Cagliari e famiglia, è il nuovo Pavoletti
di Roberto Muretto
La madre vuole tagliargli la chioma, la compagna la barba «E io sono più maturo, sarà l’anno del salto di qualità»
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INVIATO A PEIO. Maturo, determinato, consapevole dei propri mezzi tecnici e umani. Leonardo Pavoletti è un'altra persona rispetto a quello sbarcato a Cagliari qualche anno fa. Non solo nel look («la mamma mi dice che devo tagliare i capelli, la mia compagna pretende che mi tagli la barba»), ma nel modo di pensare, di guardare il futuro. «Ho un figlio, ne aspetto un secondo - spiega - tutto questo mi ha cambiato. Però non ho perso lo spirito giocherellone di quando ero più giovane. Scherzare, ridere, mi piace, anche se adesso vedo le cose da un’altra angolazione». E' una conferenza stampa-confessione quella che l'attaccante ha tenuto ieri nel ritiro di Peio con un filo conduttore: lo spirito di rivalsa. «Mi sento più dentro il progetto rispetto all’inizio dell’anno scorso. Per tanti ero un’incognita, non sapevano come avrei reagito dopo due crociati».
Trovare stimoli dopo essere stato messo in disparte non è stato semplice. Leonardo spiega come ha fatto. «Ho vissuto un periodo duro, all'inizio del campionato non potevo pretendere di essere titolare ma da novembre stavo bene. Mi mancava solo la fiducia dopo un anno di inattività. E non arrivava per scelte tecniche. Nei momenti difficili ti affidi agli uomini e il Cagliari si è affidato anche a me. Questo è stato lo stimolo più grande». A gennaio l'addio sembrava sicuro. «Vero. Per fortuna alcune situazioni per trasferirmi non le abbiamo chiuse. La paura era di perdere due anni, a quel punto sarei stato considerato un giocatore finito. La mia volontà è stare qui. Nel futuro questo club può diventare di alto livello, mi piacerebbe farne parte.
Pavoletti ha sensazioni positive. «Sono sicuro che faremo una grande annata. Sul piano personale mi gestisco per non affaticare il ginocchio. Sto vedendo grande voglia, tanta fame negli allenamenti. A livello personale spero di giocare di più ed essere protagonista per tutta la stagione e non solo per due mesi». Col Cagliari ha raggiunto le cento presenze. Il bomber scatta tre istantanee: Il gol di Firenze del primo anno, la nascita di mio figlio il secondo, l’ultimo gol a Benevento, fondamentale per la salvezza». Leo ha personalità. Lo dimostra anche nei rapporti col mister e con i compagni. «Semplici è fiorentino, è burbero, ti dice le cose col cuore, non ha secondi fini. A lui piace il dialogo. Con i compagni c’è un bel rapporto. C’è la sana competizione che fa alzare il livello».
Di Pavoletti si dice che sia bravo solo di testa. «Mi è sempre dispiaciuto sentire di essere considerato soltanto un colpitore di testa. Sono più completo di quanto qualcuno possa pensare. Mi rendo utile in fase difensiva, l’anno scorso ho confezionato assist, contribuisco alla costruzione della fase offensiva».
Infine il futuro. Del Cagliari e personale. «Parliamo sempre del salto di qualità ma non lo facciamo.È ora di cambiare rotta. Fino a qualche anno fa dicevo che quando avrei smesso sarei uscito da questo mondo. Dopo 15 anni di carriera mi vedo nel calcio, magari a lavorare con i giovani. Non sono portato per fare l’allenatore e nemmeno il direttore sportivo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Trovare stimoli dopo essere stato messo in disparte non è stato semplice. Leonardo spiega come ha fatto. «Ho vissuto un periodo duro, all'inizio del campionato non potevo pretendere di essere titolare ma da novembre stavo bene. Mi mancava solo la fiducia dopo un anno di inattività. E non arrivava per scelte tecniche. Nei momenti difficili ti affidi agli uomini e il Cagliari si è affidato anche a me. Questo è stato lo stimolo più grande». A gennaio l'addio sembrava sicuro. «Vero. Per fortuna alcune situazioni per trasferirmi non le abbiamo chiuse. La paura era di perdere due anni, a quel punto sarei stato considerato un giocatore finito. La mia volontà è stare qui. Nel futuro questo club può diventare di alto livello, mi piacerebbe farne parte.
Pavoletti ha sensazioni positive. «Sono sicuro che faremo una grande annata. Sul piano personale mi gestisco per non affaticare il ginocchio. Sto vedendo grande voglia, tanta fame negli allenamenti. A livello personale spero di giocare di più ed essere protagonista per tutta la stagione e non solo per due mesi». Col Cagliari ha raggiunto le cento presenze. Il bomber scatta tre istantanee: Il gol di Firenze del primo anno, la nascita di mio figlio il secondo, l’ultimo gol a Benevento, fondamentale per la salvezza». Leo ha personalità. Lo dimostra anche nei rapporti col mister e con i compagni. «Semplici è fiorentino, è burbero, ti dice le cose col cuore, non ha secondi fini. A lui piace il dialogo. Con i compagni c’è un bel rapporto. C’è la sana competizione che fa alzare il livello».
Di Pavoletti si dice che sia bravo solo di testa. «Mi è sempre dispiaciuto sentire di essere considerato soltanto un colpitore di testa. Sono più completo di quanto qualcuno possa pensare. Mi rendo utile in fase difensiva, l’anno scorso ho confezionato assist, contribuisco alla costruzione della fase offensiva».
Infine il futuro. Del Cagliari e personale. «Parliamo sempre del salto di qualità ma non lo facciamo.È ora di cambiare rotta. Fino a qualche anno fa dicevo che quando avrei smesso sarei uscito da questo mondo. Dopo 15 anni di carriera mi vedo nel calcio, magari a lavorare con i giovani. Non sono portato per fare l’allenatore e nemmeno il direttore sportivo».
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