Grinta Denise: lotta pura senza paura
di Gianna Zazzara
A soli 14 anni, è l’astro più fulgido della dinastia sassarese dei Piroddu. «Ragazze, venite sul tappeto con me»
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SASSARI. Il primo a salire sul tappeto è stato il nonno. Poi il padre e il fratello Simone, più volte campione italiano. Ora dalla dinastia dei lottatori Piroddu è spuntata fuori una stella, Denise, 15 anni a dicembre. Dopo aver conquistato l’argento agli Europei under 15 di lotta libera, sabato scorso a Ostia è salita sul gradino più alto del podio ai campionati italiani esordienti, facendo il bis del titolo cadetti. Denise si allena a Sassari, nella palestra di famiglia, la Polisportiva Athlon. Il suo coach è il papà Mario.
La lotta è un’arte di famiglia. Così giovane e già così forte.
«Il 2021 è stato un anno fantastico, prima la medaglia d’argento agli Europei, ora il titolo italiano esordienti. È stata dura ma non ho mai mollato gli allenamenti neanche nei periodi più bui della pandemia. Anzi, lo sport è stata la mia valvola di sfogo. Consiglio a tutti i ragazzi di fare sport, aiuta a crescere».
Cosa le ha detto suo nonno Vincenzo, che è anche il presidente della Athlon?
«È orgogliosissimo. Mi ha detto che gli sembra di vedere salire sul tappeto tutta la dinastia! Ovviamente è orgogliosissimo anche di mio fratello Simone: a novembre è stato convocato per i mondiali, spero di diventare brava come lui».
Perché la lotta libera? Non è la scelta più naturale per una ragazza.
«Perché no? È uno sport completo per una ragazza, devi essere forte ma agile. E poi acquisisci anche le tecniche di difesa personale, con una presa da lotta libera puoi mettere a terra chiunque, non male per le donne. Anche mia mamma era una lottatrice».
In famiglia hanno fatto pressioni?
«Da piccola ho provato di tutto, dal ballo al nuoto. Ma alla fine finivo sempre in palestra da mio padre, sul tappeto. Direi che io e la lotta libera ci siamo scelti a vicenda».
Cosa ne pensano le sue amiche? Ha provato a convincerle a seguire il suo esempio?
«Ci ho provato, ma mi dicono che non è uno sport per femmine. Invece nel resto d’Italia è molto praticato, solo qua lo vedono come uno sport maschile».
E la scuola, i professori la aiutano a coniugare sport e studio?
«Direi di no, devo giustificare anche le assenze sportive e non c’è alcuno sconto durante le interrogazioni».
Cosa farà da grande?
«L’atleta di lotta libera, il mio sogno è entrare nel gruppo sportivo dell’Esercito come mio fratello».
La lotta è uno sport pericoloso?
«Bisogna stare attenti, è ovvio, e devi accettare di tornare a casa con qualche livido, nulla di più».
La lotta è un’arte di famiglia. Così giovane e già così forte.
«Il 2021 è stato un anno fantastico, prima la medaglia d’argento agli Europei, ora il titolo italiano esordienti. È stata dura ma non ho mai mollato gli allenamenti neanche nei periodi più bui della pandemia. Anzi, lo sport è stata la mia valvola di sfogo. Consiglio a tutti i ragazzi di fare sport, aiuta a crescere».
Cosa le ha detto suo nonno Vincenzo, che è anche il presidente della Athlon?
«È orgogliosissimo. Mi ha detto che gli sembra di vedere salire sul tappeto tutta la dinastia! Ovviamente è orgogliosissimo anche di mio fratello Simone: a novembre è stato convocato per i mondiali, spero di diventare brava come lui».
Perché la lotta libera? Non è la scelta più naturale per una ragazza.
«Perché no? È uno sport completo per una ragazza, devi essere forte ma agile. E poi acquisisci anche le tecniche di difesa personale, con una presa da lotta libera puoi mettere a terra chiunque, non male per le donne. Anche mia mamma era una lottatrice».
In famiglia hanno fatto pressioni?
«Da piccola ho provato di tutto, dal ballo al nuoto. Ma alla fine finivo sempre in palestra da mio padre, sul tappeto. Direi che io e la lotta libera ci siamo scelti a vicenda».
Cosa ne pensano le sue amiche? Ha provato a convincerle a seguire il suo esempio?
«Ci ho provato, ma mi dicono che non è uno sport per femmine. Invece nel resto d’Italia è molto praticato, solo qua lo vedono come uno sport maschile».
E la scuola, i professori la aiutano a coniugare sport e studio?
«Direi di no, devo giustificare anche le assenze sportive e non c’è alcuno sconto durante le interrogazioni».
Cosa farà da grande?
«L’atleta di lotta libera, il mio sogno è entrare nel gruppo sportivo dell’Esercito come mio fratello».
La lotta è uno sport pericoloso?
«Bisogna stare attenti, è ovvio, e devi accettare di tornare a casa con qualche livido, nulla di più».
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