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Il fantasma doping lascia fuori tanti big

di Francesco Grant
Il fantasma doping lascia fuori tanti big

Coleman, Richardson e McNeal esclusi. La Russia dimezzata

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ROMA. La Russia dimezzata, il rischio lockdown, le nuove frontiere genetiche. Il fantasma del doping torna puntuale, di pari passo con l'appuntamento olimpico. Ma a dispetto di veleni e sospetti, le certezze sulle assenze causa squalifica per uso di sostanze vietate non riguardano i Paesi accusati di doping di Stato, o almeno non loro soltanto. Basta fare tre nomi: Chris Coleman, Sha'Carri Richardson, Brianna McNeal. Tutti campioni dell'atletica a stelle e strisce, tutti assenti a Tokyo perché incappati nelle reti dell'antidoping.

Con loro, il grande squalificato dei Giochi giapponesi è il cinese Sun Yang, tre volte oro olimpico del nuoto: era stato fermato 8 anni per aver rotto la provetta con le sue urine per impedire il controllo, il Tas ha dimezzato la pena ma Tokyo è off limits. Non regge però la teoria che solo oltre la muraglia tutto sia possibile, nei laboratori dello sport, se è vero che a ridosso dei Giochi sono arrivate notizie pesanti anche per la nazionale Usa. Allo stop di Coleman, campione del mondo dei 100 nel 2019 e fermato per aver mancato tre volte di fila all'appuntamento con l'antidoping, e a quello della McNeal, olimpionica dei 100 ostacoli a Rio, si è aggiunta quella della 21enne promessa dello sprint Sh'Carri Richardson, seria candidata all'oro dei 100 femminili dopo lo strepitoso tempo nei Trials Usa: in quella stessa occasione, è stata trovata positiva alla cannabis.

Dal punto di vista dell'impatto visivo, la squadra più coinvolta nell'affaire doping rimane la Russia. Lo scandalo del doping di stato alle Olimpiadi di Sochi ha provocato una crisi diplomatica mondiale, con accuse reciproche tra Whasington e Mosca. Risultato finale, il Tas ha ridotto da quattro a due il bando dello sport russo e chiuso le porte di Tokyo alla delegazione moscovita. In Giappone andranno solo gli atleti non incappati nella rete doping e senza bandiera né inno nazionale: così perfino la popolare canzone 'Katyusha' è diventata oggetto di trattativa, e alla fine si è deciso che gli ori dei russi saranno celebrati sul podio sulle note di Tchaikovsky.

A preoccupare l'Agenzia mondiale antidoping, poi, ci sono due dossier, uno esplicito e uno meno. Il primo, è il rischio che il prolungato lockdown mondiale abbia favorito il mercato segreto delle sostanze dopanti e tutti quelli che volevano barare. Ma c'è un secondo dossier che inquieta: la nuova frontiera del doping e' la genetica. Le mutazioni dei geni sono capaci di provocare gli stessi effetti del vecchio doping, su forza e resistenza. Ma c'è un risvolto confortante: quanto più tecnologico diventa il metodo per barare, tanti più strumenti hanno a disposizione i laboratori di chi indaga. Così si ripropone l'antica, mai superata definizione di doping: un eterno inseguimento tra guardie e ladri.

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