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«Quei pionieri ci hanno indicato la strada»

«Quei pionieri ci hanno indicato la strada»

La campionessa cagliaritana Chiara Obino: «Ora sono cambiate attrezzature e conoscenze mediche»

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CAGLIARI. Quando Giuliana Treleani nel 1967 stabilì a Cuba il nuovo record senza respiratore scendendo alla profondità di 45 metri, lei non era ancora nata e l’apnea era ancora allo stato pioneristico. Chiara Obino, 44 anni, dentista, ha stabilito cinque anni fa nelle acque di Ustica il record mondiale di apnea in assetto costante con pinne, riportando il cartellino in superficie a - 81 metri: «Di Giuliana Treleani ho sentito solo parlare – dice – visto che era dell'epoca di Enzo Maiorca e Jacques Mayol. Allora, le attrezzature erano completamente diverse, come le pinne, la maschera e le mute, rispetto a quelle di oggi, e soprattutto erano diverse le conoscenze mediche. Loro facevano cose che la medicina non conosceva bene, vivendo dei periodi pioneristici. Noi siamo immensamente più performanti, oggi io scendo oltre 105 metri. Le misure sono cambiate in maniera molto significativa: oggi noi scendiamo a notevoli profondità grazie a loro che ci hanno aperto la strada».

Innamorata del mare, Chiara Obino sin da bambina ha vissuto in simbiosi con l'acqua nel Golfo degli angeli. «Riportavo insuperficie non solo sabbia o conchiglie, riemergevo dopo aver preso i polpi con le mani. Quando ero bambina, le scuole di apnea in Sardegna non esistevano ancora e il mio sogno si è avverato nel 2003, quando mi sono iscritta all’Apnea Academy di Umberto Pellizzari. Dopo aver concluso il corso, l'apnea ha iniziato a piacermi sempre più».

Due anni fa Chiara Obino ha conquistato la medaglia di bronzo ai campionati mondiali di apnea in assetto costante con pinne a Roatan in Honduras. L’atleta cagliaritana è scesa sul fondale sino a 85 metri, misura dichiarata e poi conquistata anche grazie a un tuffo perfetto. Quest'anno, dopo aver stabilito a Cefalù il nuovo record italiano, ha partecipato al Mondiale in Turchia. «Avevo scelto di fare i 103, il giorno in cui potevo vincere l’argento ho commesso un errore tecnico di compensazione che mi ha impedito di raggiungere la profondità dichiarata. Io pago tutte le difficoltà di un’atleta non professionista. Mentalmente non è facile sostenere tutto il carico delle difficoltà. Ma la passione non manca».

Sergio Casano

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