L’Inter tricolore riparte a fari spenti
di STEFANO AMBU
Tifosi in subbuglio: dopo la conquista dello scudetto sono andati via il tecnico Conte e le stelle Lukaku e Hakimi
3 MINUTI DI LETTURA
È la squadra da battere perché ha lo scudetto cucito sul petto. Ma, per problemi economici e non perché le piacesse tornare indietro, ha deciso di non continuare con i protagonisti dello storico ritorno al tricolore. Tifosi sbigottiti e sul piede di guerra: dopo la gioia non si aspettavano certo che il nuovo campionato cominciasse, sulla carta, così male. Ma queste sono le scelte: l’Inter si riallinea a Juventus, Napoli, Roma e Milan. Proverà a dire la sua per il primo posto. Ma senza l’allenatore Conte, il bomber Lukaku e l’uomo assist Hakimi. Aver tenuto il campione d’Europa Barella, a questo punto, sembra già un mezzo miracolo.
Chi aveva già capito l’andazzo già quando si stava festeggiando è stato Conte. Raro vedere un allenatore che non prosegue il suo cammino con la squadra con cui ha appena trionfato. E invece è stato subito divorzio. Il tecnico evidentemente aveva informazioni di prima mano sulle strategie del club. E ha deciso di chiudere in bellezza. D’altra parte sin dal suo arrivo sulla panchina Conte non era mai stato timido nella richiesta di rinforzi. Una legittima ostinazione che ha poi creato la macchina perfetta che la scorsa stagione è volata verso lo scudetto. La società non si è mai risparmiata. Ma- con la crisi legata anche alla pandemia e alla diminuzione degli introiti- il giocattolo nerazzurro è diventato insostenibile. E allora sono arrivate le prime defezioni: Conte via, dentro Simone Inzaghi. Buone annate con la Lazio per lui. Ma come trascinatore per la lotta allo scudetto è tutto da scoprire.
Vabbè, hanno pensato i tifosi, cambia il mister, ma conta chi fa assist e chi segna. E invece ecco la seconda botta: via anche chi dalla fascia destra ha creato gioco, occasioni e rifiniture, Hakimi. Da tutti era considerato una delle chiavi del cambio di marcia dell’Inter. Giocherà nel Paris Saint Germain con Messi. Ma la delusione più grande doveva ancora arrivare: fuori anche Lukaku. Impossibile per la società resistere alla super offerta del Chelsea di 115 milioni: l’affare si è concluso in pochi giorni. E via, sparito il pezzo forse più importante dell’Inter dello scudetto. Uno che non solo segnava, ma che faceva giocare bene la squadra. Vero, l’Inter sta cercando delle alternative: ma tutte, al momento, per quando di valore, non reggono il confronto.
Si aprono ora scenari imprevedibili perchè Lukaku non è sostituibile: è arrivato Dzeko, accoppiato a una seconda punta che potrebbe essere Correa o Scamacca. Lautaro, almeno, è confermato. Le incognite sono legate alle rinunce e alle difficoltà che potrà incontrare Inzaghi in un ambiente diverso da quello, più familiare, che lo circondava alla Lazio. Per il resto il club si era mosso in largo anticipo strappando al Milan a parametro zero Calhanoglu, che si è è già bene inserito. Simone Inzaghi continua a lavorare con calma, ma senza Lukaku si prospetta tutt'altra stagione rispetto a quella preventivata. O almeno sognata dai tifosi nerazzurri. Tra i protagonisti che difficilmente potranno dare una mano a bissare lo scudetto del 2021, anche lo sfortunato Eriksen. Il danese, al secondo anno, si stava inserendo bene ed era ormai una certezza anche per il futuro. Poi, agli Europei, è successo quello che tutto il mondo ha visto in tv. Il giocatore che sviene in campo, resta immobile sul terreno circondato dai compagni che “schermano” il dramma. Poi le buone notizie, la ripresa. Eriksen nelle settimane scorse è tornato a Milano. Ma sul suo ritorno a centrocampo per ora c’è un enorme punto interrogativo.
Chi aveva già capito l’andazzo già quando si stava festeggiando è stato Conte. Raro vedere un allenatore che non prosegue il suo cammino con la squadra con cui ha appena trionfato. E invece è stato subito divorzio. Il tecnico evidentemente aveva informazioni di prima mano sulle strategie del club. E ha deciso di chiudere in bellezza. D’altra parte sin dal suo arrivo sulla panchina Conte non era mai stato timido nella richiesta di rinforzi. Una legittima ostinazione che ha poi creato la macchina perfetta che la scorsa stagione è volata verso lo scudetto. La società non si è mai risparmiata. Ma- con la crisi legata anche alla pandemia e alla diminuzione degli introiti- il giocattolo nerazzurro è diventato insostenibile. E allora sono arrivate le prime defezioni: Conte via, dentro Simone Inzaghi. Buone annate con la Lazio per lui. Ma come trascinatore per la lotta allo scudetto è tutto da scoprire.
Vabbè, hanno pensato i tifosi, cambia il mister, ma conta chi fa assist e chi segna. E invece ecco la seconda botta: via anche chi dalla fascia destra ha creato gioco, occasioni e rifiniture, Hakimi. Da tutti era considerato una delle chiavi del cambio di marcia dell’Inter. Giocherà nel Paris Saint Germain con Messi. Ma la delusione più grande doveva ancora arrivare: fuori anche Lukaku. Impossibile per la società resistere alla super offerta del Chelsea di 115 milioni: l’affare si è concluso in pochi giorni. E via, sparito il pezzo forse più importante dell’Inter dello scudetto. Uno che non solo segnava, ma che faceva giocare bene la squadra. Vero, l’Inter sta cercando delle alternative: ma tutte, al momento, per quando di valore, non reggono il confronto.
Si aprono ora scenari imprevedibili perchè Lukaku non è sostituibile: è arrivato Dzeko, accoppiato a una seconda punta che potrebbe essere Correa o Scamacca. Lautaro, almeno, è confermato. Le incognite sono legate alle rinunce e alle difficoltà che potrà incontrare Inzaghi in un ambiente diverso da quello, più familiare, che lo circondava alla Lazio. Per il resto il club si era mosso in largo anticipo strappando al Milan a parametro zero Calhanoglu, che si è è già bene inserito. Simone Inzaghi continua a lavorare con calma, ma senza Lukaku si prospetta tutt'altra stagione rispetto a quella preventivata. O almeno sognata dai tifosi nerazzurri. Tra i protagonisti che difficilmente potranno dare una mano a bissare lo scudetto del 2021, anche lo sfortunato Eriksen. Il danese, al secondo anno, si stava inserendo bene ed era ormai una certezza anche per il futuro. Poi, agli Europei, è successo quello che tutto il mondo ha visto in tv. Il giocatore che sviene in campo, resta immobile sul terreno circondato dai compagni che “schermano” il dramma. Poi le buone notizie, la ripresa. Eriksen nelle settimane scorse è tornato a Milano. Ma sul suo ritorno a centrocampo per ora c’è un enorme punto interrogativo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
