«Al Banco servono lavoro e pazienza»

Il giemme Federico Pasquini: «Abbiamo cambiato molto, siamo ancora in una fase di work in progress. Ma ci rialzeremo»

INVIATO A LA LAGUNA (SPAGNA). «È una fase in cui serve serenità, tranquillità, fiducia e unità. Ragioniamo sulle cose che non vanno e cerchiamo di crescere con pazienza, come abbiamo fatto ogni anno in cui abbiamo cambiato tanto». I segni del -27 incassato dalla Dinamo mercoledì sull’isola di Tenerife sono evidenti nel morale e sul volto della truppa biancoblù, ma Federico Pasquini predica calma e prova a fare il punto in maniera razionale. «Il quadro è abbastanza chiaro – dice il general manager sassarese prima del rientro in Italia –. Siamo partiti da una situazione in cui l’asse play-pivot è cambiato e questo asse nella pallacanestro moderna è quello più determinante. Se non c’è feeling tecnico tra i due poi è tutta la squadra ad andare in difficoltà. Penso anche che il play, ovvero Clemmons, è stato l’ultimo a unirsi ai compagni e poi di recente è stato via oltre una settimana per la gravidanza della moglie. Mekowulu era partito bene, poi ha avuto un problema a una caviglia che nelle ultime partite l’ha depotenziato: ha fatto molta fatica contro Reggio Emilia e ha faticato anche a Tenerife. È un tipo di giocatore che se non sta bene fisicamente perde la sua qualità principale, ovvero l’atletismo e l’intensità».

Cosa si può salvare della prova di mercoledì? «Tenerife è una squadra che in questo momento è lontana dal nostro livello – spiega Pasquini –. Quindi i primi dieci minuti di mercoledì, con un eccellente approccio, sono una buona notizia, perché lì si è vista probabilmente la migliore Dinamo di questo inizio di stagione, a livello di intensità e di condivisione su entrambi i lati del campo. Poi c’è stata questa sorta di resa, che spiego così: quando vai a sbattere contro un muro e sei in una condizione di “work in progress” tutto diventa difficile. Nel secondo quarto ci siamo sgretolati e tutto è diventato più difficile».

Perché il Banco continua a squagliarsi alle prime difficoltà? «Oggi come oggi mancano punti di riferimento: negli ultimi anni l’asse Spissu-Bilan ci ha messi spesso in condizione di trovare soluzioni anche nei momenti di difficoltà, un bilanciamento e una chimica che ha permesso anche agli altri di esprimersi al meglio. Oggi è quella la prima cosa da sistemare. Quando quei due settori hanno feeling tecnico gli altri elementi hanno dei vantaggi».

La società biancoblù comunque non fa drammi. «Mettiamo da parte Tenerife, archiviamo questa sconfitta e cerchiamo di stare tranquilli e sereni, soprattutto perché è un periodo in cui dobbiamo migliorare ogni giorno e dobbiamo fare un ragionamento pratico: gli ultimi 25 minuti di domenica contro Reggio e il primo quarto di Tenerife hanno dimostrato che stiamo crescendo, siamo uniti e c’è mentalità. Sapevamo che all’inizio della stagione avremmo dovuto soffrire e avere pazienza – dice ancora Pasquini –, ora ci siamo messi alle spalle le due trasferte davvero complesse, ragioniamo sulle partite in casa e poi la trasferta in Ucraina sarà una sorta di spareggio per il terzo posto. La cosa importante è continuare a crescere da subito».

Durante la partita dalla tribuna si è percepito un certo nervosismo tra campo e panchina. È tutto a posto? «Quando incassi un break di 23-6, sarebbe strano se non ci fosse una discussione o un confronto. Sono dinamiche da campo e da spogliatoio, niente di grave», assicura Pasquini, che poi parla del rientro di Ousmane Diop. «Anche in questo caso sapevamo di correre un rischio, decidendo di aspettare un giocatore reduce da un’operazione. Quando sarà il suo momento porterà atletismo e intimidazione dentro l’area, oltre a una dimensione diversa, ma dovremo avere pazienza. Dobbiamo credere in questi ragazzi sui quali abbiamo fatto progetti pluriennali. La crescita di Treier nelle ultime 2-3 settimane dimostra che bisogna lavorare e avere pazienza».

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