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«Dopo la malattia mi sento un leone»

di Roberto Muretto
«Dopo la malattia mi sento un leone»

Marco Mancosu racconta i momenti difficili e la gioia per essere tornato in campo: «La mia famiglia è stata fondamentale»

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CAGLIARI. Si è commosso, ha trattenuto a stento le lacrime. Quando gli è stato consegnato il Premio Maestrelli, Marco Mancosu ha sentito i brividi scorrere sulla propria pelle. Gli stessi di quando gli è stata diagnosticata la malattia. Gli stessi di quando gli è stato comunicato che l’operazione era andata a buon fine e poteva tornare a giocare a calcio. L’attaccante cagliaritano, 33 anni compiuti ad agosto, quest’anno dal Lecce è passato alla Spal. Parlare senza nascondere nulla dei momenti complicati che ha vissuto, lo ha aiutato ad andare avanti. Oggi è pronto per affrontare nuove sfide.

Mai pensato che la carriera sportiva fosse finita?

«Così drastico non sono mai stato. Ho trascorso giornate particolari e in quei momento non ho pensato al pallone. Volevo solo conoscere lo stadio della malattia. Posso dire che le giornate di attesa sono state tremende».

Come ha reagito?

«All'inizio mi sono fatto forza soprattutto per le persone che avevo a fianco. Dopo l'operazione, quando mi è stato detto che era andato tutto bene, mi sono lasciato andare. Forse è stato proprio quello il momento in cui sono stato più vulnerabile».

Come si superano momenti così difficili?

«Non c'è una ricetta. Ognuno reagisce a modo suo. Ti cade il mondo addosso perché ti sta succedendo qualcosa che non avresti mai pensato. Non so spiegare come si fa, cerchi di andare avanti».

Chi e che cosa l’ha aiutata?

«La famiglia è stata fondamentale. Mi hanno sopportato in situazioni nelle quali non ero lucido. Mia moglie Valeria è stata bravissima in questo. La malattia ha lasciato delle ferite che pian piano si stanno rimarginando».

È rimasta un po' di paura?

«No, però non sono momenti semplici da superare. Ogni tanto riaffiorano pensieri tristi ma poi rifletto e dico che devo ritenermi una persona molto fortunata».

Ci racconta la sensazione che ha provato quando le hanno detto che poteva giocare ancora?

«Non c'è mai stato un vero pericolo di lasciare il calcio. Sono momenti nei quali pensi solo alla vita e non certo alla carriera. È stato un sollievo quando mi hanno informato che il livello della malattia era controllabile».

Come è stato tornare sul campo di gioco?

«La cosa più semplice. Dentro di me c’è tanta voglia di rivalsa, ho ancora più fame di prima. Pensare a rimettermi prima possibile maglietta e pantaloncini mi ha distratto e non mi ha fatto pensare a quello che mi era successo».

Il premio Maestrelli è stata una bella soddisfazione.

«C'erano personaggi importanti del calcio in quella occasione. È stato un grande onore per me riceverlo e a casa lo conservo gelosamente. Ci tenevo ad andarci. Ho fatto tanti chilometri ma garantisco che li ho fatti volentieri».

Che cosa le manca di più della Sardegna?

«Premesso che sono curioso e mi piace vedere posti nuovi, mi manca tanto il Poetto. Adesso che lo hanno rimesso a nuovo non vedo l’ora di tornarci, magari fare un bel tuffo e una nuotata».

Radio mercato ha parlato di un suo possibile ritorno al Cagliari, ma c'è mai stata una possibilità concreta?

«Forse c’è stato un interessamento iniziale, ma devo essere sincero: niente di concreto per quello che so io».

Che Cagliari sta nascendo?

«Ha mantenuto l’ossatura della squadra, anche se l’infortunio di Rog pesa moltissimo. Nella rosa ci sono tanti buoni giocatori. Non avrà problemi a salvarsi, i tifosi non soffriranno come lo scorso campionato. Il mercato è aperto, magari arrivano altri giocatori importanti da qui al 31 agosto».

Cosa si aspetta dalla stagione appena iniziata?

«Fare il massimo anche se non so indicare un traguardo. Sono molto felice di essere arrivato alla Spal e giocare il torneo di serie B. Quest’anno è più equilibrato del solito».

Barella campione d’Europa. Si è emozionato per quella vittoria?

«Conosco bene Nicolò. Sono andato a cena con lui qualche volta insieme a Marco Sau. Sono trionfi che merita. È un giocatore di spessore, con grande personalità. La finale l'ho vista a Lecce, a casa mia e ho fatto un gran tifo».

Qual è il prossimo obiettivo di Marco Mancosu?

«La partita di domenica col Pordenone. Dopo quello che ho passato, mi sono abituato a mettere uno dopo l’altro piccoli mattoncini, senza andare troppo in là col tempo. Sarebbe il massimo se riuscissi a fare grandi cose a Ferrara. Loro mi hanno voluto e voglio ripagare la fiducia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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