Undici metri più lontani dal Qatar
di Roberto Muretto
Giorginho sbaglia il rigore della vittoria, per la qualificazione sarà decisivo il match di lunedì
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INVIATO A ROMA. Il rigore calciato da Jorginho a pochi secondi dalla fine poteva essere la pietra tombale sulla qualificazione al Mondiale. Ma il centrocampista del Chelsea si è fatto ipnotizzare da Sommer e lo ha sbagliato. Il discorso resta aperto. Ora bisognerà vincere lunedì in Irlanda per vincere il girone e avere la certezza di andare in Qatar. Il ct svizzero, Yakin, alla vigilia ha provato a far riapparire i fantasmi della Svezia, quando l'Italia ha mancato la qualificazione alla rassegna iridata. E quei fantasmi per un po' hanno aleggiato su uno stadio Olimpico da applausi per coreografie e spinta. Roberto Mancini ha invece smorzato la tensione, trasmesso serenità agli azzurri ma la risposta sul campo non è stata, se non tratti, quella che il ct si aspettava. L'Italia non ha blindato il primo posto e resta tutto aperto con una gara ancora da giocare. Infortuni e cattivi pensieri, preoccupazioni, tutto è passato in secondo piano quando Di Lorenzo ha messo dentro la palla dell' 1-1. Ma se l'Italia non ha portato a casa la vittoria il merito è anche della Svizzera, che nonostante fosse piena di cerotti ha giocato una partita intelligente, accorta, mettendo spesso alla frusta gli italiani. Non è stata la solita squadra spumeggiante quella azzurra, tanti, troppi gli errori commessi. Mancini dovrà lavorare in questi giorni per presentare a Belfast una formazione pimpante in un match senza appello.
Torna il "Gallo". Alla fine Mancini va sul sicuro e sceglie Belotti per sostituire Immobile. Niente falso nueve. Il resto della formazione è quella annunciata. Acerbi al posto dell'infortunato Chellini, Locatelli per Verratti a completare il centrocampo a tre. Jorginho è il regista, Barella a destra. Insigne e Chiesa le "frecce" sulle corsie. La Svizzera, così come gli azzurri, ha tantissimi titolari fuorigioco. Non è in campo nemmeno Gavranovic. Il leader è Shaqiri, un'esperienza in Italia non proprio indimenticabile.
Pressione. Gli elevetici cominciano come ci si aspettava: giocano altissimi, vanno a prendere l'Italia nella sua metà campo, impediscono alla squadra di Mancini di ragionare con continui raddoppi. La circolazione della palla è lenta, compassata, si fa fatica a dare profondità alla manovra. La partenza sprint svizzera viene premiata con il gol di Widmer che gela l'Olimpico. Nell'occasione Acerbi è troppo morbido nella marcatura di Okafor. Il pugno allo stomaco è talmente forte che l'Italia rischia ancora più volte. I "rossi" chiudono tutte le linee di passaggio, ripartono con Okafor e Steffan che sembrano imprendibili. Il primo segnale arriva da Barella che sbaglia da due passi tirando addosso al portiere.
Risveglio. Il pubblico spinge perchè vede gli azzurri un po' in soggezione. Il pari arriva su palla inattiva: Di Lorenzo anticipa l'uscita di Sommer e la mette dentro. Il controllo var conferma il gol. Ora l'Italia è più sciolta, più sicura nella giocate .Ha ritrovato quella tranquillità che gli è mancata nei primi 25'. Mancini ha chiesto più scambi in velocità, più inserimenti senza palla e la squadra ha cominciato a suonare la musica che più le piace.
Mancini cambia. Il ct si accorge che la sua squadra è lenta, così decide di togliere uno spento Belotti inserendo Berardi. Fuori anche Locatelli (impalpabile) e spazio a Tonali. Insigne diventa la punta centrale e si torna così al falso nueve, soluzione forzata viste le assenze. Chiesa a sinistra. L'idea è quella di sfruttare la velocità dei "piccoletti" contro una difesa statica ma sempre ben posizionata. Berardi entra subito nel vivo della partita, dà brio alle giocate, viene cercato costantemente dai compagni. Fuori anche Barella, stanco e impreciso, dentro Cristante. Il finale è tutto colorato di azzurro. Il pubblico spinge. Garcia, appema entrato da una spallata in area Berardi. Rigore (il var richiamata l’arbitro che va a vedere le immagini) che Jorginho sbaglia calciandolo alto. Finisce in pareggio. Tutto rimandato a lunedì a Belfast, partita che l'Italia dovrà vincere per forza per evitare l'incubo playoff.
Torna il "Gallo". Alla fine Mancini va sul sicuro e sceglie Belotti per sostituire Immobile. Niente falso nueve. Il resto della formazione è quella annunciata. Acerbi al posto dell'infortunato Chellini, Locatelli per Verratti a completare il centrocampo a tre. Jorginho è il regista, Barella a destra. Insigne e Chiesa le "frecce" sulle corsie. La Svizzera, così come gli azzurri, ha tantissimi titolari fuorigioco. Non è in campo nemmeno Gavranovic. Il leader è Shaqiri, un'esperienza in Italia non proprio indimenticabile.
Pressione. Gli elevetici cominciano come ci si aspettava: giocano altissimi, vanno a prendere l'Italia nella sua metà campo, impediscono alla squadra di Mancini di ragionare con continui raddoppi. La circolazione della palla è lenta, compassata, si fa fatica a dare profondità alla manovra. La partenza sprint svizzera viene premiata con il gol di Widmer che gela l'Olimpico. Nell'occasione Acerbi è troppo morbido nella marcatura di Okafor. Il pugno allo stomaco è talmente forte che l'Italia rischia ancora più volte. I "rossi" chiudono tutte le linee di passaggio, ripartono con Okafor e Steffan che sembrano imprendibili. Il primo segnale arriva da Barella che sbaglia da due passi tirando addosso al portiere.
Risveglio. Il pubblico spinge perchè vede gli azzurri un po' in soggezione. Il pari arriva su palla inattiva: Di Lorenzo anticipa l'uscita di Sommer e la mette dentro. Il controllo var conferma il gol. Ora l'Italia è più sciolta, più sicura nella giocate .Ha ritrovato quella tranquillità che gli è mancata nei primi 25'. Mancini ha chiesto più scambi in velocità, più inserimenti senza palla e la squadra ha cominciato a suonare la musica che più le piace.
Mancini cambia. Il ct si accorge che la sua squadra è lenta, così decide di togliere uno spento Belotti inserendo Berardi. Fuori anche Locatelli (impalpabile) e spazio a Tonali. Insigne diventa la punta centrale e si torna così al falso nueve, soluzione forzata viste le assenze. Chiesa a sinistra. L'idea è quella di sfruttare la velocità dei "piccoletti" contro una difesa statica ma sempre ben posizionata. Berardi entra subito nel vivo della partita, dà brio alle giocate, viene cercato costantemente dai compagni. Fuori anche Barella, stanco e impreciso, dentro Cristante. Il finale è tutto colorato di azzurro. Il pubblico spinge. Garcia, appema entrato da una spallata in area Berardi. Rigore (il var richiamata l’arbitro che va a vedere le immagini) che Jorginho sbaglia calciandolo alto. Finisce in pareggio. Tutto rimandato a lunedì a Belfast, partita che l'Italia dovrà vincere per forza per evitare l'incubo playoff.
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