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L’impresa di Sofia, discesa d’argento

L’impresa di Sofia, discesa d’argento

Olimpiadi invernali, la Goggia sul podio dopo l’infortunio di Cortina, Delago terza

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PECHINO. L'urlo liberatorio, dopo il taglio del traguardo, scarica via la tensione. Si piega, ha i bastoncini sotto le ascelle e bacia la telecamera. Per pochi minuti Sofia Goggia accarezza l'idea dell'oro, che poi sfugge via per soli 16 centesimi. Una smorfia di disappunto, ma poi emerge, prepotente, la gioia per un risultato straordinario a 23 giorni dal gravissimo infortunio al ginocchio: «una medaglia incredibile, ho dato tutto quello che potevo», dice a caldo. «È una medaglia d'argento del valore incommensurabile che sa quasi di platino», ha spiegato poi la sciatrice bergamasca come un fiume in piena, euforica per un miracolo compiuto in discesa libera sulla pista olimpica di Yanqing.

Perché non era affatto scontato che potesse partecipare ai Giochi di Pechino 2002, dopo il maledetto super G di Cortina del 23 gennaio. Nessuno avrebbe scommesso un centesimo, tranne lei, naturalmente. Dopo aver parlato con lo staff medico è stata concentrata a «lavorare per il recupero. Dovevo andare, dovevo essere lì, mi dicevo. I Giochi olimpici sono i sogni che diventano realtà e ci volevo essere a tutti i costi. Non importava arrivare prima, seconda o al decimo posto. Ci volevo essere».

Il medico della Fisi, Andrea Panzeri, è euforico («è stata grande) e il direttore tecnico, Gianluca Rulfi ha gridato al »miracolo di Sofia».

La Goggia ha mancato di un soffio il bis dell'oro di PyeongChang 2018, cedendo solo nella quinta frazione del tracciato. L'azzurra aveva all'ultimo intertempo un vantaggio di 18 centesimi sulla svizzera Corinne Suter, capace di ribaltare la situazione e di tagliare il traguardo con il tempo finale di 1:31.87, staccandola di 16 centesimi. «Mi ha mangiato nell'ultimo tratto. Non so bene cosa sia successo. Forse il vento, forse la fluidità dopo questo infortunio. Quando devo utilizzare le ginocchia e la mia posizione aerodimnamica mi manca un po’ di sensibilità perché fino all'altro giorno non riuscivo neanche a stare a uovo. Ha vinto la Suter, non posso che fare i complimenti».

La discesista azzurra, leader di Coppa del mondo di specialità, ha guidato la valanga rosa, visto che Nadia Delago ha colto il primo podio in carriera a 24 anni, un bronzo »nella gara più importante della mia vita». Mai due italiane erano salite sul podio olimpico della discesa,

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