 2019, al 47° chilometro sono collassato e non mi sono qualificato ai Mondiali. Da allora ho inserito la meditazione nella mia routine, mi aiuta a non pensare a nulla e a concentrarmi solo sul respiro. A Tokyo sarà dura per il caldo. Corriamo a Sapporo, a 900 km da Tokyo, ma ci saranno più di 30 gradi e con l’umidità saranno più di 40. Sarà una gara tosta anche perché i marciatori più forti sono proprio i giapponesi. ».
Va a Tokyo forte del bronzo conquistato agli Europei con un primato personale abbassato di 5 minuti.
«Desideravo così tanto le Olimpiadi che ho dato tutto me stesso. Sarebbe un sogno salire sul podio».
I suoi genitori la guarderanno da casa?
«Certo, sono i miei tifosi più accaniti, insieme a mio fratello. Mamma ha iniziato a correre proprio quando io ho iniziato a marciare. Ora allena i ragazzi disabili».
È alto 1, 80 per 70 chili di peso. Dieta dura?
«Seguo un regime equilibrato, mangio tanta pasta, almeno mezzo chilo al giorno, e poi quando torno a casa il porcetto, non vedo l’ora».
Vacanze in Sardegna?
«A fine agosto, a Stintino, così mi tolgo il segno della canottiera»,
Con la sua danza ciondolante quanti chilometri ha percorso in vita sua?
«Migliaia, di sicuro ho già fatto il giro del mondo».
Saranno le Olimpiadi più tormentate e meno accoglienti di sempre.
« L’importante è esserci, è il mio sogno da bambino, e poi la marcia non è che abbia mai avuto tutto questo pubblico. Mi dispiace solo che mia nonna non possa partecipare alla mia felicità, mi portava sempre a correre al centro storico di Sassari, tra i vicoli. È merito suo se sono diventato marciatore».
Presente da Los Angeles ’32, quest’anno è l’ultima volta della 50 km ai Giochi Olimpici: pochi atleti, eccessiva durata, poco seguita.
«Peccato, è la distanza in cui mi trovo più a mio agio. Da Parigi 2024 sarà sostituita da 10 e 30 km per uomini e donne, ma non sarà la stessa cosa. Purtroppo la 50 km non risponde ai criteri del business, è troppo lunga per la tv. Vorrei lanciare un appello “Sostenete la marcia” ma credo che sia tardi ormai».
L’Italia nella marcia è sempre stata una miniera: Dordoni oro nel ’52, Schwazer a Pechino nel 2008.
«L’Italia ha una grande tradizione nella marcia, come nazionale abbiamo una grande responsabilità. Quanto a Schwazer è un gran dolore per me parlarne, sono cresciuto nel suo mito e poi.. credo che chi faccia ricorso al doping debba essere cancellato per sempre dal mondo dello sport».
Quando è nata la passione per la marcia?
«Prima di correre ho provato il basket e il calcio. Poi l’illuminazione quando ho visto in tv le Olimpiadi di Atene 2004. Ho abbandonato la Dinamo giovanile e mi sono dedicato alla corsa. Ho cominciato a 10 anni con i 50 metri. Poi a 12 ho deciso di fare solo la marcia. Ringrazio Salvatore Dettori, è stato il primo a credere in me».
Come si fa a resistere per 50 km?
«I primi 35 chilometri sono inutili perché si va a un ritmo costante per risparmiare il più possibile e spingere fino alla fine. La gara si decide negli ultimi 10 km, è li che vedi chi ha gstito male la corsa. L’ho imparato a mie spese. Alle Coppe Europee in Lituania, nel 2019, al 47° chilometro sono collassato e non mi sono qualificato ai Mondiali. Da allora ho inserito la meditazione nella mia routine, mi aiuta a non pensare a nulla e a concentrarmi solo sul respiro. A Tokyo sarà dura per il caldo. Corriamo a Sapporo, a 900 km da Tokyo, ma ci saranno più di 30 gradi e con l’umidità saranno più di 40. Sarà una gara tosta anche perché i marciatori più forti sono proprio i giapponesi. ».
Va a Tokyo forte del bronzo conquistato agli Europei con un primato personale abbassato di 5 minuti.
«Desideravo così tanto le Olimpiadi che ho dato tutto me stesso. Sarebbe un sogno salire sul podio».
I suoi genitori la guarderanno da casa?
«Certo, sono i miei tifosi più accaniti, insieme a mio fratello. Mamma ha iniziato a correre proprio quando io ho iniziato a marciare. Ora allena i ragazzi disabili».
È alto 1, 80 per 70 chili di peso. Dieta dura?
«Seguo un regime equilibrato, mangio tanta pasta, almeno mezzo chilo al giorno, e poi quando torno a casa il porcetto, non vedo l’ora».
Vacanze in Sardegna?
«A fine agosto, a Stintino, così mi tolgo il segno della canottiera»,
Con la sua danza ciondolante quanti chilometri ha percorso in vita sua?
«Migliaia, di sicuro ho già fatto il giro del mondo».
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