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«Che storia io mini Graziani contro superman Gigi Riva»

di Roberto Muretto
«Che storia io mini Graziani contro superman Gigi Riva»

L’ex centravanti del Torino a ruota libera al termine del girone d’andata «L’Inter la mia favorita per lo scudetto, Scamacca e Pobega sono talenti veri»

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CAGLIARI. Campione del mondo nel 1982. Ha indossato la maglia azzurra 64 volte realizzando 23 gol. È stato campione d'Italia col Torino, ha perso una finale di Coppa Campioni con la Roma, ai rigori contro il Liverpool. Francesco (Ciccio) Graziani, 69 anni, ora si gode la pensione. L'ex bomber granata non ha peli sulla lingua, è schietto, diretto nelle risposte e nei giudizi. Lo fa anche in questa intervista nella quale non risparmia frecciatine.

La serie A la diverte?

«Molto, avremmo pagato per vedere un torneo così. Non c’è niente di scontato».

Inter, Milan, Atalanta e Napoli si giocano lo scudetto?

«Nella mia griglia di partenza avevo messo l’Atalanta appena dietro. Gli ultimi passi falsi l'hanno allontanata dal vertice. Le altre se la giocano. La favorita è l'Inter, la squadra più solida».

Juventus, Lazio e Roma fuori dalla Champions League?

«I bianconeri hanno ancora qualche possibilità se continuano a fare risultati. Per le altre la vedo durissima».

Il Cagliari non decolla. Secondo lei perchè?

«Il calcio a volte è una materia strana. Se si vanno a vedere le qualità dei singoli, i sardi dovrebbero stare in un'altra posizione. L'Empoli, per esempio, ha 17 punti in più dei rossoblù ma una rosa qualitativamente inferiore. Il presidente Giulini parli con la squadra e faccia capire a tutti che non chiede ma pretende molto di più».

Mazzarri è l'uomo giusto?

«Un allenatore capace, ha esperienza. Finora non è riuscito ad incidere. Il suo compito è tirare fuori il massimo da ogni singolo. Fossi Giulini li convocherei tutti ad Assemini e resterei lì finchè non mi spiegano perchè le cose vanno così male. Li terrei in ufficio per giorni».

Il Cagliari è una squadra costruita male?

«Se devo basarmi sulle qualità dei giocatori, direi di no. Qualche volta nel calcio scattano meccanismi che non controlli. Faccio degli esempi: episodi che ti vanno contro, la vittoria che non arriva, errori che paghi sempre a caro prezzo. In questi casi prendi paura e non riesci a dare il meglio. Però resto della mia idea, i calciatori dovrebbero spiegare i motivi della crisi».

Dieci punti alla fine del girone di andata e sei lunghezze dal quart'ultimo posto. Sia sincero, quante chance salvezza ha la squadra sarda?

«Secondo me possono farcela. Devono fare la corsa su Spezia e Venezia».

Il Torino di Gigi Radice era una macchina perfetta?

«Nel calcio non esistono, posso dire che eravamo molto organizzati. Il mister diceva che lui era fortunato ad avere bravi calciatori. Tutti sapevamo dove stare e cosa fare».

Lei e Pulici, o meglio i gemelli del gol. Siete in contatto?

«Non ci siamo mai persi di vista. Ci sentiamo per gli auguri e per messaggio».

Una coppia di attaccanti che vi somiglia?

«Lukaku e Lautaro Martinez la scorsa stagione esprimevano la nostra stessa forza. Oggi forse Lautaro-Dzeko. In pochi giocano con due punte, gli allenatori hanno poco coraggio. Liedholm parlava e magnificava gli avversari, poi diceva: dipende da noi, se mettiamo in campo le nostre qualità, vinciamo noi».

Oggi tutti fanno il pressing, voi lo facevate già 45 anni fa?

«E bene. Ci muovevamo insieme, perchè se uno pressa e gli altri guardano è inutile. Il calcio ora è più veloce, i periodi sono completamente diversi. Oggi si fanno errori grossolani e si prendono gol assurdi. Ai nostri tempi avere un trequartista bravo era oro colato, adesso lo mandano in panchina. Quando la Fiorentina mi chiamò per allenare le ultime quattro partite, Baggio sembrava un corpo estraneo. Gli parlai e mi disse che lui non poteva correre dietro qualcuno, se mi spendo in questo faccio fatica a essere incisivo quando ho il pallone. Gli dissi che lo avrei multato se lo avessi visto nella nostra metà campo».

La Nazionale, ha avuto un calo fisiologico dopo l'Europeo?

«La storia dice questo. Nel girone di qualifazione al Mondiale pensavamo di passare per primi, ora è tosta. Sarebbe un controsenso se chi è campione d'Europa sta fuori dal Mondiale. Speriamo non succeda. Sono ottimista con un pizzico di riserva. Mancini è bravo, il gruppo unito, questo aspetto conta tanto. Mi faccia dire che gli inglesi sono presuntuosi, vincere a casa loro una soddisfazione enome».

Durissimo il girone della Nations League.

«Manifestazione che serve solo per far soldi. Così rovinano il calcio perchè si gioca troppo».

Ha un ricordo della partite giocate a Cagliari?

«In Coppa Italia con l'Arezzo, avevo 19 anni. Mi sono impressionato nel vedere Nenè, Gori, Riva, me li sono goduti in modo spettacolare anche se perdemmo 3-0. Nenè era una gazzella, Riva un superman e pensavo, questi sono troppo forti, io non giocherò mai in serie A. Lo stadio Amsicora era pieno. Nenè fece un cross in velocità, sbagliando, Riva lo rimprovera. Il brasiliano passa davanti alla nostra panchina e dice rivolto a Riva, a questo non gli va bene mai nulla. Dopo tre anni con Gigi siamo stati compagni di avventura in Nazionale».

Il suo rapporto con Riva.

«Per me è stato un giocatore fantastico, in tutti i sensi: nel gioco aereo, in acrobazia, forte fisicamente, gran tiro. Una volta mi chiamò per ringraziarmi per le parole dette su di lui. Io gli risposi così: io comincio e tu smetti, mi dispiace».

Lo sa che Barella ha cominciato nella scuola calcio intitolate a Gigi Riva?

«Nicolò è un campione e un ragazzo umile. Tra i migliori in Europa in quel ruolo».

Altri giovani interessanti?

«Pobega del Torino mi piace tanto. Scamacca ha le potenzialità per diventare un grande attaccante. Carboni del Cagliari ha margini di crescita».

Vuole può mandare un saluto a un amico sardo.

«Volentieri. Renato Copparoni è come sia mio fratello. Doveva essere uno dei portieri più forti calcio italiano, perchè non è successo non lo so spiegare. A 20 anni era già in A e in quegli anni era fuori dal normale. Siamo stati compagni di squadra al Torino. Gli mando un grande abbraccio. Lui è tifoso del Cagliari, spero che a fine stagione sia felice, vorrebbe dire che i sardi hanno raggiunto la salvezza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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