Cagliari, così si va dritti in serie B
di Roberto Muretto
Prima vittoria? Keita Baldè illude i rossoblù poi il nulla fino al pareggio al 92’ del Venezia
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INVIATO A CAGLIARI. C'è una spessa cortina di ghiaccio tra il Cagliari e la vittoria. Mazzarri ha "armato" i suoi e ordinato di abbattere quel muro. I rossoblù hanno recepito il messaggio, consapevoli di non poter dare un'altra delusione ai propri tifosi, anche ieri numerosi nonostante un avvio di campionato complicato. La Unipol Domus ha suonato la carica alla squadra, l'ha incoraggiata, incitata ma alla fine la prima vittoria stagionale non è arrivata. Una sfortunata deviazione di Caceres sulla conclusione di Busio nel recupero, ha fatto svanire il sogno di aver interrotto l'incantesimo. Vincere era l'unica medicina per guarire un gruppo che ieri ha dato segnali di ripresa, ma è ancora convalescente, spaventato. Quelli che vanno a cercare il pelo nell'uovo diranno che di fronte c'era il Venezia, avversario abbordabile, ma non si è vinto nemmeno ieri. In realtà per il Cagliari non ci sono avversari facili e battere i lagunari non era per nulla scontato. Sarebbero stati tre punti di platino per arrivare alla sosta più rilassati e consentire al tecnico di approfondire ulteriormente la conoscenza del gruppo, anche se non avrà a disposizione i nazionali. Invece saranno ancora giorni di tensione e di recriminazioni per quello che poteva essere e per il momento, purtroppo per i sardi, non è stato.
Scelte e tensioni. Anche Ceppitelli è ko. Mazzarri torna al 3-5-2 e in difesa schiera i giocatori che gli sono rimasti. Carboni, fresco di convocazione con l'Under 21, torna titolare. Per il resto la formazione è la stessa mandata in campo a Napoli. Ancora una volta Keita Baldè viene preferito a Pavoletti, relegato in panchina e non certo di buonumore. Joao Pedro è intoccabile. Il procuratore di Nandez ha minato la vigilia facendo dichiarazioni sul suo assistito, assicurando che a gennaio andrà via, forse direzione Napoli. «Giulini ha detto a Nahitan che lo lascerà partire a un prezzo più basso della clausola di36 milioni». Parole che forse non ci volevano una fase così delicata ed è difficile credere che il presidente possa essersi spinto così avanti. Il Venezia risponde col 4-4-2. Orekeke al centro dell'attacco, l'altra punta è Aramu, con Johnsen a destra.
Premio. Si capisce subito che il Cagliari vuole portare a casa la vittoria. Si butta in avanti a testa bassa, con troppa foga e spesso finisce col pasticciare. Il pressing è scoordinato, tanto che il Venezia esce in velocità ricavandosi spazi importanti per affondare. Ma i rossoblù sono determinati, conquistano palla al limite dell'area e organizzano una ripartenza letale che Keita concretizza. La gara si mette in discesa anche se Mazzarri invita i suoi a tenere alti i ritmi e non concedere campo agli avversari. La squadra isolana alza il livello del pressing ma adesso lo fa in modo più razionale e per i veneti la circolazione della palla diventa meno fluida. Zanetti sposta Johnsen a sinistra e Aramu a destra, l'idea è quella di dare più profondità alla manovra. Il palo nega a Marin il gol del 2-0.
Zanetti cambia. Henry e Crnigoj in campo al posto di Okereke Kiyine. Il Venezia passa al 4-2-3-1. Mazzarri non tocca la macchina che ha fatto bene nella prima frazione. I lagunari spingono, i rossoblù hanno qualche amnesia, rischiano e dalla panchina il mister si fa sentire. La squadra di casa sceglie di aspettare e ripartire in velocità, le transizioni che da sempre sono il cavallo di battaglia del tecnico livornese. Zappa e Pavoletti sono le forze fresche di Mazzarri. Si passa alla difesa a quattro, Nandez si sposta a sinistra.
Beffa. S concretizza nel recupero, quando Musio supera Cragno aiutato da una deviazione di Caceres e da una distrazione incredibile di Altare. Una vittoria mancata che fa restare il Cagliari più vicino all'inferno che al purgatorio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Scelte e tensioni. Anche Ceppitelli è ko. Mazzarri torna al 3-5-2 e in difesa schiera i giocatori che gli sono rimasti. Carboni, fresco di convocazione con l'Under 21, torna titolare. Per il resto la formazione è la stessa mandata in campo a Napoli. Ancora una volta Keita Baldè viene preferito a Pavoletti, relegato in panchina e non certo di buonumore. Joao Pedro è intoccabile. Il procuratore di Nandez ha minato la vigilia facendo dichiarazioni sul suo assistito, assicurando che a gennaio andrà via, forse direzione Napoli. «Giulini ha detto a Nahitan che lo lascerà partire a un prezzo più basso della clausola di36 milioni». Parole che forse non ci volevano una fase così delicata ed è difficile credere che il presidente possa essersi spinto così avanti. Il Venezia risponde col 4-4-2. Orekeke al centro dell'attacco, l'altra punta è Aramu, con Johnsen a destra.
Premio. Si capisce subito che il Cagliari vuole portare a casa la vittoria. Si butta in avanti a testa bassa, con troppa foga e spesso finisce col pasticciare. Il pressing è scoordinato, tanto che il Venezia esce in velocità ricavandosi spazi importanti per affondare. Ma i rossoblù sono determinati, conquistano palla al limite dell'area e organizzano una ripartenza letale che Keita concretizza. La gara si mette in discesa anche se Mazzarri invita i suoi a tenere alti i ritmi e non concedere campo agli avversari. La squadra isolana alza il livello del pressing ma adesso lo fa in modo più razionale e per i veneti la circolazione della palla diventa meno fluida. Zanetti sposta Johnsen a sinistra e Aramu a destra, l'idea è quella di dare più profondità alla manovra. Il palo nega a Marin il gol del 2-0.
Zanetti cambia. Henry e Crnigoj in campo al posto di Okereke Kiyine. Il Venezia passa al 4-2-3-1. Mazzarri non tocca la macchina che ha fatto bene nella prima frazione. I lagunari spingono, i rossoblù hanno qualche amnesia, rischiano e dalla panchina il mister si fa sentire. La squadra di casa sceglie di aspettare e ripartire in velocità, le transizioni che da sempre sono il cavallo di battaglia del tecnico livornese. Zappa e Pavoletti sono le forze fresche di Mazzarri. Si passa alla difesa a quattro, Nandez si sposta a sinistra.
Beffa. S concretizza nel recupero, quando Musio supera Cragno aiutato da una deviazione di Caceres e da una distrazione incredibile di Altare. Una vittoria mancata che fa restare il Cagliari più vicino all'inferno che al purgatorio.
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