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Cappai battuto dall'ucraino Nabuuev: "La guerra non è sul ring, ma fuori"

Gianna Zazzara
Cappai, a sinistra, durante l'incontro con l'ucraino Nabuuev
Cappai, a sinistra, durante l'incontro con l'ucraino Nabuuev

Il pugile sardo ai campionati europei under 22

24 marzo 2022
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SASSARI. Sul ring contro un ucraino. Patrick Cappai, agli Europei di pugilato under 22 in corso in Croazia, ha dovuto affrontare una doppia sfida, sportiva e politica. Il suo avversario ha portato sul quadrato l'incubo delle bombe e forse anche per questo ha vinto il combattimento: 3-2 ai punti.

Patrick ha superato la delusione?

«La sconfitta brucia ancora. È stato un combattimento equilibrato fino alla fine. Quando il giudice ha decretato la vittoria ai punti di Nabuuev anche il mio staff è rimasto stupito. Ero convinto di aver vinto, anche perché nella terza ripresa il mio avversario andava spesso a vuoto. Peccato, mi sarebbe piaciuto tornare a Quartu con una medaglia. Comunque sono felice per lui».

Pensare che il suo avversario rappresentava l'Ucraina l'ha resa più docile?

«Quando indossi i guantoni e sali sul ring devi pensare solo a vincere. Solo questo conta. Certo, poi è ovvio che siamo tutti molto preoccupati per quello che sta accadendo in Ucraina. Ed è ovvio che alle manifestazioni sportive ci sia una sensibilità particolare verso gli sportivi di quel paese. La federazione ucraina prima dell'incontro ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un appello per sostenere la loro squadra. I pugili ucraini, d'altra parte, stanno vivendo un momento durissimo. Quando è scoppiata la guerra eravamo tutti in Bulgaria per un torneo e loro da quel momento non sono più potuti rientrare a casa. Li ha accolti la Germania, sono tutti ragazzi come me e non posso neanche immaginare cosa stiano provando e quanto sia duro incrociare i guantoni quando le loro famiglie sono in Ucraina sotto le bombe. Di sicuro stanno combattendo anche per loro. Come sta facendo il sindaco-pugile di Kiev, Klitchko, ex campione mondiale dei pesi massini. È un mito per noi pugili».

In questo momento storico c'è molta più violenza fuori, nel mondo reale, che sul ring.

«Il pugilato non è quello sport violento che tutti pensano, è fatto di rispetto e regole, fuori e dentro il ring. Nulla a che vedere con quello cui stiamo assistendo da settimane. La Federazione internazionale di pugilato è stata tra le prime ad escludere gli atleti russi e bielorussi da tutte le competizioni e a cancellare gli eventi programmati in quei due paesi».

Patrick, lei è quattro volte campione italiano nella classe 52 chili, figlio e fratello d'arte, suo padre Fabrizio è stato campione italiano dei pesi piuma mentre Manuel si sta preparando per le Olimpiadi di Parigi. Progetti futuri?

«Boxare, boxare e ancora boxare. Questa sconfitta agli Europei è dura da superare ma la devo lasciare alle spalle e continuare a lavorare. Ora passerò nella categoria Elite e diventerà tutto più complicato. Ma io non mollo, l'ho già detto a papà».

C'è rivalità con suo fratello?

«Impossibile, Manuel è il mio mito. Ora gareggeremo nella stessa categoria, lo prenderò d'esempio».

Un sogno nel cassetto.

«Direi due. Innanzitutto vivere di boxe e poi che per questa guerra suoni davvero il gong».

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