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La regina del windsurf: «Marta, prenditi il podio»

di Gianna Zazzara
La regina del windsurf: «Marta, prenditi il podio»

Alessandra Sensini, quattro medaglie olimpiche, è il dt della nazionale under 19 «La Maggetti ha le carte in regola, ma niente sfugge ai pronostici come i Giochi» 

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SASSARI. È l’ultima imperatrice del windsurf. Quattro medaglie olimpiche (oro a Sidney, argento a Pechino e due bronzi ad Atlanta e Atene) e un numero di titoli mondiali ed europei di cui si fa fatica a tenere il conto. Oggi Alessandra Sensini ha 51 anni ma quella tavola non l’ha mai abbandonata. È il direttore tecnico della nazionale di vela under 19 (in questi giorni è impegnata nei Mondiali giovanili sul Lago di Garda) e «sì, in mare ci vado con ogni mezzo, con la tavola, in barca, a nuoto, per me il mare è libertà, passione pura».

A Tokyo per il windsurf Rs:X c’è la cagliaritana Marta Maggetti, da molti indicata come la sua erede. Lei su quella tavola vicino al Giappone ha vinto un argento a Pechino nel 2008, aveva 38 anni.

«Marta ha dimostrato subito che sulla tavola ha un bel piede, ero con lei in qualità di direttore tecnico quando ha vinto i mondiali giovanili nel 2013, a 17 anni. Ha dimostrato presto di essere la nuova promessa della vela azzurra. L’ho seguita anche di recente e posso dire che negli ultimi quattro anni ha lavorato sodo. Anche durante il periodo di pandemia non ha mai mollato e lo dimostrano i buoni risultati arrivati nelle ultime regate prima di Tokyo. È una ragazza di poche parole, introversa, taciturna, ma quando è sulla tavola racconta tutta la sua storia».

Un pronostico.

«L’Olimpiade è una manifestazione a sè, difficile fare pronostici. In ogni caso non chiedetelo a me. Sono scaramantica, come tutti gli sportivi d’altronde. Quando gareggiavo avevo tante di quelle superstizioni e quanta fatica ho fatto per abbandonarle, come quella di non cambiare mai il costume con cui si è vinta una prima gara. L’unica cosa che posso dire è che l’Italia del windsurf meriterebbe il podio. Marta ha le qualità per poter far bene e per giocarsi un bel risultato. Tecnicamente ha tutte le carte in regola, ecco questo lo posso dire. Per il resto, incrociamo le dita».

Le avversarie di Marta sono le favoritissime Charline Picon, francese, e Emma Wilson, britannica.

«Picon e Wilson sono arrivate a Tokyo con un bel po’ di medaglie al collo, ma questo in una Olimpiade può rappresentare più uno svantaggio che un vantaggio, troppa pressione, troppo fiato sul collo, arrivare da favorite non è mai una buona cosa. Marta invece ha più libertà di gioco, non è arrivata in Giappone da outsider e questo alla fine potrebbe fare la differenza. E poi non bisogna dimenticare che l’Olimpiade è una regata a sè, diversa da tutte le altre. Una regata lunga sei giorni, da costruire giorno per giorno. Non è soltanto una questione di forza fisica, è una questione di vento, di strategia, di tenacia, di fortuna..».

Ecco, la fortuna. Nell’ultima regata Marta ha avuto un piccolo incidente ed è scivolata dalla terza alla quarta posizione.

«Ripeto, quella olimpica è una regata lunga, nessuna paura, ha tutto il tempo per recuperare. L’importante è non perdere la concentrazione. Forza Marta».

Quanto è cambiata la vela da quando gareggiava lei?

«Marta sta usando la stessa tavola con la quale ho vinto l’argento a Pechino, nel 2008. Ma sarà l’ultima volta. A Parigi 2024 si gareggerà con la tavola volante, Iq foil, stessa tecnologia delle barche della Coppa America. È un’evoluzione importante per il windsurf, cambierà tutto, dalla tecnica al format delle regate. Sto già preparando la nazionale giovanile, sarà un bello spettacolo».

A cosa ha rinunciato per il windsurf?

«Un po’ mi è mancata una famiglia normale, un figlio. Ma rifarei tutto, sconfitte comprese. La tavola mi ha regalato la vita che sognavo da bambina, libera e indipendente. Adesso ho un compagno, finalmente. Si chiama Maui, quando guardiamo le Olimpiadi in tv io salto sul divano, lui abbaia».

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