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Addio Gerd Müller, “der bomber”

Addio Gerd Müller, “der bomber”

Il mondo del calcio rende omaggio al campione tedesco, scomparso a 75 anni

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ROMA. La Germania piange ancora il suo eroe calcistico che non c’è più, Gerd Muller. Se n’è andato, come ricorda Der Spiegel «Il più grande di tutti. Senza di lui non esisterebbe il Bayern Monaco così come è ora». Si associa uno che ha cercato di esserne l’erede in nazionale, Rudi Voeller: «Inimitabile. Nessuno farà meglio di lui», il pensiero del campione del mondo di Italia ’90, che pure in fatto di gol la sa lunga, ma mai quanto ’der bomber’. «Non brontola più», titola invece Die Zeit, uno dei principali quotidiani tedeschi, con un gioco di parole del verbo “mullern” legato anche al carattere del micidiale attaccante che andò a segno sia nella finale vinta degli Europei del 1972, contro l’Urss (doppietta) che in quella mondiale contro l’Olanda di due anni dopo. E dopo quella partita Gerd Muller non volle più giocare in nazionale, per contrasti con la federcalcio dell’allora Germania Ovest, lasciando comunque un’impronta incancellabile: 68 gol in 62 partite. Ma più che brontolare, Muller per un lungo periodo era stato proprio male, alle prese con una brutta forma di depressione che cercava di lenire con l’alcol. Soltanto con l’aiuto dei suoi ex compagni Franz Beckenbauer («Gerd e io eravamo come fratelli», lo ricorda l’ex capitano) e Sepp Maier, e con quello di Kalle Rummenigge, per il quale era stato un idolo, riuscì a venirne fuori con un lungo trattamento disintossicante pagato appunto dai partner di un tempo e dal campione di un altro Bayern, poi finito all’Inter.

Anche O Rei Pelè gli rende omaggio: «Era un idolo, la sua morte è una stretta al cuore». La provano tutti quelli che lo hanno conosciuto da compagno o incontrato da avversario e, come Enrico Albertosi, portiere dell’Italia a Messico ’70, secondo il quale se Muller non fosse esistito «non ci sarebbe stata nemmeno Italia-Germania 4-3»: fu lui infatti a segnare i due gol dei tedeschi nei supplementari, provocando un’incredibile girandola di emozioni e la disperazione degli azzurri fino alla rete decisiva di Rivera. E fu sempre Muller, tuttora recordman delle reti segnate in Bundesliga con 365 a vincere tre Coppe dei Campioni con il suo Bayern (segnando in due delle tre finali), dove arrivò 19enne, nel 1964, e all’inizio non lo volevano far giocare per via di quel fisico «grasso e sgraziato» secondo Zlatko Cajkovski, allenatore dell’epoca.

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