La Nuova Sardegna

Sport

Ecco la Dinamo di Cavina «Saremo camaleontici»

di Andrea Sini
Ecco la Dinamo di Cavina «Saremo camaleontici»

Basket, ieri primo giorno di preparazione sul parquet del PalaSerradimigni

2 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. «Atletica, camaleonitica, ma anche votata al lavoro». Demis Cavina tira fuori i tre aggettivi con i quali vorrebbe che la sua squadra venisse definita. Più avanti, però, perché per ora siamo solo all’inizio. È cominciato ieri il cammino della nuova Dinamo Banco di Sardegna in vista della stagione numero 12 in serie A e della decima campagna europea consecutiva. Sul parquet del PalaSerradimigni, agli ordini del preparatore Matteo Boccolini, il gruppo italiano ha iniziato la preparazione precampionato, che si svolgerà interamente in città tra il palazzetto, la palestra Sport Club 900, i campi in erba della San Paolo e le piscine di Lu Fangazzu.

Gli stranieri (a parte Jason Burnell, impegnato nella Summer League Nba con i Nuggets, e Clemmons) arriveranno in settimana, alla spicciolata, e nel frattempo al gruppo composto da Jack Devecchi, Stefano Gentile, Massimo Chessa, Luca Gandini, Kaspar Treier e il nuovo acquisto Jacopo Borra, sono stati aggregati i giovani Christian Martis, Marco Antonio Re, Luca Sanna, Stefano Piredda (2006), Riccardo Pisano (2005), Gabriele Carta (2003) e Matteo Cabras (2002). Dalle parti di piazzale Segni si è visto anche Ousmane Diop, che però continuerà a svolgere un lavoro differenziato.

«Siamo qua per aprire una nuova pagina», ha detto Demis Cavina, tornato alla Dinamo dopo il biennio 2007-2009. Ricevere il testimone da Gianmarco Pozzecco non è una cosa banale. «Infatti non bisogna dimenticare il passato e non dobbiamo considerarlo motivo di pressione ma bensì di esaltazione. Tutti hanno imparato negli anni a conoscere le ambizioni di Sassari. Non sarà una posizione in più o in meno a qualificare il nostro lavoro, ma la sensazione che la squadra abbia dato tutto. L’obiettivo principale è questo: il gruppo deve capire dove si trova e quali sono le ambizioni della piazza. Per ora vedo tanta voglia, lavoriamo e intanto aspettiamo il resto del gruppo».

Come vorrebbe che venisse definita la sua squadra? «Atletica e camaleontica – dice il coach emiliano –. Mi piacerebbe anche lavoratrice. Per il tipo di squadra che abbiamo costruito, sarebbe un sinonimo di crescita. Abbiamo puntato su qualche certezza ma anche tanto su giocatori di prospettiva. L’età media della squadra è abbastanza bassa, lavorare in una certa maniera significa crescere. In questi anni Meo e Poz hanno insegnato a tutti noi allenatori è l’importanza di dare la possibilità di sbagliare ai giovani. È chiaro che dobbiamo sbagliare il meno possibile, ma non bisogna avere la premura di essere perfetti da subito. Solo sbagliando si cresce. Una squadra giovane non può crescere se non sbaglia, non bisogna avere paura dell’errore. Dobbiamo essere bravi a dare tempo ai giovani di imparare».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative