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«L’Olbia merita i playoff e avremo un nuovo stadio»

di Paolo Ardovino
«L’Olbia merita i playoff e avremo un nuovo stadio»

Il presidente dei bianchi parla a ruota libera del presente e del futuro del club «Siamo una realtà importante ma non ci viene dato il giusto riconoscimento»

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OLBIA. Le conferenze di inizio anno non sono sempre delle più divertenti, si fa il bilancio della metà stagione conclusa, due battute sul mercato, anche un po’ nebulose, e poi le aspettative per fine campionato. Tutto con fare istituzionale. Il patron dell’Olbia Alessandro Marino invece gioca a carte scoperte e ci prende gusto: ha l’ambizione del presidente di un club, ovvio, ma poi anche lo sguardo da allenatore – per i primi venti minuti parla quasi solo di moduli, ruoli e tattiche e tira le orecchie al Cagliari che si è accorto tardi di Altare - la sensibilità imprenditoriale, pensa a nuove infrastrutture e soci che possano creare un vero brand ad alti livelli; l’occhio esterno per riconoscere: «Olbia è un punto di riferimento ma il resto della Sardegna non la vede».

Presidente Marino, il rientro in campo è ancora posticipato al 22 gennaio, qual è la situazione attuale dal punto di vista sanitario?

«Quello che so, in qualità anche di consigliere federale, è che questa sospensione della Serie C è dovuta al picco dei contagi coinciso con gennaio e col periodo in cui tutti i club avrebbero dovuto fare le terze dosi. Comunque, il Comitato tecnico scientifico dice che i rinvii possono essere una soluzione, per me solo se si fermano a un paio di giornate: si tratta di partite rinviate, non solo slittate, se aumentano si altera il campionato. La riunione importante tra Cts, ministeri, presidente federale e di Lega Pro sarà mercoledì».

L’Olbia la scorsa settimana ha comunicato sei positività nel gruppo squadra, la situazione è variata?

«Per fortuna i positivi, quattro giocatori e due membri dello staff, non erano ancora entrati a contatto col gruppo e sono stati isolati. Intanto, i calciatori si sono tutti negativizzati. Oggi faremo un giro di tamponi, poi la nostra idea è sottoporre squadra e staff al tampone ogni 72 ore».

Adesso si parli realmente di calcio: mercato, girano voci insistenti su Udoh e Giandonato. Sono attendibili?

«Noi non vogliamo vendere nessuno e attualmente né io né il direttore sportivo abbiamo ricevuto alcuna richiesta. Al massimo, per questa sessione metto in conto 1-2 entrate ben ragionate. Nessuna cessione. La rosa è già lunga, 25 componenti, ma in questa situazione, tra infortuni normali e covid, credo che avere un gruppo leggermente più ampio possa essere intelligente».

La squadra oggi ha esigenze diverse dalla passata estate, tutto è riconducibile al cambio di modulo dal 4-3-1-2 al 3-4-1-2?

«Sì, ha portato variazioni di abbondanza in certi reparti. Serve capire se alcuni giocatori vanno tenuti in un ruolo o nell’altro, faccio l’esempio di Demarcus, molto duttile, utile come attaccante o quinto di centrocampo. Vorremmo partire con una coppia per ciascuna posizione».

Qualcuno ha giovato del nuovo assetto, Boccia su tutti, altri lo soffrono, come Giandonato e Palesi.

«Inevitabile con un cambio di modulo. Lo scorso anno anche La Rosa dal 3-5-2 alla difesa a 4 aveva smesso di giocare con continuità. Giandonato è fondamentale per noi in ogni situazione, questo sia chiaro. E poi, non è detto si giochi sempre così: il centrocampo può essere schierato in modo diverso. Non è retorica se dico che ora tutti si devono mettere a disposizione ed evidenzio l’importanza della duttilità. Palesi dovrà giocare un ruolo che ha sempre fatto La Rosa: essere un jolly per eccellenza, è un giocatore prezioso».

È vero che è stato lei a fare particolare pressing su Canzi per cambiare l’impostazione del gioco?

«L’ho fatto, non tanto sul cambiare ma sui tanti gol subiti, troppi per il valore dei giocatori. Dopo l’esperienza di questi anni, sapevo che la difesa a tre poteva essere la soluzione. È stato bravo il mister a spostare appena un elemento e non cambiare gli equilibri. Ora copriamo meglio il campo».

Biancu: è l’ombra del giocatore visto nella seconda parte della scorsa stagione. Pensa abbia influenzato anche la mancata permanenza al Cagliari dopo il ritiro fatto con rossoblù questa estate?

«No, la cronologia degli eventi non supporta la tesi: aveva iniziato bene segnando subito due gol, in società dicevamo già “ecco, a gennaio va in Serie B”, poi sono arrivate prestazioni frutto di un ennesimo infortunio. L’importanza tattica di Biancu è fondamentale. In fase di possesso, sì, siamo d’accordo che debba essere più propositivo».

Conferma l’obiettivo dei playoff anche oggi?

«Prima della stagione dissi sulla carta, 5 squadre sono più forti di tutte e altre 15 se la giocano. Oggi dico che quelle in alto sono 3-4, il Siena ha dimostrato di non essere tra quelle. Sarebbe contro logica pensare di non puntare ai playoff, forse solo il Modena ci ha messo davvero sotto. Ma dico: entrare nei playoff è una cosa, farlo arrivando più in alto possibile è ancora un’altra cosa».

Altare: finalmente anche il Cagliari si sta accorgendo delle sue doti?

«Non voglio fare la parte del predicatore, ma io l’avevo detto che poteva arrivare a quei palcoscenici. Il livello della serie A lo conosciamo, sappiamo i gap. Oltre ai giocatori che il Cagliari ci presta, adesso l’Olbia è in grado di selezionare giovani di valore. Quando Altare è venuto da noi non aveva mai giocato titolare in una prima squadra. Ecco, diciamo che mi sorprendevo del fatto che ancora non stesse giocando. A lui faccio pubblicamente i complimenti».

Se il Cagliari dovesse retrocedere, lei prevede conseguenze anche per l’Olbia?

«Non voglio rispondere, sono convinto non accadrà. In ogni caso, il Cagliari ora non ha per l’Olbia la stessa funzione di qualche anno fa: abbiamo una corsia preferenziale sui giocatori, certo, ma siamo più indipendenti. C'è stata crescita, a parità di budget non siamo più la squadra dei primi anni. Se continuiamo su questa scia possiamo ancora migliorare. E ci sono altri progetti per diventare grandi».

Parla del nuovo stadio?

«Siamo in una fase di attesa, è fondamentale la prima decisione: dove e con chi. Sto temporeggiando per fare in modo che diventi un’opzione concreta e fattibile, perché dopo non si può tornare indietro».

Sta cercando nuovi soci?

«Con qualcuno ho parlato, è una possibilità. Il club e la città sono visti molto bene. Ci sono vari soggetti per portare capitali e risorse, può essere una via di crescita».

Quanto è difficile trovare altre risorse?

«Non voglio creare un polverone, ma ci ha lasciato esterrefatti risultare esclusi dall’ultimo bando regionale di contributi alle società sportive. L’abbiamo presa come notizia molto grave, era l’unica possibilità di colmare il deficit della biglietteria, avevamo rendicontato circa 250 mila euro. Hanno ritenuto di estrometterci, anche se per noi il bando era chiaro ed eravamo dentro».

Olbia ha difficoltà a farsi sentire tra i grandi nello sport isolano?

«In qualche modo sì, non viene vista come dovrebbe. Rappresenta un terzo polo insieme al sud e al nord-ovest, ha squadre professionistiche, parlo in particolare del nostro caso».

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