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L’Italia campione in Spagna

Il Mundial '82: «E dopo il trionfo festa solo per noi»

Roberto Muretto
Falcao, Antognoni e Scirea in azione in Italia-Brasile 3-2 dell'82
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Falcao, Antognoni e Scirea in azione in Italia-Brasile 3-2 dell'82

Antognoni ricorda la vittoria del Mondiale in Spagna: «Uniti contro le critiche» «Il silenzio stampa, gli scherzi di Conti e Graziani, la flemma di Bearzot, Pertini»

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La sorte gli ha impedito di essere in campo nella finale contro la Germania. Giancarlo Antognoni quella partita l’ha vissuta da non protagonista, dopo aver dato un contributo importantissimo all’Italia per arrivare fino a Madrid. Antogno, come lo hanno sempre chiamato i tifosi della Fiorentina, la notte che ha preceduto la gara ha tormentato Ciccio Graziani che divideva la camera con lui. «Gli dicevo, io domani non ce la faccio e lui mi incoraggiava, vedrai che ti rimettono in sesto. Verso mezzanotte torno alla carica e gli dico, Ciccio domani non gioco. Lui stava leggendo un libro, alza gli occhi, mi guarda e mi risponde così: se non mi fai dormire non gioco nemmeno io».

Qual è la prima immagine che le proietta la memoria fotografica se dico Mondiale 19 82?

«Ricordo tutte le partite nei dettagli. Le altre cose un po' meno. In albergo è stata festa grande, abbiamo bevuto un po’ più del solito ma eravamo troppo felici. La cena è stata tra di noi, nessuno doveva salire sul carro dei vincitori col senno di poi».

La stampa è stata severa con voi all’inizio .

«Durante le prime tre partite non abbiamo fatto bene e le critiche ci stavano. Poi sono state dette cose fuori luogo, che non avevano niente a che fare col contesto. A quel punto ci siamo parlati e abbiamo deciso di fare silenzio stampa in modo spontaneo, come arma di difesa. Quella scelta ci ha dato una carica speciale, ha reso il gruppo ancora più compatto, siamo diventati protagonisti sul campo battendo squadre più forti di noi».

Giancarlo, il compagno con cui ha legato di più?

«Graziani, Galli, Massaro, con i quali anche oggi siamo in contatto. Ma anche con Paolo Rossi, col quale ci capivamo al volo, E Tardelli, Cabrini e Scirea».

Qual è il suo ricordo di Pablito?

«Nessuno sapeva niente della sua malattia. Nell’ultimo periodo non stava bene ma non sembrava niente di grave.La notizia della sua morte è stata una coltellata dalla quale ho fatto fatica a riprendermi. Sì, ho pianto e tanto. Paolo se n’è andato in sordina. Ricordo il sorriso, la disponibilità, la simpatia. Come giocatore non si discute. Ci ha fatto vincere il mondiale con le sue prodezze».

E di Bearzot?

«Un padre. Che ti aiutava sempre nei momenti non facili. È sempre stato coerente con le sue idee, ha tirato dritto per la sua strada. Era un po' testardo ma ha sempre fatto le scelte assumendosi le responsabilità. Il suo grande pregio era quello di non farsi condizionare da nessuno».

Chi erano i compagni più vivaci?

«I più caciaroni sicuramente Bruno Conti e Ciccio Graziani. Loro sapevano come tenere alto il morale del gruppo. Avevano sempre il secchio d’acqua pronto per il gavettone. A me un paio di volte lo hanno fatto da vestito. Arrabbiato? Assolutamente no, è stato piacevole perchè faceva un gran caldo».

In Spagna eravate blindati, quanto è stata dura?

«C’erano stati gli attentati e uscire dall’albergo era pericoloso. Qualche volta lo abbiamo fatto ma senza allontanarci troppo. Eravamo talmente concentrati sulle partite che non abbiamo avuto il tempo di pensare ad altro».

Oggi festeggiate il quarantennale di quell’impresa. L’emozione di quel trionfo è ancora forte.

«Ogni volta che rivedo una di quelle partite, che conosco tutte a memoria, è sempre una grande e nuova emozione. È piacevole fare un salto nel tempo di 40 anni, per noi e per gli italiani che hanno vissuto quei momenti. Quella vittoria ha avuto anche un significato sociale, sono sensazioni che ti restano dentro per sempre. Ogni volta che ne parlo capisco che abbiamo fatto qualcosa che anche tra cento anni non verrà dimenticata»

Un ricordo del presidente Sandro Pertini.

«Uno di noi. Lo scopone sull’aereo resta un’immagine indelebile e quando si è arrabbiato noi ci siamo guardati quasi increduli ma è stata una scena divertentissima. Ci ha messo a nostro agio da subito».

Il tragitto da Ciampino al Quirinale tra la folla.

«Infatti ci abbiamo messo quasi cinque ore per arrivare. Il vero Mondiale è stato in quel tragitto. Che bello vedere gli italiani felici che ci aspettavano per fare festa. In quell’istante ci siamo resi conto davvero di essere Campioni del mondo, ci siamo sentiti orgogliosi di essere italiani. Ci siamo commossi, io quasi volevo volevo scendere dal pullman e abbracciare tutti».

È in quei momenti che ci si rende conto di essere campioni del mondo?

«Sì, prima del rientro in Italia nessuno di noi aveva ancora realizzato cosa fosse successo. L'unico era il Presidente della Repubblica, Sandro Pertini che ci diceva: “Voi non vi rendete conto di cosa avete fatto per l'Italia”. Aveva ragione, ce ne saremmo accorti nei giorni seguenti».

Questa estate verrà a fare le vacanze in Sardegna?

«È la terza regione in cui ho passato più tempo, dopo l’Umbria dove sono nato e la Toscana dove ho giocato per tanti anni. Avevo la casa vicino a Porto Cervo, esattamente a Cala del Faro di fronte alla Maddalena. Mi piace la Sardegna, verrò a fare una settimana di ferie ma ancora non so quando. Io andavo a giugno e ai primi di luglio, si stava benissimo».

Con Gigi Riva che rapporto ha avuto?

«Lo conosco molto bene. Siamo stati avversari sul campo quando io ero agli inizi della carriera. Il primo gol in serie A l’ho segnato proprio contro il Cagliari di Riva. Poi l’ho incontrato a Coverciano quando lui era team manager della Nazionale. L'ho rivisto a Cagliari quando ero dirigente della Fiorentina partecipando a una premiazione. Lui resta un mito per noi. Attaccanti come Gigi non ne nascono tutti i giorni».

Un altro mondiale senza l’Italia, che effetto fa?

«Strano. Bisogna riflettere molto. Roberto Mancini è bravo, lo ha dimostrato vincendo l’Europeo. Per l’eliminazione dal Mondiale è in parte da giustificare. In Serie A ci sono sempre meno giocatori italiani e scegliere diventa difficile. Ma non c'è tempo da perdere: la qualificazione ai prossimi Europei va centrata. Senza scuse. Di sicuro il campionato del mondo senza gli azzurri è triste per i tifosi e per tutto il movimento calcistico».

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