Gabriella Branca: «Altro che sessismo al Li Punti sono a casa»
di Gianna Zazzara
Sassarese doc, 31 anni, è la fisioterapista della squadra «Un’esperienza bellissima, ormai siamo una famiglia»
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SASSARI. Una donna in panchina. Succede a Sassari, al Li punti, squadra che gioca nel campionato di Eccellenza. Gabriella Branca, 31 anni, di professione fisioterapista, si occupa dei muscoli dei calciatori. Durante le sessioni di allenamento (due volte la settimana) e durante le partite. Quando i “suoi” ragazzi si fanno male Gabriella, con la divisa d’ordinanza del Li Punti, scende in campo con la sacca e la borsa del ghiaccio e si prende cura di loro. «Massaggi di scarico, decontratturanti, tutto quello che serve per farli tornare in campo più forti di prima».
Un lavoro insolito per una donna.
«È quello che pensavo anch’io. L’anno scorso, quando un mio collega mi ha chiesto se ero interessata a diventare la fisioterapista del Li Punti, la prima cosa che gli ho chiesto è stata: “Sei sicuro che va bene anche una donna ?”. Invece ai dirigenti del Li punti una donna fisioterapista andava benissimo e questa è la prima sorpresa».
E la seconda?
«Mi sono ritrovata in un bell’ambiente, sia dal punto di vista professionale che umano. L’accoglienza è stata incredibile sia da parte della dirigenza che dei calciatori. Il Li Punti è la mia nuova famiglia».
È stato difficile essere accettata nel cerchio magico del calcio per una ragazza così giovane e carina?
«All’inizio qualche calciatore ha storto il muso (“che fa, mi massaggia lei?”) poi una volta rotto il ghiaccio si sono fidati e siamo diventati amici. Magari sono gli avversari a restare perlessi quando mi vedono seduta in panchina (“che ci fa una donna qui?”) poi, quando mi vedono scendere in campo a soccorrere i giocatori, capiscono e nessuno fiata più, c’è molto rispetto per la mia professione».
Nessuna difficoltà, quindi, nonostante il calcio sia visto tradizionalmente come un ambiente maschile?
«Anch’io sono rimasta piacevolmente sorpresa, nessun atteggiamento di sessismo. Due sono le cose, o la dirigenza del Li Punti è avanti anni luce oppure nel calcio il mito dell’uomo Alfa è tutta una questione di apparenza. I calciatori del Li punti mi considerano una di loro, mi sono abituata anche alle parolacce, basta tapparsi le orecchie. E poi le trasferte in autobus, ci divertiamo veramente tanto».
Cosa ne pensa il suo fidanzato?
«È molto orgoglioso della mia nuova professione “calcistica”, quando gli ho parlato della proposta era più entusiasta di me. Quando il Li Punti gioca in casa viene sempre a seguire le partite, è diventato anche lui un tifoso sfegatato della squadra».
Le piacerebbe continuare questa esperienza?
«Moltissimo, anche se la mia passione è il basket, sono una grande tifosa della Dinamo. Da quello che vedo, però, i team delle squadre di basket sono tutti rigorosamente maschili. Sarebbe ora che anche il basket si aprisse all’altra metà del mondo proprio come ha fatto il calcio».
Un lavoro insolito per una donna.
«È quello che pensavo anch’io. L’anno scorso, quando un mio collega mi ha chiesto se ero interessata a diventare la fisioterapista del Li Punti, la prima cosa che gli ho chiesto è stata: “Sei sicuro che va bene anche una donna ?”. Invece ai dirigenti del Li punti una donna fisioterapista andava benissimo e questa è la prima sorpresa».
E la seconda?
«Mi sono ritrovata in un bell’ambiente, sia dal punto di vista professionale che umano. L’accoglienza è stata incredibile sia da parte della dirigenza che dei calciatori. Il Li Punti è la mia nuova famiglia».
È stato difficile essere accettata nel cerchio magico del calcio per una ragazza così giovane e carina?
«All’inizio qualche calciatore ha storto il muso (“che fa, mi massaggia lei?”) poi una volta rotto il ghiaccio si sono fidati e siamo diventati amici. Magari sono gli avversari a restare perlessi quando mi vedono seduta in panchina (“che ci fa una donna qui?”) poi, quando mi vedono scendere in campo a soccorrere i giocatori, capiscono e nessuno fiata più, c’è molto rispetto per la mia professione».
Nessuna difficoltà, quindi, nonostante il calcio sia visto tradizionalmente come un ambiente maschile?
«Anch’io sono rimasta piacevolmente sorpresa, nessun atteggiamento di sessismo. Due sono le cose, o la dirigenza del Li Punti è avanti anni luce oppure nel calcio il mito dell’uomo Alfa è tutta una questione di apparenza. I calciatori del Li punti mi considerano una di loro, mi sono abituata anche alle parolacce, basta tapparsi le orecchie. E poi le trasferte in autobus, ci divertiamo veramente tanto».
Cosa ne pensa il suo fidanzato?
«È molto orgoglioso della mia nuova professione “calcistica”, quando gli ho parlato della proposta era più entusiasta di me. Quando il Li Punti gioca in casa viene sempre a seguire le partite, è diventato anche lui un tifoso sfegatato della squadra».
Le piacerebbe continuare questa esperienza?
«Moltissimo, anche se la mia passione è il basket, sono una grande tifosa della Dinamo. Da quello che vedo, però, i team delle squadre di basket sono tutti rigorosamente maschili. Sarebbe ora che anche il basket si aprisse all’altra metà del mondo proprio come ha fatto il calcio».
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