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Il Cagliari affonda a Firenze

di Roberto Muretto
Il Cagliari affonda a Firenze

Rossoblù battuti nettamente dalla Fiorentina. Biraghi, Gonzalez e Vlahovic decidono la gara

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INVIATO A FIRENZE. L'immagine che la dice lunga sulla batosta subita dal Cagliari a Firenze, è quella di Walter Mazzarri. Nel secondo tempo il tecnico sembrava aver bevuto una camomilla. Anche lui, uno che non conosce il significato della parola arrendersi, ha preso atto che non c'era niente da fare ed ha alzato bandiera bianca. Ha guardato la partita inerme, in attesa del fischio finale. Non c'è dubbio che le assenze hanno pesato. Il Cagliari non può permettersi tanti forfait tutti insieme. Ma quando sei in emergenza, devi sopperire col carattere, giocando con il coltello tra i denti. In campo ci sarebbero voluti undici gladiatori contro un avversario affamato. Non è stato così. La Fiorentina ha disposto a piacimento di una squadra arrendevole, incapace di imbastire un'azione decente, di fare almeno un tiro in porta. Invece, Palloni persi banalmente, secondi sulle ribattute, per non parlare dei contrasti, quasi sempre persi. Per la squadra di Italiano è stato un trionfo, per quella di Mazzarri una caporetto. I rossoblù hanno agevolato il compito degli avversari, ai quali non è sembrato vero di affondare la lama nel burro. In estrema sintesi, dopo il rigore trasformato da Biraghi, la banda Mazzarri si è liquefatta ed è andata bene se il punteggio non è stato ancora più rotondo. Un passo indietro preoccupante che non si giustifica solo con una formazione rimaneggiata. Un segnale che deve far drizzare le antenne in vista delle prossime partite con avversari come Roma, Bologna e Atalanta. Continua a piovere, o meglio diluviare sul bagnato. La classifica è un fardello pesante, che può condizionare. Meglio non guardarla.

Cerotti. I rossoblù ne avevano già tanti alla vigilia, alla lista degli assenti all'ultimo momento si aggiunge anche Strootman, fermato da un affaticamento al flessore. Mazzarri deve fare di necessità virtù e si affida al 4-4-2, con Lykogiannis quarto a sinistra in difesa, Deiola e Marin in mezzo al campo, Zappa e Nandez ( a sinistra) esterni. E' emergenza piena. La Fiorentina risponde col 4-3-3. Saponara vince il ballottaggio con Callejon e affianca nel tridente Vlahovic - sommerso dalle critiche per aver rifiutato il rinnovo di contratto - e Gonzalez.

Sciocchezza. È una partita molto tattica tra due squadre che chiudono le linee di passaggio e spesso giocano con i lanci lunghi. La Fiorentina ha il pallino del match, il Cagliari si difende e riparte, anche se fa fatica a far girare la palla. Vlahovic duella con Carboni e sono scintille ogni volta che i due vengono a contatto. La gara si sblocca su una colossale ingenuità di Keita che tocca con la mano un cross innocuo. Il Var vede tutto, richiama Capuano ed è rigore. Biraghi trasforma. Si fa male anche Caceres, l'unica alternativa è Altare.

Monologo. I Quttro Mori accusano il colpo, perdono le distanze tra i reparti. La Viola fa quello che vuole. Il Cagliari sembra un pugile che da un momento all'altro può ricevere il colpo del ko. Saponara gioca al gatto contro il topo con Zappa che salta quando e come vuole. Il palo salva Cragno su una sua conclusione a giro. Marin si avventura in giocate personali e perde regolarmente palla. Gli errori nei passaggi si moltiplicano e per la formazione di casa tutto si semplifica. Mazzarri, alla disperata, riporta Nandez a destra, mette Altare davanti a Lykogiannis, abbassando Zappa sulla linea dei difensori. Tutto inutile perchè la Fiorentina, con Gonzalez, assesta il pugno che mette spedisce il Cagliari al tappeto. Il tutto sull'ennesimo pallone perso.

Incubo. Il bellissimo gol su punizione di Vlahovic in avvio di ripresa è un'altra mazzata per un Cagliari allo sbando. Mazzarri resta seduto in panchina, anche lui getta la spugna davanti alla pochezza dei suoi. L'attaccante che già a gennaio potrebbe lasciare Firenze è scatenato, neanche lui crede agli spazi che gli vengono concessi e ogni tanto si permette di strafare. Reazione del Cagliari? Nemmeno a parlarne. E i cambi (Pereiro, Pavoletti e Grassi) non hanno nessun effetto. E' una partita (anzi, non c'è mai stata partita) a senso unico con una squadra, quella isolana, che non vede l'ora che finisca per evitare l'imbarcata. Non è bello dirlo, ma il Cagliari ieri ha fatto la figura dello sparring partner che deve solo subire. Il tecnico livornese non è certo uno che molla, chissà quali pensieri occupano la sua mente di fronte a tanta pochezza tecnica e caratteriale. E tra tre giorni alla Unipol Domus arriva la Roma.

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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