La regina degli abissi che raccontava il mare

Giuliana Treleani con il fratello Guido dopo un'immersione

Cinquant’anni fa in un incidente stradale moriva a 26 anni Giuliana Treleani Tre volte campionessa mondiale di apnea, firmò alcuni straordinari reportage

SASSARI. La targhetta del record stretta tra le mani, una risalita in superficie tranquilla, apparentemente senza sforzo. La regina degli abissi riprende fiato e sorride, accarezzata dalle acque dei Caraibi. La targhetta dice “-45”. Giuliana Treleani ha 22 anni e durante i campionati del mondo di pesca subacquea di Cuba ha appena stracciato il record del mondo di discesa in apnea in assetto variabile. L’uomo che la scorta negli abissi è suo fratello maggiore Guido, un grande apneista pluricampione italiano di pesca subacquea. È il settembre del 1967 ed è un giorno storico per lo sport italiano e per la Sardegna. Quella di Giuliana Treleani però è una storia triste: appena quattro anni più tardi la vita della campionessa cagliaritana verrà spezzata a causa di un incidente stradale.

Cinquant’anni fa. La mattina di venerdì 4 dicembre 1971 una Fiat 500 procede sotto la pioggia lungo il primo tratto della statale 130 che porta da Cagliari a Iglesias. A bordo ci sono quattro giovani professoresse che stanno andando a prendere servizio, come ogni giorno, nella scuola media di Villacidro. All’altezza del bivio per Villasor, l’auto si scontra con un camion. Ad avere la peggio è la donna che siede nel sedile anteriore destro, le altre tre se la cavano con poco. Il cuore di Giuliana Treleani, docente di matematica e scienze e campionessa di apnea, smette di battere quarantott’ore più tardi. Aveva 26 anni.

La testimonianza. «Ho scattato io la foto di Giuliana e Guido che risalgono in superficie. Ero là in apnea che seguivo l’impresa, ancora oggi trovo quell’immagine estremamente toccante». A parlare è Massimo Scarpati, leggenda dell’apnea, considerato unanimemente il più grande pescatore subacqueo italiano di ogni tempo. Napoletano, 79 anni, abita da decenni a Stintino e ha terminato solo a pochi anni l’attività di corallaro. «Credo però – sottolinea – che quella foto si riferisca al secondo record del mondo che Giuliana aveva battuto a Lipari qualche anno prima. Ho un ricordo fantastico di tutta la famiglia Treleani, ma di lei in particolare. Era una ragazza straordinaria, accompagnava suo fratello Guido, che è stato il mio capitano in alcune manifestazioni internazionali, a fare le gare. Molto presto Giuliana svelò il suo talento. Tra l’altro aveva una passione e una dote particolare nel cercare le zone e i fondali migliori».

Gente di mare. La famiglia Treleani, originaria dell’Istria, lega da sempre il proprio destino al mare. Giuliana nasce il 31 gennaio 1945 a Lussinpiccolo, oggi Mali Lošinj, in Croazia. Una località letteralmente immersa dall’Adriatico. Finita la guerra, però, come tanti istriani, anche i Treleani abbandonano l’Istria e si spostano altrove: la loro destinazione è Cagliari. Tutti praticano sport e studiano con profitto: Guido diventa ingegnere, Giuliana frequenta il liceo Dettori e poi si laurea in Scienze naturali. C’è un’altra sorella, Maria, è anche lei è una campionessa di apnea.

