i capitani biancoblù
«Siamo fieri di essere d’esempio»
Devecchi, Arioli e Spanu: «Lo sport è un maestro di vita»
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SASSARI. «È importante capire che oltre a essere atleti professionisti possiamo mandare messaggi importanti: siamo ammirati dai ragazzi, sappiamo di avere una responsabilità». Jack Devecchi parla da capitano, affiancato agli altri due capitani delle squadre Dinamo, Cinzia Arioli e Claudio Spanu.
«Abbiamo iniziato questo percorso con la Fondazione con impegno e non era facile – ha raccontato Devecchi –, piano piano è diventato un valore acquisito per tutti quelli che arrivano qui. Abbiamo realizzato tante iniziative importanti, sono fiero di essere stato ambasciatore di tante iniziative e di aver coinvolto le squadre. I messaggi che sono arrivati durante questo incontro sono importanti, ci vuole passione e sacrificio: io credo nel lavoro, dietro tutto quello che c’è di bello ci sono ore e ore di impegno in palestra».
«La pallacanestro è la mia vita e dall’età di 6 anni – ha detto Arioli –, da quando ho cominciato a giocare la mia vita è ruotata intorno al basket: per perseguire gli obiettivi però servono la passione e il sacrificio. Arrivano anche i momenti difficili, non sempre il percorso è tutto rose e fiori: la vita di uno sportivo è spesso accompagnata dalle difficoltà ma fare della propria passione un lavoro è la cosa più bella che può capitare».
«Sono stato sfortunato ad avere quel brutto incidente – ha ricordato Spanu –, ma comunque lo ringrazio perché altrimenti non avrei mai incontrato il basket, che oggi è la mia vita e che mi ha aiutato a rialzarmi, anche se sto su una carrozzina. Mi sono allenato senza sosta, per perseguire il mio obiettivo. Ora guardo alle final eight di Eurolega, che disputeremo ad aprile: è questo il mio prossimo obiettivo». (a.si.)
«Abbiamo iniziato questo percorso con la Fondazione con impegno e non era facile – ha raccontato Devecchi –, piano piano è diventato un valore acquisito per tutti quelli che arrivano qui. Abbiamo realizzato tante iniziative importanti, sono fiero di essere stato ambasciatore di tante iniziative e di aver coinvolto le squadre. I messaggi che sono arrivati durante questo incontro sono importanti, ci vuole passione e sacrificio: io credo nel lavoro, dietro tutto quello che c’è di bello ci sono ore e ore di impegno in palestra».
«La pallacanestro è la mia vita e dall’età di 6 anni – ha detto Arioli –, da quando ho cominciato a giocare la mia vita è ruotata intorno al basket: per perseguire gli obiettivi però servono la passione e il sacrificio. Arrivano anche i momenti difficili, non sempre il percorso è tutto rose e fiori: la vita di uno sportivo è spesso accompagnata dalle difficoltà ma fare della propria passione un lavoro è la cosa più bella che può capitare».
«Sono stato sfortunato ad avere quel brutto incidente – ha ricordato Spanu –, ma comunque lo ringrazio perché altrimenti non avrei mai incontrato il basket, che oggi è la mia vita e che mi ha aiutato a rialzarmi, anche se sto su una carrozzina. Mi sono allenato senza sosta, per perseguire il mio obiettivo. Ora guardo alle final eight di Eurolega, che disputeremo ad aprile: è questo il mio prossimo obiettivo». (a.si.)
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