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Silenzio, parla Canzi «Adesso all’Olbia serve solo serenità»

di Paolo Ardovino
Silenzio, parla Canzi «Adesso all’Olbia serve solo serenità»

Serie C. Il club ritrova la parola, fa il bilancio e guarda avanti «Sono moderatamente soddisfatto, Ragatzu ci trascinerà»

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OLBIA. Il silenzio stampa si è concluso nella mattina di Santo Stefano, quando l’allenatore dell’Olbia Max Canzi è tornato a parlare con i giornalisti attraverso lo schermo. Terminato il 2021 sul campo col pareggio a Pistoia e un 10° posto in classifica nel girone B di serie C, il tecnico si dice «mediamente soddisfatto» e ripercorre gli ultimi mesi. Fatti di alti e bassi, rivoluzioni, protagonisti nel bene e nel male.

Bilancio di fine anno. Il grande tema è il cambio di modulo, dal 4-3-1-2 al 3-4-1-2 da cinque partite a questa parte. «Ci ha portato a essere più quadrati: in sostanza abbiamo aggiunto un difensore e tolto un centrocampista. Ma il peso offensivo è rimasto invariato. In 5 gare abbiamo subito 2 gol – evidenzia Canzi –, abbiamo raggiunto l’obbiettivo, perché quello delle troppe reti subite era ormai argomento di ogni conferenza e ogni riunione tecnica». L’attacco piuttosto sembra fare più fatica. L’allenatore olbiese non è troppo d’accordo: «I dati ci dicono che il numero di occasioni create non è assolutamente diminuito. Ero molto più preoccupato prima per la fase difensiva di quanto lo possa essere ora per quella offensiva. Gli attaccanti spesso vivono di ondate». In questo momento «sono moderatamente soddisfatto», e in effetti la classifica rivela un percorso in linea con le ambizioni da playoff. «Abbiamo sempre viaggiato sopra la media dello scorso anno, abbiamo 3 punti in più rispetto alla passata stagione e avendo perso più partite. Ma è anche vero che tante le potevamo vincere, sì, così com’è vero che altre che potevamo perdere non le abbiamo perse». Sostiene Canzi che l'Olbia è una squadra che ora ha un’identità e per continuare a fare bene deve ricaricarsi di «serenità». «Se ci si lascia prendere dall’ansia non si va da nessuna parte. Chiedo soprattutto serenità».

Nomi. Il tecnico si rifiuta di parlare di mercato, ma è chiaro che qualche ritocco servirà, se non altro perché «nel pre-campionato abbiamo disegnato con la società una squadra che doveva giocare in un determinato modo e ora gioca in un’altra maniera». Qualche casella vacante, specie sugli esterni di centrocampo, e giocatori da rivedere («ogni cambio ne avvantaggia alcuni e ne svantaggia altri»). Giandonato era perno inamovibile e ora, complici problemi fisici ma anche il nuovo centrocampo, è sceso nelle gerarchie: «In questi casi si dice squadra che vince non si tocca, ora è una macchina che va bene. Lui è stato fermo un po’, dà il massimo da play in un centrocampo a tre, ma sono convinto che anche a due, se sta bene, può adattarsi». Palesi ha reso poco: «anche lui ora è penalizzato, sicuramente può dare di più ma assicuro che sull’impegno è un ragazzo strepitoso». Ragatzu vive di luci e ombre: «Ha momenti in cui vince partite da solo e altri dove sembra di giocare in dieci, fortunatamente sono più i primi, ma è normale: è un talento. Lui vive di calcio, dagli un pallone e lo fai felice, molti colleghi pensano sia difficile allenarlo e invece è molto facile, ha sempre gran voglia. Non sono preoccupato, arriverà il momento in cui ci prenderà per mano e ci trascinerà».

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