I primi exploit. Il nuoto, ovviamente, ma anche l’atletica (in particolare il lancio del peso), sono le discipline nelle quali Giuliana si mette in evidenza si da adolescente. Nel luglio 1965, ad appena vent’anni, in Sicilia si immerge e arriva sino a quota 31 metri. È il nuovo record del mondo femminile ed è un risultato che inaugura una fantastica stagione di duelli a distanza con un’altra grande campionessa, la britannica Evelyn Patterson: quest’ultima migliora il primato del mondo pochi mesi dopo a Freeport, alle Bahamas, scendendo a meno 33. Il 1966 è un altro anno di grandi exploit: la giovane cagliaritana si riprende il record arrivando in apnea sino a 35 metri di profondità, ancora nelle acque della Sicilia, ma stavolta al largo delle isole Eolie. Evelyn Patterson se lo riprende ancora una volta, sempre alle Bahamas, riportando in superficie la targhetta con su scritto -38.

L’impresa di Cuba. Enzo Maiorca, classe 1931, ha già iniziato a far parlare di sé e delle sue imprese ma non è ancora iniziata l’epopea dei grandi apneisti di fama mondiale. Giuliana Treleani continua a seguire suo fratello Guido e sua sorella Maria nelle gare di pesca e si immerge per passione. Questa cosa del record però sta iniziando a diventare divertente e allora nel settembre 1967 decide di riprovarci. L’occasione la offre il campionato del mondo di pesca subacquea in programma a Cuba. Un evento importante al quale i Treleani non possono mancare. Giuliana sceglie con cura il punto al largo dell’Avana nel quale immergersi e si dichiara pronta per tentare l’impresa a meno 40. In superficie, sulle barche d’appoggio, giudici, compagni d’avventura e semplici curiosi attendono con trepidazione. Dopo qualche minuto la regina degli abissi nata in riva all’Adriatico e cresciuta in Sardegna riemerge tenendo stretta tra le mani la targhetta che determina il risultato ufficiale. Quando Giuliana la mostra ai giudici, la sorpresa è grande: sulla targhetta c’è scritto -45. Un’impresa incredibile, che ancora una volta – secondo le testimonianze dell’epoca – Treleani compie senza particolare sforzo. Non è un record imbattibile, ma quasi: per vedere una donna immergersi in apnea a una profondità maggiore bisognerà attendere la bellezza di 15 anni. A riuscirci sarà Rossana Maiorca, nel 1982, “volando” sino a -50.

I reportage di Giuliana. Straordinaria come persona e come sportiva, Giuliana Treleani aveva anche un hobby fuori dal comune: sin dai primissimi anni dell’università collaborava con la rivista specializzata Mondo Sommerso. Come confermato da Massimo Scarpati, la sua specialità era studiare e scoprire i fondali. Una conoscenza tradotta in reportage incredibilmente dettagliati, come quello pubblicato nell’ottobre 1965, nel quale fornisce una descrizione, palmo a palmo, della costa e dei fondali da Alghero a Porticciolo. Eccone un breve passo: «Duecento metri al largo di Capo Galera vi è una zona di roccia che arriva sui 16 metri, con tane di saraghi e cerniotte: vi è anche la possibilità di sorprendere qualche ricciola e dentice. Oltrepassato Capo Galera diamo l’addio ai bassi fondali ed entriamo immediatamente in una zona dove i profondisti potranno finalmente sfogarsi. Al largo della piccola insenatura chiamata porto Agra vi è fondale di 12 metri con roccia. Costeggiando, troviamo adesso un fondale con scarpata dai 17 ai 23 metri; l'acqua è limpidissima e la roccia calcarea vi dona una particolare colorazione. Anche fuori dell'acqua vi e un bello spettacolo: la ripida falesia calcarea scende a picco sul mare, e sul colore grigio ferro della roccia spiccano verdi macchie di rada vegetazione».

Oggi. Dodici anni fa la sua città d’adozione le ha dedicato una strada: non proprio una via, ma il ponte che passa sopra il canale di Terramaini e collega Cagliari con Monserrato. Tra pochi giorni saranno trascorsi cinquant’anni dalla morte di una delle atlete più rappresentative ma meno conosciute dello sport isolano. Una via va bene, ma forse il movimento sportivo sardo può fare di meglio per ricordare Giuliana Treleani.

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