Paola Egonu porta la bandiera dei Cinque cerchi
La schiacciatrice del volley azzurro venerdì sarà la protagonista della cerimonia di inaugurazione
2 MINUTI DI LETTURA
TOKYO. Più veloce, più alto, più forte, e facciamolo insieme. Nelle Olimpiadi che cambiano il loro motto antico per lanciare nuovi messaggi, quello di Paola Egonu è forte e chiaro. La schiacciatrice del volley azzurro sfilerà nella cerimonia d'apertura dei Giochi più controversi della storia, venerdì, come portabandiera olimpica: insieme con altri atleti, porterà dentro lo stadio di Tokyo il vessillo dei cinque cerchi che già di per sè rappresenta il senso dell'unità di tutto il genere umano, nei suoi colori e nei suoi continenti. «Mi ritrovo a rappresentare gli atleti di tutto il mondo ed è una grossa responsabilità: attraverso me esprimerò e sfilerò per ogni atleta di questo pianeta», ha detto Egonu, informata della scelta Coni dal suo presidente, Giovanni Malagò.
La schiacciatrice dell'Imoco è diventata - tra Rio 2016 e Tokyo 2020 - simbolo di una generazione di ragazze azzurre sempre più competitive, ma anche di una nazionale aperta all'integrazione. Lei nata a Cittadella da genitori nigeriani, ha fatto coppia con la palermitana di origine ivoriane Miriam Sylla, ora capitana azzurra, e con tutte le altre italiane vincenti. Poi nel 2018, dopo esser diventata famosa per aver trascinato con le sue schiacciate la nazionale alla finale del Mondiale, la sua dichiarazione semplice: «Amo una donna». La vittoria è stato averlo fatto con assoluta leggerezza, esattamente come ieri all'annuncio della scelta per Tokyo. «Non riesco ancora a crederci, La notizia che ho ricevuto da Giovanni Malagò è stata una delle emozioni più grandi ed intense della mia vita. Difficilmente rimango senza parole. Chi avrebbe mai potuto anche solo sognare che sarebbe andata così. A volte, però, la realtà supera i sogni». Così ora Paola potra saltare più in alto, schiacciare più forte e più veloce. Insieme con l'Italia
La schiacciatrice dell'Imoco è diventata - tra Rio 2016 e Tokyo 2020 - simbolo di una generazione di ragazze azzurre sempre più competitive, ma anche di una nazionale aperta all'integrazione. Lei nata a Cittadella da genitori nigeriani, ha fatto coppia con la palermitana di origine ivoriane Miriam Sylla, ora capitana azzurra, e con tutte le altre italiane vincenti. Poi nel 2018, dopo esser diventata famosa per aver trascinato con le sue schiacciate la nazionale alla finale del Mondiale, la sua dichiarazione semplice: «Amo una donna». La vittoria è stato averlo fatto con assoluta leggerezza, esattamente come ieri all'annuncio della scelta per Tokyo. «Non riesco ancora a crederci, La notizia che ho ricevuto da Giovanni Malagò è stata una delle emozioni più grandi ed intense della mia vita. Difficilmente rimango senza parole. Chi avrebbe mai potuto anche solo sognare che sarebbe andata così. A volte, però, la realtà supera i sogni». Così ora Paola potra saltare più in alto, schiacciare più forte e più veloce. Insieme con l'Italia
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
